Esclusiva

8 Maggio 2020
Il “tempo di gentilezza” della Croce Rossa

In occasione della Giornata mondiale della Croce Rossa, Zeta racconta la sua storia e la sua importanza al tempo del Covid. Le parole di Rosario Valastro, vicepresidente nazionale di Croce Rossa Italiana, ed Eleonora, Project Manager dell’Organizzazione

L’8 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa. L’anniversario cade nella nascita di Henry Dunant, fondatore dell’Associazione nel 1863.

Se in principio l’Organizzazione poteva contare solo su poche decine di volontari, oggi annovera tra i suoi membri ben 190 Paesi e 160mila volontari nella sola Italia, i quali svolgono 15 milioni di ore di servizio ogni anno. Durante l’emergenza sanitaria che il nostro Paese ha vissuto negli ultimi mesi, CRI (Croce Rossa Italiana) ha messo in moto una vera e propria macchina da guerra (o meglio, di pace) per far fronte ai problemi che si sono presentati.

Il ruolo cruciale di CRI durante l’emergenza

«Si è visto come la CRI in questo Paese sia non solo l’associazione umanitaria più diffusa, per numero di volontari e per numero di sedi, ma anche una vera e propria istituzione a servizio della collettività» spiega Rosario Valastro, vicepresidente nazionale della Croce Rossa Italiana. «Dai servizi di emergenza sanitaria, che sono partiti dai primissimi momenti di questa emergenza, alla misurazione della temperatura negli aeroporti, si è passati al momento dell’azione più grossa, cominciata con le nostre sedi a Codogno, Bergamo, Brescia, Veneto, Emilia-Romagna. In ogni città abbiamo organizzato i trasporti negli ospedali delle persone ammalate, e anche i triage (ossia selezioni dei pazienti più bisognosi di cure, ndr) prima degli ospedali».

«In tutta Italia, ci siamo impegnati con quello che abbiamo rinominato “il tempo di gentilezza”, cioè lo stare vicini alle persone che dovevano stare a casa perché anziane, sole, vulnerabili, immunodepresse. Abbiamo portato loro la spesa e i farmaci, in ogni parte d’Italia».

L’8 maggio è la Giornata mondiale della Croce Rossa, una festa da sempre poco appariscente. Oggi più che mai, però, merita di essere celebrata.

Il “tempo di gentilezza” della Croce Rossa
Rosario Valastro, vicepresidente nazionale di CRI

Un cambiamento delle modalità lavorative

Alla domanda su un possibile stravolgimento della routine lavorativa quotidiana causa emergenza Covid, Valastro risponde mostrando tutta la sua umiltà professionale. «Mi sento di riportare non tanto la mia esperienza, che è una come tante, ma quella di coloro che sono stati impegnati sul campo, senza nessun tipo di festa e sosta. La mia esperienza è quella di qualsiasi lavoratore in smart working, padre di una bimba, che fa del servizio. Voglio sottolineare, invece, quello che hanno fatto i volontari impegnati sul campo. Il loro servizio è aumentato tantissimo in questi mesi».

Di routine lavorativa è stata sconvolta anche quella di Eleonora, Project Manager di CRI, che da quando è scoppiata la pandemia ha dovuto mettere in stand-by tutte le attività progettuali su cui stava lavorando, per dedicarsi al supporto delle strutture operative. In particolare, gestire e smistare le richieste di aiuto che «sono passate da un flusso “normale” a picchi di circa 1500 chiamate al giorno».

«Il mio è rimasto un lavoro di ufficio – spiega – ma più coinvolgente, perché sono passata dallo scrivere progetti al dover coordinare decine di persone, che facevano altro nella vita, e che si sono dovute adattare a un impiego che non erano abituati a svolgere».

Cosa significa far parte di Croce Rossa

«Per me far parte di Croce Rossa significa sentirmi umanamente appagata e travolta dalla passione e dedizione di migliaia di volontari. Tutti i piccoli gesti, le attenzioni, le poche ore di lavoro di una persona, sommate su scala nazionale, diventano una macchina di aiuto per altri esseri umani – dice con voce emozionata – un anno fa il mio team e quello di informatica hanno lavorato gomito a gomito sulla definizione dei processi tecnologici che oggi consentono alla centrale di risposta nazionale di prendere in carica le richieste di aiuto. Ricordo questo come un momento creativo molto bello. Abbiamo lavorato in squadra. Sembrava un compito astratto, perché abbiamo creato una cosa che all’inizio non esisteva, ma poi tutto questo è diventato realtà: una grande stanza si è riempita di persone, cuffie, telefoni, computer, e quello che era stato disegnato solo su delle lavagne si è concretizzato».

«Per me è un onore – dice di getto Valastro – quando sono entrato in Croce Rossa ero al liceo e per me era qualcosa che ispirava fiducia. A mano a mano è diventata è un’esperienza che mi ha fatto arricchire e crescere come uomo, e che mi ha permesso di confrontarmi con il resto del mondo, cosa che considero un grandissimo privilegio. Oggi rappresentare questa istituzione, con 160mila volontari più altri 50mila volontari temporanei, per me è un onore».

Momenti che restano impressi

«Un ricordo che porterò sempre con me – dice Valastro – è la volta in cui nella mia sede ad Acireale riuscimmo ad acquistare, con donazioni che ammontavano a più di venti milioni di vecchie lire, un pulmino per il trasporto dei disabili. Anche se datato, ricorderò sempre quel momento, soprattutto perché lo trascorsi con un amico molto caro venuto a mancare da pochi giorni. Eravamo cresciuti insieme in Croce Rossa, 25 anni fa. L’inaugurazione di quel pulmino fu per noi un sogno, un’immagine simbolo di un progetto nato tra ragazzi dagli ideali nobili».

Non meno emozionante è il racconto di Valastro sui migranti che ha aiutato. «Li vedevi che sbarcavano terrorizzati, e poi quando vedevano sventolare la bandiera della Croce Rossa si rinfrancavano, perché evidentemente si ricordavano che nel loro tragitto era l’unica cosa che gli ispirava fiducia».

Il “tempo di gentilezza” della Croce Rossa

Di seguito abbiamo ricostruito, per tappe, la storia della Croce Rossa: come è nata, come si è sviluppata e cosa rappresenta oggi.

Buon compleanno, Croce Rossa.