Esclusiva

18 Febbraio 2020
Caso Zaky, Il portavoce di Amnesty International: “L’Italia fermi la vendita di armi verso l’Egitto”

In Italia si moltiplicano le iniziative per chiedere la liberazione di Patrick Zaky. Riccardo Noury (Amnesty International): “Necessaria massima mobilitazione per Patrick”

«Il Governo italiano dovrebbe interrompere la fornitura di armi verso l’Egitto»,  dice il portavoce di Amnesty International Riccardo Noury a proposito dell’arresto di Patrick George Zaky. Lo studente egiziano si trova in carcere con 5 capi di imputazione per aver condotto campagne contro il regime di Al-Sisi. Recentemente è stata respinta la richiesta di scarcerazione avanzata dei legali del ragazzo, tutto è rimandato al 22 febbraio: giorno in cui i giudici egiziani si pronunceranno sul regime di carcere preventivo a cui lo studente egiziano è sottoposto dal 6 febbraio.

«Se l’udienza non andasse a buon fine, Patrick potrebbe entrare nell’elenco dei dissidenti che per anni languono in carcere sotto il regime di detenzione preventiva» spiega Noury. E’ questo lo schema che il regime applica contro i dissidenti come Patrick: carcere preventivo rinnovabile ogni 15 giorni, accompagnato da una serie di torture, le stesse che i legali di Zaky denunciano dal giorno dell’arresto.«Potrebbe essere l’ennesimo caso di una giustizia a servizio del regime». Un regime oppressivo e governato da Al-Sisi, salito al potere nel 2013 attraverso un colpo di stato e noto per la repressione delle libertà fondamentali.

Nei giorni scorsi gli attivisti di Amnesty International hanno dato vita ad una serie di campagne con cui sono riusciti a toccare quota 60 mila firme per chiedere la liberazione dello studente. «E’ necessaria la massima mobilitazione affinché esca dal carcere», chiede il portavoce di Amnesty. «Se dovesse andare a processo la pena possibile potrebbe essere quella dell’ergastolo». Per questo «il governo dovrebbe fare scelte più coraggiose, come interrompere le forniture militari verso l’Egitto». Il ritiro dell’ambasciatore, seppur percorribile, sarebbe un segnale di «inimicizia sul piano diplomatico», Uno stop alla cooperazione in alcuni settori, invece, potrebbe incidere maggiormente sulla politica repressiva di Al-Sisi, è il ragionamento di Noury.

Nonostante l’omicidio di Giulio Regeni, infatti, negli ultimi anni l’Italia non ha fatto altro che aumentare le esportazioni di armi verso il regime, secondo i dati della Presidenza del Consiglio. Vendite per 69 milioni di euro nel 2018: una cifra mai raggiunta e che rappresenta una vera e propria impennata rispetto ai 7,4 milioni del 2017.

Anche il Parlamento si mobilita. Monica Cirinnà, insieme ad altri 4 senatori, ha inviato una lettera alla Presidente del Senato per chiedere una missione italiana in Egitto con l’obbiettivo di monitorare le condizioni di Patrick Zaky. «Tutte le iniziative sono le benvenute – commenta Riccardo Noury – spero si continui a lottare anche dopo l’udienza del 22. Spesso le nostre iniziative sull’Egitto sono state dimenticate dopo poco tempo».