«Non siamo per niente contenti di questo governo, siamo qui per contestarlo in tutte le sue forme». È la voce di Massimo, lavoratore che ha scelto di stare in piazza al fianco dei giovani studenti.Nella cornice dello sciopero nazionale indetto dall’Unione Sindacale di Base (USB), la protesta è stata trasversale: ha riunito realtà sindacali, collettivi studenteschi e movimenti sociali.
Secondo le stime degli organizzatori, erano circa centomila le persone che hanno riempito le strade di Roma lo scorso venerdì 30 ottobre, per manifestare contro guerra, riarmo e carovita. Già dalla mattina il corteo è partito da Piazza dei Cinquecento, accogliendo i diversi gruppi studenteschi lì confluiti e dando il via a un’unica manifestazione.
Alla protesta pacifica si sono alternati momenti di forte tensione tra alcuni gruppi di manifestanti e forze dell’ordine. Il bilancio diffuso dalla Questura di Roma è di sette persone denunciate e 369 identificate. I disordini hanno coinvolto soprattutto alcuni spezzoni di corteo non autorizzati, distintisi dalla manifestazione principale. Nei pressi del Colosseo, un gruppo si è diretto verso Via Claudia, dove sono state lanciate bottiglie contro forze dell’ordine e giornalisti, incendiati cassonetti e materiali presenti sulla strada. Nel corso del pomeriggio e della sera si sono verificati ulteriori scontri, prima a Ponte Sisto, davanti a Piazza Trilussa, e poi sul Lungotevere Testaccio, dove sono stati utilizzati idranti per disperdere i manifestanti.
Tra i partecipanti c’è chi ha scelto di scendere in piazza anche per denunciare la mancanza di prospettive per i giovani in Italia. «Sono qui per manifestare in particolare contro la fuga dei cervelli, contro l’andarsene dall’Italia dopo l’università», racconta una giovane studentessa. E aggiunge: «Si investe in guerra e non in sanità». Una critica che riassume uno dei temi centrali della mobilitazione: quello che i manifestanti definiscono lo squilibrio tra le risorse destinate al riarmo e quelle necessarie per garantire servizi e diritti.
Il corteo ha attraversato il centro passando per via Cavour, fino a raggiungere il Colosseo. Qui i rappresentanti dell’USB hanno montato alcune tende, dando vita a un presidio destinato a proseguire nei giorni successivi. Sono intervenuti i rappresentanti di diverse organizzazioni ed enti, rilanciando le ragioni dello sciopero e la volontà di mantenere aperta la mobilitazione.
«Siamo qui perché diciamo no alla guerra e al carovita», spiega una professoressa di un liceo scientifico pubblico di Roma, scesa in piazza insieme ad alcuni colleghi. La partecipazione, racconta, nasce anche dalla volontà di immaginare un futuro diverso: «Lo facciamo insieme a tanti studenti di varie scuole perché è importante disegnare un futuro che non sia un futuro di guerra». E conclude richiamando le difficoltà materiali ed economiche che riguardano le nuove generazioni.
La giornata si è conclusa con il presidio ancora attivo al Colosseo. Le tende montate dall’USB sono rimaste nella zona durante la notte, con l’obiettivo di dare continuità alla mobilitazione anche dopo la fine dello sciopero. La protesta ha portato in strada istanze diverse, dalla sanità all’università, dalla precarietà al sostegno alla Palestina.








