Il Salone Margherita è all’asta. Il famoso teatro di cabaret romano dell’Ottocento è in vendita. Banca d’Italia, oggi proprietaria, ha fissato la base di partenza a cinque milioni di euro. L’attore Pier Francesco Pingitore, protagonista di quel luogo per cinquantatré anni, ha raccontato a Zeta: «Un teatro glorioso, importante dal punto di vista architettonico perché è il miglior esempio di puro liberty che si trova in Italia, forse addirittura in Europa».
Il salone è stato inaugurato nel 1898 come café-chantant, un tipo di locale molto popolare nella Francia dell’epoca, dove si beveva e si chiacchierava mentre sul palco si alternavano numeri dal vivo: canzoni leggere, macchiette, comicità e ballo. Il nome omaggiava la regina Margherita di Savoia, portando prestigio al locale affermatosi durante la Belle Époque: «un teatro di varietà, che poteva ospitare canzonettiste come la Bella Autero, Lina Cavalieri e Maria Campi», continua Pingitore. Si tratta di interpreti famosissimi nel teatro leggero italiano e internazionale del tempo. Nel 1921 accoglieva uno spettacolo di varietà di Filippo Tommaso Marinetti, il poeta e scrittore fondatore del movimento futurista.

Il teatro è rimasto al centro della vita culturale e della comicità romana fino al secondo dopoguerra, quando il successo del cinematografo e della televisione ha portato a una trasformazione. «Questa sala così gloriosa era stata adibita a cinema d’essai». Poi l’arrivo della compagnia del Bagaglino, guidata da Pier Francesco Pingitore, ha riportato il teatro di varietà: «Noi abbiamo fatto la proposta di subentrare nella gestione. Ci siamo dati da fare in maniera totale e abbiamo buttato lì tutte le nostre energie, tutte le nostre possibilità e capacità. All’inaugurazione è venuta tutta Roma e da allora, spettacolo dopo spettacolo, il Salone Margherita ha ripreso il suo fulgore». Grazie al Bagaglino il teatro era approdato sul piccolo schermo, prima sulla Rai e poi su Mediaset. Era conosciuto in tutta Italia: «ai tempi dei fasti televisivi c’erano 10, 12, 14 milioni di spettatori per puntata». Gli spettacoli sono andati avanti per 53 anni, hanno fatto satira e imitazione dei più importanti personaggi politici italiani e hanno ottenuto grandi successi di pubblico, ma anche accuse di volgarità e di faziosità politica.
«Nel 2020 il teatro è stato chiuso per via del covid ma il brutto è che non ha mai più riaperto. Sono sei anni che è sottratto al pubblico romano». Già nel 2010 la struttura è stata inclusa da Banca d’Italia nella lista di immobili da alienare e nel 2020 la società che gestiva il teatro lo ha restituito alla proprietà. La sala romana ha ospitato iniziative culturali, come la mostra Opere in scena del 2021, ma non ha più riaperto agli spettacoli. Dopo alcune trattative fallite affidate a consulenti immobiliari privati, Banca d’Italia ha deciso di gestire direttamente la vendita e ha diffuso un avviso pubblico, mettendo la struttura all’asta.
L’eventuale acquirente sarà tenuto a rispettare i vincoli architettonici dell’edificio, dichiarato di «interesse particolarmente rilevante» dal ministero dei beni culturali. L’autorizzazione alla vendita è subordinata a una condizione: l’immobile dovrà essere destinato esclusivamente ad attività teatrale. I potenziali acquirenti hanno tempo fino al 26 aprile 2026 per manifestare un interesse; sarà poi Banca d’Italia a valutare gli offerenti entro giugno. Mancano ancora diversi mesi per capire il destino di un simbolo della cultura romana e italiana.








