Oltre l’Italia dello zero virgola

In un convegno a Palazzo Madama i riformisti del PD propongono nuova strategia di politica economica

«Il governo sta trascurando una grande questione nazionale che è la crescita economica del nostro paese, o meglio l’assenza della crescita»: con queste parole la deputata Lia Quartapelle ha scelto di aprire, mercoledì 28 aprile, il convegno “Tornare a crescere, oltre l’Italia dello zero virgola“, organizzato dai Riformisti del PD, corrente del partito di cui fa parte, nella sala caduti di Nassiriya a Palazzo Madama, sede del Senato.

Al centro del confronto, presentato come un «momento di riflessione e di proposta», l’individuazione di un’agenda di politica economica alternativa a quella dell’esecutivo Meloni che, secondo Quartapelle, «sul tema ha deciso di chiudere gli occhi, preferendo soffermarsi su questioni secondarie come le improbabili discussioni sulla sospensione del PNNR». 

I dati individuano un quadro preciso: con un PIL che dal 2000 ad oggi è cresciuto di circa il 6%, l’economia italiana è in stagnazione da oltre vent’anni. Una situazione che, come ribadito dalla deputata del PD: «Non ha eguali in nessun altro paese, né del G7, né dell’Unione Europea».

È per questo che, secondo Quartapelle, serve una «chiara strategia di politica economica». Per i relatori è prioritario occuparsi del potere d’acquisto delle famiglie e, soprattutto, del ceto medio.  «I salari sono una variabile fondamentale per determinare il benessere di un paese», ha detto Marco Leonardi, professore di economia all’Università Statale di Milano. «Il potere d’acquisto è diminuito rispetto a cinque anni fa, a causa dell’inflazione». Inflazione che, secondo Leonardi, produce anche un effetto perverso sul fisco: «Rende la gente più povera, ma fa sì che paghi più tasse».

Per il senatore Antonio Misiani il dato più preoccupante è che «l’economia del paese ristagni nonostante i duecento miliardi di investimenti del PNRR». Con quest’ultimo che termina quest’anno, l’attenzione è puntata sul 2027: «Bisogna chiedersi cosa succederà. Anche perché a quel punto peseranno anche le conseguenze della crisi energetica». Una delle possibili risposte, che secondo il Senatore è anche la sfida del centro sinistra, passa attraverso il dare vita a «un nuovo contratto sociale, imperniato sul salario minimo e mirato a proteggere i salari dall’inflazione».

Una sfida che, per Giorgio Gori, europarlamentare del PD, va affrontata anche in una cornice europea: «E’ indicativo che tra le venticinque imprese meglio valutate al mondo, una sola sia europea».  Tornando all’Italia, secondo Gori è necessario «che nel delineare una strategia per la crescita economica il governo non corra dietro alle piccole emergenze del giorno, ma guardi ai fondamentali dell’economia italiana».

A chiusura dell’incontro anche la deputata Lia Quartapelle è tornata a contestare l’azione dell’esecutivo che, nella sua visione, «sta contribuendo alla debolezza dell’Italia».Sulla possibilità, di cui si discute in questi giorni, che la maggioranza scelga di sospendere il Patto di stabilità e crescita, Quartapelle, a margine dell’incontro, ha dichiarato a Zeta: «Non è il modo in cui si affronta un tema come quello che abbiamo posto, che è quello della crescita. Il governo non può pensare di affrontare anche solo la questione della dipendenza energetica, sospendendo il patto. Quello che imputiamo al governo è l’assenza di una strategia sui numeri e su sui tanti aspetti di fragilità dell’economia italiana».

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