L’Europarlamento rilancia: «Lo stupro va definito dal consenso»

Approvata a Strasburgo una risoluzione per una legislazione comune. Scuderi: «Troppe vittime inascoltate»

Il Parlamento europeo chiede alla Commissione di fare un passo ulteriore nel contrasto alla violenza sessuale e di presentare una proposta legislativa comune sullo stupro fondata sul consenso. La richiesta è passata martedì 28 aprile nel corso della plenaria a Strasburgo con 447 voti favorevoli, in una risoluzione che punta ad allineare le norme dei 27 Stati membri e a colmare il vuoto lasciato dalla direttiva europea contro la violenza sulle donne approvata nel 2024, che non ha incluso questa definizione.

Per l’Eurocamera il reato deve essere definito a partire dall’assenza di consenso, e non solo dalla prova della minaccia o della resistenza fisica. Soprattutto, stabilisce che il silenzio e il mancato rifiuto esplicito della vittima non possono valere come assenso. La commissione per i diritti della donna e l’uguaglianza di genere (FEMM) e quella per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE), che hanno promosso la risoluzione, chiedono che la norma valga anche in ambito digitale, dove si moltiplicano pratiche che normalizzano l’assenza di consenso, dalle piattaforme sessiste ai gruppi online in cui vengono condivise immagini di donne senza autorizzazione.

«Un fenomeno che rende ancora più urgente un cambiamento normativo che diventi poi culturale», dichiara a Zeta Benedetta Scuderi, eurodeputata di Europa Verde e componente della commissione FEMM. «Questa discussione è importante anche in Italia», spiega, ricordando che il Parlamento italiano era inizialmente andato nella direzione del consenso per poi tornare indietro con una modifica avanzata dalla senatrice Giulia Bongiorno, che ora punta invece sul dimostrare la «volontà contraria» della vittima. «Il dissenso non sempre si riesce a dare, e moltissime vittime per questo motivo rimangono inascoltate, o addirittura neanche denunciano», afferma Scuderi. «Con il digitale il rischio è ancora maggiore», osserva, richiamando i gruppi online in cui uomini insegnano ad altri uomini modalità con cui perpetrare le violenze, e casi di immagini di donne e persone famose sessualizzate senza autorizzazione, anche con la pratica dei deepfake.

La richiesta arriva dopo lo stallo del 2024, quando nella direttiva contro la violenza di genere la definizione di stupro era stata espunta nel passaggio al Consiglio per dubbi sulla base giuridica. Oggi l’Eurocamera rilancia, sostenendo che esistono già i presupposti nei trattati per intervenire e ricordando che la Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Ue nel 2023, considera centrale il consenso affermativo. Le relatrici del testo, Evin Incir e Joanna Scheuring-Wielgus, rivendicano il voto come un segnale politico forte, perché «con la legislazione c’è un cambio di società».

Il prossimo passaggio è nelle mani dell’esecutivo europeo: la Commissione dovrà decidere se trasformare la richiesta dell’Aula in una proposta legislativa, dando inizio ad un nuovo iter tra Parlamento e Consiglio.

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