Un palco di luci soffuse, due ragazze che armonizzano nell’ultima fila della tribuna, mentre il cielo di Roma sfuma in un tramonto. È Una somma di piccole cose, come canta Niccolò Fabi in un suo brano del 2016, che apre il concerto all’Auditorium Parco della Musica del cantautore romano, terza data del suo tour estivo.
In una Cavea non sold out, con settori chiusi per i pochi biglietti venduti, è «la proverbiale allegria di queste canzoni», scherza, a unire un pubblico che si commuove, tiene il tempo, urla convinto quando parte il ritornello di Oriente. C’è tempo anche per una standing ovation, alla fine di Attesa e inaspettata, dedicata alla figlia Olivia, scomparsa nel 2010 a due anni.
«È una canzone che parlava di una nascita», spiega. «Qualche anno fa si è trasformata nel racconto di una perdita. Mi piace pensare che, in questa estate di rigenerazione, possa tornare al suo significato originario», aggiunge, prima di chiedere un applauso «ancora più forte, che possa raggiungere il cielo».
Al suo fianco alcuni musicisti che l’hanno accompagnato in diversi momenti della sua carriera: il chitarrista Roberto Angelini, ma anche Cesare Augusto Giorgini e Giulio Cannavale, che hanno partecipato alla scrittura del suo ultimo album, Libertà negli occhi, uscito nel 2025.
«Credo di aver scritto sempre canzoni in situazioni in cui ero a un bivio», dice introducendo il momento acustico della serata. Solo sul palco, camicia bianca, un cappello e una chitarra su cui suona Al cuore gentile, secondo singolo del nuovo disco. «I miei pezzi», continua, «sono come fiaccole romane a una festa d’estate che indicano una via, li riguardo dopo e so dove volevo andare».
La scaletta prosegue con i brani più conosciuti di Una somma di piccole cose, l’unico album di Fabi ad aver raggiunto la prima posizione in classifica. «È durata una settimana, ma è stata una settimana indimenticabile», dice con autoironia. Prima la forza del lasciare andare di Vince chi molla, poi la dolcezza di Una mano sugli occhi: «È un lavoro che mi ha cambiato la vita, l’ho scritto da solo in campagna, da lì in avanti mi sono sentito più libero».
Nel parterre, dove tutti sono stati seduti per ore, la liberazione arriva nel finale. Ci si alza in piedi, i fan, «tanti degli anni ‘90», come nota Fabi, cercano un contatto con lui e dimostrano che forse per il cantautorato italiano «esiste un futuro», per citare il finale di L’amore capita. Un futuro in cui anche Lasciarsi un giorno a Roma fa meno male.







