Si chiama Xinhuanet Yudian ma è a tutti gli effetti un Libretto Rosso che parla. L’ha sviluppato Xinhua, l’agenzia di stampa statale: un’agente Ai «per apprendere, studiare e diffondere» il pensiero di Xi Jinping, il presidente della Repubblica popolare cinese. Al tempo dell’intelligenza artificiale anche la propaganda cambia forma, però gli obiettivi di fondo sono sempre gli stessi: divulgare e consolidare il culto della personalità del dittatore di turno.
Xinhua dirige il progetto sul piano editoriale e politico; il suo braccio digitale Xinhuanet – diviso in due controllate, ciascuna con funzioni specifiche – lo renderà operativo. Il gruppo investirà 1,1 miliardi di yuan, circa 162 milioni di dollari. L’orizzonte previsto è di quattro anni e mezzo, da luglio 2026 a dicembre 2030.
Un assistente conversazionale che risponde su notizie politiche e temi d’attualità: il modello funziona come un chatbot tradizionale (ad esempio, Claude o Chat Gpt). Lo potranno consultare cittadini, giornalisti e quadri di partito; oltre ad assolvere a funzioni di propaganda, è stato programmato per supportare burocrati e redattori nella verifica delle citazioni del presidente, valutandone precisione e coerenza con le fonti ufficiali. In sintesi Yudian non serve soltanto a promuovere le idee di Xi, ma anche a standardizzare il modo in cui funzionari, media, università e istituzioni lo citano e lo applicano. Tuttavia, si tratta di un’intelligenza artificiale agentica, che non si limita a rispondere a input, domande e istruzioni (in gergo tecnico, prompt): agisce proattivamente, distribuendo contenuti politici e notizie selezionate.
Yudian ha assimilato i discorsi, le formule ideologiche e le indicazioni dottrinali di Xi. È stato addestrato su «un corpus puro e pulito» di dati, come si legge nei documenti di Xinhuanet: un archivio gestito e alimentato dall’agenzia di stampa statale. Si tratta di un sistema antitetico rispetto ai modelli generalisti aperti, perché pesca da un bacino di informazioni filtrate e politicamente condizionate (non nel mare magnum del web). Non è ancora chiaro se verrà incorporato in un’app autonoma o nel sito di Xinhua, ma si prevedono installazioni ad hoc per soggetti pubblici o istituzionali.
L’iniziativa risponde a un obiettivo strategico e di lungo termine del partito comunista cinese: il controllo degli spazi digitali, per evitare che le informazioni circolino liberamente, soprattutto tra i più giovani. Il ceto dirigente aggiorna continuamente la propaganda ricorrendo a strumenti sempre più sofisticati, man mano che lo sviluppo tecnologico avanza e trasforma l’economia cinese.
Nel gennaio del 2019 il Pcc ha lanciato Xuexi Qiangguo, la prima app governativa ufficiale del Paese. Media occidentali (come Reuters o Wired) l’hanno descritta come un tentativo di digitalizzare la propaganda, mentre per l’esecutivo avrebbe dovuto facilitare e promuovere l’apprendimento del socialismo con caratteristiche cinesi, con un focus sull’interpretazione che ne ha dato l’attuale capo dello Stato. Infatti il nome del programma può essere tradotto in due modi: «studiare per rendere forte il Paese» o, attraverso un gioco di parole, «studiare Xi».

Mentre Xuexi Qiangguo si presentava come una piattaforma generalista, con un sistema a punti, consigli di lettura e format come «la frase del giorno», Yudian è un agente Ai con molti più compiti e maggiore potenziale: alla diffusione di notizie politicamente conformi alla linea del partito associa anche funzioni di sintesi, verifica e orientamento ideologico.
Cambiano le tecnologie, il concetto alla base è lo stesso. Il Pcc vuole parlare alle nuove generazioni e occupare ambienti digitali che sono in continua evoluzione: prima il web tradizionale, poi i chatbot e infine le Ia agentiche. Nel tentativo di chiudere l’ecosistema informativo cinese e impedire che filtrino informazioni dall’estero, un tema molto sensibile per la classe dirigente. È un approccio comune a diversi regimi autoritari: nel 2025 la Russia ha sviluppato Max, un’app di messaggistica governativa (il corrispettivo di WeChat in Cina), come alternativa a Whatsapp e Telegram, dopo che Putin ha rotto con il fondatore Pavel Durov.
Una traiettoria che va dal Libretto Rosso di Mao fino a Xinhua Yudian, passando per la nascita di Internet, gli smartphone e i primi chatbot Ia: il partito punta sulla tecnologia per consolidare il consenso e assicurare continuità al regime.








