«Ciao Vincenzo, ti voglio bene». Un saluto sussurrato, stretto in un abbraccio, che lega il giornalista della Rai Vincenzo Frenda ad Andrea Costanzo, padre di Chiara, una delle vittime dell’incendio di Capodanno 2026 nel locale Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Il gesto fotografa un rapporto delicato e profondo: quello tra un padre segnato dal lutto e l’uomo a cui ha scelto di affidare la propria testimonianza.
Frenda ha deciso di dedicare alla storia di Chiara la prima puntata della seconda stagione del suo podcast, In nome del figlio, prodotto dal Tg2 e presentato insieme a Costanzo lunedì 15 giugno nella Sala delle Colonne del Campus Luiss di viale Pola 12, a Roma. Gli episodi nascono da un’esigenza precisa: sopperire al vuoto di rappresentazione dei genitori che perdono un figlio o una figlia. Dopo la stagione iniziale, in cui Frenda ha intervistato famiglie coinvolte nei casi di cronaca nera più noti, come i genitori di Giulio Regeni e Gino Cecchettin, padre di Giulia, sono arrivate le testimonianze di storie meno conosciute, ma egualmente intime. Come racconta Costanzo, sono la delicatezza e il rispetto con cui Frenda tratta queste vicende a spingere le famiglie ad avvicinarsi al suo metodo: «Ho ricevuto richieste da tanti giornalisti, ma in lui ho trovato reale interesse e vicinanza. Ho sentito di potermi aprire: ha un approccio che consente di fidarsi».
«Questo podcast nasce dall’esigenza di raccontare le vittime e le loro famiglie dopo che i riflettori si spengono» spiega Frenda. «Nel mio lavoro da inviato per il Tg2 mi sono accorto che lo spazio di un servizio da un minuto e mezzo rischia di rimanere superficiale, mentre qui voglio andare fino in fondo». In primo piano ci sono le vittime, quelle che spesso nel panorama mediatico italiano sono annullate dalla spettacolarizzazione dei dettagli macabri e dalla lotteria sui presunti colpevoli. In nome del figlio si mette invece nei panni di chi rimane dopo la tragedia. «L’approccio è quello di sedersi senza pregiudizi sulla vicenda e ascoltare. Lo si fa scomponendo la storia, capendo qual è l’evoluzione del dolore di un papà e di una mamma, e che cosa rimane di un figlio dopo un evento di questo tipo».
Una dinamica intima, che ha bisogno di un rapporto di totale fiducia, come dimostra l’amicizia che ormai lega Frenda a Costanzo. «Andrea l’ho sentito il 3 gennaio di mattina, quando ancora Chiara non risultava fra le vittime. Ma lui lo aveva capito, perché nella lista dei dispersi c’erano solo ragazzi di sesso maschile, quindi Chiara era per forza morta. E quando me lo ha comunicato, ha subito iniziato a parlarmi di lei: lì ho capito che era la persona adatta per raccontare. Si emoziona ancora toccando certi punti, non per dimostrare una tesi, ma per fare in modo che sua figlia non venga dimenticata».
«Mi ha colpito molto il fatto che, dopo sei mesi, non riesca ancora a entrare nella stanza di Chiara: nonostante ricordi tantissime cose di lei, non vuole vedere neanche le foto. Abbiamo fatto l’intervista per la puntata del podcast nel suo salotto, a pochi metri dalla camera di sua figlia. Riaccende una memoria, fortissima, che per certi versi non riesce a toccare».
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