Nelloscorso numero vi abbiamo raccontato di Meta che dovrà pagare gli editori per i contenuti online, della legge sulla pena di morte approvata dalla Knesset israeliano e di molto altro.
1. In Afghanistan, il silenzio di una bambina vale come consenso al matrimonio -A cura di Alice Pavarotti

In Afghanistan, le bambine imparano a fare i conti con la propria sottomissione prima ancora di imparare a leggere e scrivere. E da poco, la loro realtà è diventata ancora più dura.
“Il silenzio di una ragazza vergine può essere interpretato come consenso al matrimonio”. è quanto stabilisce il Decreto n. 18, intitolato “Principi di separazione tra coniugi”, emanato dal governo talebano il 14 maggio. “In una società in cui le ragazze subiscono immense pressioni, minacce e una vergogna sistemica, il silenzio non può mai equivalere al consenso”, hanno dichiarato le organizzazioni per i diritti umani che chiedono l’abrogazione immediata del decreto.
L’UNAMA, la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan, ha avvertito che la norma mina il principio del libero e pieno consenso, rischia di legittimare i matrimoni forzati e intrappola le donne in relazioni violente senza via d’uscita legale.
Il decreto attribuisce inoltre ai tribunali religiosi ampi poteri sul diritto di famiglia, limita drasticamente le possibilità di divorzio per le donne e apre alla validità dei matrimoni minorili purché esista una presunta “compatibilità sociale”. È previsto che la minorenne, raggiunta la pubertà, possa chiedere l’annullamento davanti a un giudice. Ma in un Paese in cui molte donne non possono nemmeno muoversi liberamente senza un uomo, immaginare una bambina che affronti davvero quel percorso appare quasi impossibile.
Secondo l’UNICEF, Amnesty e diverse organizzazioni umanitarie, i matrimoni infantili sono aumentati dal ritorno dei talebani al potere nel 2021. La povertà estrema, la guerra, la siccità, hanno spinto sempre più famiglie a vendere le proprie figlie già piccolissime in cambio di denaro per saldare debiti o semplicemente per sopravvivere.
Dal 2021 a oggi: cosa è stato tolto alle donne afghane
Dal 2021 i talebani hanno emesso oltre 80 direttive per cancellare le donne dalla vita pubblica: non possono andare a scuola oltre la terza media, né uscire di casa senza un mahram, un tutore maschile della famiglia o del marito, e devono coprire completamente il corpo e il volto in pubblico. Sono state escluse dalla maggior parte dei lavori pubblici e privati, dalle Ong internazionali e dagli uffici governativi, e non possono partecipare alla vita politica. Nel settembre 2024 hanno vietato alle donne persino di fare sentire la loro voce in pubblico, perché anche quella, secondo i talebani, va nascosta.
Nel 2023 un gruppo di attivisti afghani per i diritti umani ha coniato una definizione per tutto questo: apartheid di genere. La campagna End Gender Apartheid chiede infatti che venga codificato come crimine contro l’umanità nel diritto internazionale. Come ha osservato il Guardian, se questo accadesse, gli Stati sarebbero teoricamente obbligati ad agire per sostenere l’integrità delle leggi internazionali.
L’orrore dell’ultimo decreto è solo l’ennesimo passo di una direzione iniziata quattro anni fa, nel silenzio crescente del resto del mondo.
2. Il DDL Zan bocciato dall’Italia torna nella Direttiva Vittime approvata dall’Europarlamento- A cura di Silvia Sisto

Ricordate quando nel 2021 si parlava del DDL Zan?
Per mesi è stato ovunque: talk show, Parlamento, social, manifestazioni in piazza, giornali. Considerata da molti come una legge necessaria contro discriminazioni e violenze, e da altri come un simbolo degli eccessi del politicamente corretto. Poi, il Senato l’affossò e sembrò sparire dal dibattito pubblico. Fino alla settimana scorsa.
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