No Kings riempie l’ex Mattatoio: musica, protesta e migliaia sotto al palco contro la guerra

Alla Città dell’Altra Economia, negli spazi dell’ex mattatoio, Ditonellapiaga si ferma tra il pubblico prima di salire sul palco: si abbassa per abbracciare alcuni bambini, scatta foto e firma autografi. È arrivata per il concerto promosso dalla rete No Kings, in corso nell’area all’aperto. «Anche se nei testi non parliamo di questi temi, è giusto che la nostra voce si faccia strumento per i momenti di protesta, in un momento delicato contro governi autoritari. La mia musica non c’entra niente tematicamente (ride, ndr), ma con la mia presenza e personalità ci sono».

Superato un corridoio decorato da murales (tra cui uno dedicato a Totti e richiami alla libertà) e un laboratorio di ceramica, si apre lo spazio del palco. Dalle prime ore del tramonto, nonostante il vento gelido, migliaia di persone (secondo stime ufficiose delle forze dell’ordine) cantano e ballano.

L’atmosfera si costruisce brano dopo brano: il pubblico canta a memoria le canzoni degli artisti più noti, mentre ascolta con curiosità quelli meno conosciuti, lasciandosi guidare da un’alternanza continua di ritmi e linguaggi. Si passa dai momenti più energici, come quelli degli Assalti Frontali, in cui la folla salta e canta a squarciagola, a passaggi più distesi, vicini alle sonorità reggae degli Africa Unite, dove ci si muove con calma, quasi ondeggiando. La stessa energia attraversa anche gli spazi laterali: nelle file tra gli stand si cammina lentamente, ci si saluta, si scambiano parole con naturalezza. All’ingresso, tra QR code e offerte, l’accoglienza è pacata ma piena di entusiasmo.

Sul palco si alternano Assalti Frontali, Daniele Silvestri, Sabina Guzzanti, Modena City Ramblers, Willie Peyote, Gemitaiz, Giancane, Rancore e molti altri.

Alla sinistra del palco, il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, conversa con addetti ai lavori e partecipanti, qualcuno spinto dall’entusiasmo del momento, accenna scherzando:« quasi mi iscrivo alla CGIL» . Poi prende posizione sul contesto internazionale e sul significato della presenza in piazza: «Credo sia importantissimo essere qui: c’è un messaggio molto forte contro la guerra e per la pace. Stiamo vivendo una fase in cui una cultura autoritaria sta sostituendo il diritto con la forza e mette al centro il profitto e il mercato, invece della persona e della giustizia sociale. La giornata di domani rappresenta un messaggio internazionale importante: la maggior parte delle persone non è disposta ad accettare questa regressione culturale. C’è una richiesta chiara di fermare la guerra, che sta peggiorando le condizioni di vita e di lavoro». Poi il ragionamento si sposta sul piano sociale e sul ruolo delle organizzazioni: «È essenziale riaffermare la centralità del lavoro, che permette alle persone di vivere con dignità. Oggi tutto questo viene messo in discussione: questo modello sociale va cambiato. È molto importante vedere così tanti giovani protagonisti. Le organizzazioni devono avere l’umiltà di ascoltare questa domanda di cambiamento. Da soli non si va da nessuna parte: solo insieme possiamo cambiare questo modello».

Dietro le quinte del concerto, il lavoro dei volontari tiene in piedi l’intera macchina organizzativa. Simone e Alessandro della cooperativa Chiringuito Libre raccontano: «Da una parte è volontariato, qualcosa che avremmo fatto comunque. Ma c’è una spinta in più, legata alla causa. Le postazioni bar e tutta la logistica sono gestite da volontari, molti arrivati da tutta Italia, anche dopo cinque o sei ore di viaggio. Non è impossibile organizzare gratuitamente un evento così, ma è molto complicato».

Nel backstage, Sabina Guzzanti commenta con entusiasmo e ironia: «È stupendo essere qui, pieno di gente, tanti giovani: è esaltante. È stata una settimana meravigliosa, anche commovente. Andrebbe riconosciuto il comico Pucci, che ha detto no a Sanremo (ride, ndr), se n’è andato da solo, senza che nessuno lo cacciasse. Ha dato un po’ la linea: aiutiamoci a casa nostra. Se Giorgia Meloni facesse lo stesso, se ogni volta che qualcuno nel governo fa una sciocchezza lo mandasse via, ci riprenderemo il Paese in pochi minuti».

Intanto Danno dei Colle Der Fomento sottolinea il ruolo della musica: «Abbiamo sempre espresso le nostre opinioni attraverso la musica: è la nostra arma. In tempi come questi, in cui dobbiamo difenderci, noi lo facciamo così».

Poco distante, Giancane racconta l’atmosfera: «Sono qui al No Kings per fare un concerto contro tutti i re, sono contentissimo. Domani c’è il corteo, alle 14: mi raccomando, andateci. C’è un sacco di gente che dice no, e questo ‘no’ sta andando alla grande (ride, ndr)».

Sul lato destro del palco, Roberto Zeno riflette sul senso della partecipazione: «È importante essere qui e condividere. Non sono solo le piazze: anche chi sta sul palco deve condividere le stesse emozioni e ideali». «Chi partecipa non è obbligato: lo fa perché ci crede. Ed è questo che rende tutto meraviglioso».

A fotografare il momento è anche Willie Peyote: «In questo momento i Modena stanno cantando “Bella ciao”, quindi la situazione si racconta da sola. Sono fiero di essere qui e di farmi sentire». Dutch Nazari riprende le dichiarazioni del collega di Torino dicendo: “per quanto mi riguarda volevo ringraziare per quest’occasione, sta iniziando una guerra e l’Italia, attraverso il Governo in carica, rischia di essere complice, per questo è molto importante esserci oggi”.

Sul significato politico interviene anche Luca Blasi, della rete NoKings: «Oggi siamo migliaia, ed è un segnale di grande convergenza: centri sociali, sindacati, associazioni per i diritti umani, realtà del welfare e trans femministe. È un nuovo modo di stare insieme. Agiamo come un’intelligenza collettiva. Non vogliamo essere soldati di nessuna guerra: vogliamo rispondere insieme al futuro che ci stanno preparando».

Artisti, organizzatori e partecipanti hanno scelto le loro canzoni di protesta, componendo una playlist che attraversa generazioni e linguaggi. Ditonellapiaga indica Che fastidio, mentre Maurizio Landini sceglie A muso duro di Pierangelo Bertoli. Sabina Guzzanti cita Inno alla rivolta dei Montelupo, e Roberto Zeno richiama Bella ciao. Per Danno la scelta è Com’è profondo il mare di Lucio Dalla, mentre Giancane punta su Vecchi di merda. Willie Peyote indica A bocca chiusa di Daniele Silvestri, Dutch Nazari propone A mano a mano di Riccardo Cocciante (in versione cover per il concerto), mentre Luca Blasi sceglie Fanculo ci siamo anche noi degli Assalti Frontali. Raffaella Molini guarda a People Have the Power di Patti Smith. Sotto il palco, Eleonora e Bryan indicano Renegades, album dei Rage Against the Machine.

Raccontano di essere arrivati dal primo pomeriggio per assicurarsi il posto sotto al palco. Davanti a loro, file di persone si estendono tra gli stand fino all’ingresso, dove QR code e scatole per le offerte sostengono l’organizzazione. Dopo il live di Willie Peyote, tra risate e stanchezza, commentano: «Ci siamo divertiti moltissimo, domani sicuramente saremo al corteo».

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