«Stare con le persone, leggere libri»

Zadie Smith apre la trentottesima edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino
Zadie Smith Salone del libro 2026

Un’ora di fila per entrare alla Sala Oro del Salone del Libro di Torino. In piedi, la gente in attesa legge di tutto: la mappa, volantini, Madame Bovary. Ci si distrae, ma non troppo, aspettando Zadie Smith. La scrittrice britannica inaugura l’edizione 2026 raccontando di un giorno di inizio anni ’90 in cui cadde da un tetto. Un’epifania giovanile dei giorni in cui rubava le sigarette Silk Cut a sua madre. Di quando le canzoni di Prince dominavano lo stereo della sua stanza, nel nord-ovest di Londra. Ne canta una, 7, ferma davanti al microfono. Non più una lezione, ma un momento di condivisione.

«C’è qualcosa di molto adolescenziale negli scrittori», dice, «il modo in cui continuiamo a porre delle domande infantili». Domande che, per l’autrice di Denti bianchi e Swing time, sono l’unica speranza per salvarci dal precipizio. Quello oltre cui inizia la vita adulta, quello oltre cui l’innocenza sparisce, da cui Holden Caulfield cerca di salvare i bambini nelle pagine de Il giovane Holden di J. D. Salinger. «Non dobbiamo smettere di interrogare il mondo calcificato degli adulti», spiega. Un tema che ritorna all’interno della sua nuova raccolta di articoli, recensioni e discorsi, Vivi e morti (Edizioni SUR), uscita lo scorso 6 maggio.

«Ci sono due cose che sono rimaste uguali rispetto a quando avevo 17 anni», aggiunge, «che il tempo non è mai quello che pensiamo che sia e che non lo è neanche la volontà». L’unica cosa che cura per Zadie Smith, in questa nostalgia, rimangono i libri e le persone, «le mie personali forme di autoterapia».

Il mondo salvato dai ragazzi: il tema del Salone di quest’anno riprende il titolo dalla raccolta di poesie di Elsa Morante, ed è a lei che quest’edizione è dedicata. Il libro uscì per la prima volta nel 1968, col mondo in guerra e la gioventù in rivolta. Sono passati quasi sessant’anni e i conflitti non si sono fermati.

Nuove generazioni stanno crescendo ed è a loro che quest’anno il Salone vuole parlare. Centinaia le case editrici e gli eventi, cinque le giornate in cui il mondo della cultura si ritrova a Torino. I libri sono ovunque e si fatica a scegliere dove fermarsi. Tanta editoria libraria, ma spazio anche alle nuove forme di cultura che richiamano il pubblico più giovane. Presente Netflix con una grande sala lettura, stand di fumetti, spazi per podcast e nuovi media. Alessandro Barbero, Bernie Sanders, Emmanuel Carrère, Peter Cameron, Luciana Littizzetto, Liz Pelly: questi i nomi più attesi al Salone. Ci sono gli eventi delle case editrici e gli incontri degli autori col pubblico. Si parla di crescita e di futuro, rapporto tra genitori e figli, di guerre e crisi climatiche, la partecipazione politica. La domanda sullo sfondo rimane quella del titolo di Elsa Morante: cosa possono ancora immaginare, chiedere e cambiare i ragazzi in un mondo costruito dagli adulti.

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