Il tessuto stradale di Roma non è un semplice reticolo di asfalto, ma un palcoscenico complesso in cui abitudini radicate e distorsioni cognitive si scontrano ogni giorno. In un ecosistema dominato dall’automobile, la violenza stradale è diventata un fenomeno normalizzato. Per promuovere una guida più responsabile, la Consulta Capitolina per la Sicurezza Stradale, in collaborazione con Roma Mobilità, ha lanciato Attraverso Roma, campagna di sensibilizzazione affidata all’attivista e videomaker Loreto Valente. «L’intenzione è porre l’attenzione sui rischi che si corrono attraversando la strada a Roma», spiega.
L’urgenza di un intervento comunicativo emerge anche dai dati. Secondo il Rapporto Mobilità di Roma Capitale 2025, gli incidenti con investimento di pedoni a Roma sono stati 2.026, mentre i decessi hanno raggiunto quota 49. Le statistiche mostrano inoltre che gli over 65 rappresentano la fascia più vulnerabile: nel 2024 il 49% dei pedoni morti a Roma aveva più di 65 anni, così come il 27% dei feriti. La campagna insiste su questo aspetto: «Con l’età si perde fluidità nei movimenti. Serve più tempo per attraversare sulle strisce. Le persone anziane guardano spesso a terra, hanno paura di inciampare. Per questo bisogna essere ancora più prudenti», afferma Valente nell’ultima puntata della serie.
Analizzando i contenuti di Attraverso Roma, emerge subito l’assenza di un tono moralistico o accusatorio. La campagna sceglie l’ironia per smontare i luoghi comuni con cui molti automobilisti descrivono i pedoni. Una scelta precisa. «Entrare a gamba tesa con la moralizzazione dentro un pensiero dominante rischierebbe di chiudere completamente l’ascolto», osserva Valente.
Il videomaker aggiunge: «Chi guida sente il bisogno di autoassolversi attribuendo la colpa agli altri, convincendosi che i pedoni si buttino all’improvviso». La velocità e la visuale compromessa dalle auto in sosta vietata alterano la percezione dall’abitacolo, trasformando un passante prudente in un “kamikaze” agli occhi dell’automobilista. «Non c’è visibilità piena delle strisce: ci sono sempre auto parcheggiate fino all’orlo, spesso anche in doppia fila. Chi arriva in automobile vede una persona solo all’ultimo momento», spiega Valente. L’ironia usata nei video funziona quindi come leva narrativa: accoglie le difese psicologiche del conducente per poi smontarle con la logica.

Secondo Valente, questo approccio è indispensabile in un Paese in cui, secondo l’Ocse, il 35% degli adulti fatica a comprendere e valutare criticamente testi o concetti complessi, diventando più esposto a populismi e fake news, come il mito secondo cui “andare a 30 km/h inquina di più”.
La distribuzione dei dieci episodi non si è fermata ai social network, ma ha raggiunto gli schermi delle metropolitane romane e le televisioni locali. Resta però aperta la questione dell’efficacia rispetto al target principale, gli automobilisti. «Chi va in metro guida poco», osserva il videomaker. L’obiettivo resta quello di ricordare che la strada è uno spazio condiviso, perché «dopotutto attraversi anche tu».
Il progetto, nato all’interno della Consulta Cittadina per la Sicurezza Stradale, ha ricevuto il supporto tecnico di Roma Servizi per la Mobilità. La collaborazione con il Campidoglio ha però evidenziato anche i limiti strutturali dell’amministrazione. La carenza di organico della Polizia Locale impedisce di affiancare alla campagna un presidio costante degli attraversamenti, trasformando la persuasione nella “certezza della sanzione”. «Fare una campagna che invita alla responsabilità sulle strisce pedonali senza coinvolgere chi deve far rispettare le regole rischia di svuotare il messaggio», sostiene Valente. Allo stesso tempo, riconosce all’amministrazione il merito di essersi esposta pubblicamente pur consapevole delle critiche legate alla mancanza di strumenti adeguati.
Dal 15 gennaio 2026 la Ztl del Centro Storico di Roma è diventata una Zona 30, con limite di velocità esteso a tutte le strade dell’area. La misura punta a ridurre la mortalità stradale, strettamente legata alla velocità dei veicoli. Pur giudicando positiva la direzione intrapresa, Valente sottolinea alcune criticità legate alla ricezione politica della misura: «In Italia le opposizioni cercano spesso consenso strumentalizzando i disagi provocati dai cambiamenti». Alcuni descrivono la Zona 30 come un sistema pensato “per fare multe e rubare soldi”. Una lettura che Valente contesta: «Le sanzioni diminuiscono se aumenta la prudenza alla guida». E aggiunge: «Servono politici capaci di gestire critiche e ostacoli, perché i risultati di restrizioni e divieti arrivano nel lungo periodo».
Misurare l’impatto concreto della campagna richiederà anni e un cambiamento culturale profondo. Nel breve periodo, però, i dati dei social restituiscono un riscontro che Valente definisce positivo, pur senza numeri particolarmente elevati. Secondo il videomaker, il carattere istituzionale della comunicazione ha limitato l’uso di linguaggi polarizzanti, spesso premiati dagli algoritmi. D’altra parte, la collaborazione con Roma Mobilità conferisce alla campagna una legittimità che difficilmente avrebbe avuto come progetto indipendente.
Lo sguardo è già rivolto alla seconda stagione, attualmente in fase di scrittura. Il nuovo formato abbandonerà parte dello storytelling verbale per puntare su una comunicazione più concettuale e visiva. L’obiettivo sarà lavorare in chiave “anticipatoria”, spiegando ai cittadini riforme urbane complesse – come le Zone 30, oggi contestate da ricorsi e opposizioni politiche – prima della loro entrata in vigore. «Vorremmo che la campagna diventasse stabile e permanente, affrontando gli stessi temi ogni volta in modo diverso per migliorarla», afferma Valente.

Attraverso Roma mostra come la vernice sulle strisce non basti senza un ripensamento dello spazio urbano e della mentalità di chi lo attraversa. «La comunicazione serve alla politica per cambiare le infrastrutture, ma senza interventi concreti e controlli resta fine a sé stessa», conclude Valente. Roma, intanto, prova a cambiare direzione.







