Bandiere Union Jack, croci di San Giorgio e cartelli anti-immigrazione sventolano sulla folla. A poca distanza, un’altra Londra: kefiah e insegne palestinesi attraversano le strade al grido di «Free Palestine».
La marcia nazionalista di estrema destra e la manifestazione propal di sabato 16 maggio dividono la capitale inglese per qualche ora. I due cortei sono la fotografia del Regno Unito dopo il voto locale: i partiti storici perdono popolarità, il centro politico si assottiglia e le fratture su immigrazione, Gaza, Brexit, clima, casa e costo della vita sembrano difficili da ricomporre.
I risultati delle elezioni amministrative nel Regno Unito del 7 maggio 2026 testimoniano la crisi del bipolarismo britannico. I conservatori non sono più il contenitore naturale della destra. Il partito Reform Uk del leader nazionalista Nigel Farage è stato il più votato. I verdi hanno guadagnato terreno, mentre i laburisti del primo ministro Keir Starmer hanno perso due terzi dei consiglieri e governano a fatica.

Per Starmer, primo ministro dall’estate 2024 dopo un decennio di governi conservatori, il problema non è solo la crescita di Farage. È la sensazione che i laburisti non rappresentino più la promessa di cambiamento.
Alice, studentessa 22enne di Leicester, nel centro dell’Inghilterra, non ha votato Labour alle ultime elezioni. Questa volta ha scelto i Green. «Con Starmer il partito si è spostato a destra», ha raccontato a Zeta. «Ha cominciato a sostenere politiche più dure sull’immigrazione e sui diritti Lgbt, e a tagliare gli investimenti nei servizi pubblici».
Negli anni di Jeremy Corbyn, il leader che ha preceduto Starmer, guardava con simpatia alla formazione, ma oggi si sente tradita: «Ho molti amici che nel 2024 hanno votato Labour sperando in un cambiamento. Oggi sembra sia diventato un esecutivo di centrodestra. L’unica alternativa nel campo progressista sono i Verdi di Zack Polanski».
Un’altra fetta di elettorato si è avvicinata a Reform Uk. È il caso di suo fratello 24enne Sam e di diversi suoi amici. Nelle nuove generazioni il consenso verso il partito di Farage cresce di più tra la popolazione maschile. Secondo il think thank JL Partners/Onward, raggiunge il 31% tra i giovani dai 16 ai 25 anni, contro il 18% registrato tra le loro coetanee. Se per gli uomini è la prima scelta elettorale, per le donne rimane al terzo posto, dietro Labour e Green.

«Mi sembra che gli elettori under 30 siano stanchi dei partiti tradizionali», aggiunge Sam: «Molto dipende dai social media. Tra chi vota Reform tanti guardano i contenuti di Andrew Tate (influencer conosciuto per le sue posizioni misogine, ndr) o Nick Fuentes (opinionista statunitense di estrema destra, ndr), che usano lo stesso linguaggio di Nigel Farage. Da giovane uomo, anch’io sento di essermi radicalizzato con i loro video».







