L’odore di sale e gasolio, il suono delle trombe e le voci che intonano «Free, free, Palestine!» riempiono il porto di Augusta. Il vento dispiega le bandiere palestinesi appese alle sartie di centinaia di barche a vela. Una figura sembra tenere d’occhio la situazione: è una ragazza dalla carnagione olivastra con in testa una kefiah, il tradizionale copricapo arabo diventato simbolo della resistenza all’occupazione israeliana. È il volto dipinto sulla fiancata di Furleto, uno dei natanti che il 26 aprile 2026 ha lasciato le coste siciliane per dirigersi verso la Striscia di Gaza per la nuova missione della Global Sumud Flotilla (Gsf), allo scopo di consegnare aiuti umanitari alla popolazione gazawi.
«Il nostro obiettivo è riportare l’attenzione mediatica sulle sofferenze della popolazione palestinese e ricordare al mondo che il diritto internazionale conta ancora qualcosa», spiega a Zeta Tony La Piccirella, skipper calabrese e membro del direttivo di Gsf. Per lui è il terzo tentativo di raggiungere Gaza via mare e rompere il blocco navale imposto da Israele, che rende impossibile l’arrivo di qualsiasi bene nella Striscia. In entrambi i casi, l’imbarcazione sulla quale viaggiava è stata intercettata in acque internazionali dalle Forze di difesa israeliane (Idf) e gli attivisti a bordo sono stati arrestati. «Lo scorso ottobre sono stata detenuto per giorni», racconta ripensando alla sua esperienza nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev: «Dalla mia cella riuscivo a sentire i bombardamenti in lontananza e i caccia che passavano. È quel ricordo che mi spinge a ripartire».
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La partenza
Nei giorni scorsi si sono radunate nel porto di Augusta, in provincia di Siracusa, più di 80 barche. Nella notte tra il 22 e il 23 aprile ne sono arrivate 38 da Barcellona, a cui si aggiungono quelle della missione italiana. La partenza – inizialmente prevista per il 25 aprile – è stata rimandata per via delle condizioni meteo. Per salpare si attendeva il mare più favorevole e il tempo di effettuare piccole riparazioni per sistemare al meglio tutte le barche.

Nell’attesa e nel fermento per l’avvio della missione siciliana si è svolta una festa, a Marina di Siracusa. All’evento, che ha lanciato la nuova iniziativa di Global Sumud Flotilla, hanno partecipato personalità importanti del movimento e molti di coloro che hanno scelto di imbarcarsi.
Tra questi Yazan Eissa, palestinese in esilio, che ha dichiarato: «Le difficoltà che incontreremo lungo il percorso non saranno neanche la metà di quelle che vive un palestinese in una giornata a Gaza». Yazan è residente in Germania da diversi anni, ma oggi non ha un luogo di appartenenza: «Vivo ovunque vadano le barche, sostengo la Flotilla in ogni modo possibile». In viaggio porterà un oggetto speciale: «È la kefiah che apparteneva a mio nonno, espulso e sfollato dalla Palestina nel 1948. La portava sempre con sé e prima che morisse in Siria l’ha data a mia nonna, che l’ha data al suo figlio preferito, mio zio. Prima che morisse gliel’ho presa e ora deve tornare a Gaza: appartiene a quel luogo».









