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Esclusiva

Maggio 11 2020.
 
Ultimo aggiornamento: Maggio 12 2020
I Servizi e l’ombra di Erdogan dietro la liberazione di Silvia Romano

Guido Olimpio racconta al-Shabaab e le difficoltà di una trattativa tra l’intelligence italiana e il terrorismo somalo, ma con l’aggiunta di un terzo attore: la Turchia di Erdogan

Sono le due del pomeriggio quando il jet dei servizi segreti atterra all’aeroporto di Ciampino. Silvia Romano scende dall’aereo con guanti, mascherina e un jilbab verde, l’abito tradizionale somalo. Cammina spedita dove l’attendono i genitori, mentre li raggiunge sorride e agita continuamente la mano in segno di saluto. L’immagine che restituisce è di una ragazza in salute. «Sono stata trattata sempre bene», dirà ai magistrati poco dopo. Racconterà della sua «spontanea e non forzata» conversione all’Islam, seppur in un regime di serrata prigionia. «Ci si sofferma sull’aspetto di Silvia, invece bisognerebbe capire veramente quali siano state le sue condizioni e cosa abbia subito durante tutto questo tempo», spiega Guido Olimpio, giornalista del Corriere della Sera ed esperto di terrorismo, sicurezza e intelligence. Questioni che si intrecciano con il sequestro e la liberazione della giovane volontaria.

Silvia è stata ritrovata a 30 chilometri da Mogadiscio, la capitale della Somalia, nel Corno d’Africa: una terra martoriata dalla fame, dalla povertà e da gruppi islamisti che l’hanno tenuta in ostaggio per 18 mesi. E’ stata rapita a Chakama il 20 novembre del 2018, venduta ai terroristi e portata in Somalia. Era finita nella rete di al-Shabaab, un’organizzazione jihadista affiliata ad Al-Queda, che dal 2006 spadroneggia a suon di guerriglie e atti terroristici. «E’ un gruppo ben radicato sul territorio – spiega Olimpio – e che ormai ha una sua storia, per questo è cosi difficile da sconfiggere».

Gli al-Shabaab nascono in Somalia fino a diffondersi anche in Kenya. In tutto hanno provocato 4.281 morti superando anche Boko Haram, l’altra sanguinaria organizzazione jihadista nata nel nord della Nigeria. A divedere i due gruppi è l’affiliazione con lo Stato Islamico, rifiutata dai secondi e accettata dai primi. Ad unirli non è solo la violenza, ma anche uno dei tanti modi con cui si sostengono economicamente. «Gli occidentali – spiega Olimpio – sono considerati come un obbiettivo per i terroristi». Anche per questo forse «i rapimenti sono i canali tipici con cui si finanziano la fazioni jihadiste. Un sequestro può durare molto tempo proprio perché i rapitori sanno che i governi alla fine pagano». Un modus operandi che lascia ipotizzare che Silvia Romano sia stata rilasciata tramite il pagamento di una somma di denaro. «Siamo ancora nel campo delle ipotesi ma bisogna dire che la prassi dei governi è quella di pagare». Il precedente è quello di Judith Tebutt, cittadina britannica anche lei rapita in Kenya, portata in Somalia e successivamente liberata attraverso il pagamento di un riscatto di un milione di dollari.

«Eravamo in dirittura finale da qualche mese», ha dichiarato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte dopo il ritorno di Silvia. E’ il segnale di una trattativa che si è protratta per mesi prima di ottenere il rilascio. «Quella di Conte – sostiene Guido Olimpio – è una frase che dà l’idea di un negoziato estenuante, difficile e condotto dai terroristi con il tentativo di alzare il prezzo del riscatto». Si tratta sempre di dover negoziare con dei criminali, che «potrebbero anche cercare di ingannare l’interlocutore. Per questo è necessario procedere con cautela in questi casi». La prima cosa è «trovare un canale affidabile per evitare che dall’altra parte non ci sia la volontà di truffare» Il secondo passaggio «consiste nell’assicurarsi che l’ostaggio sia ancora vivo», un “dettaglio” non indifferente vista la reputazione degli interlocutori. Nel caso di Silvia, questo passaggio si è svolto attraverso l’invio di un filmato come prova del fatto che fosse ancora in vita. 

Il lungo lavoro diplomatico e d’intelligence era stato spiegato dal premier Giuseppe Conte durante l’ incontro con gli studenti della Luiss Guido Carli di Roma il 20 marzo 2019.

Giuseppe Conte su Silvia Romano – 20 marzo 2019

Prima di procedere con la trattativa dunque per l’Italia è stato necessario agganciarsi ad un canale locale che gli consentisse un contatto con i terroristi di al-Shabaab. Cosa non facile per i Servizi italiani, ma non impossibile per quelli locali o per l’intelligence turca che gode di una fitta rete di relazioni e di un rapporto privilegiato con la Somalia. Non sorprende quindi il coinvolgimento degli 007 turchi nella liberazione di Silvia Romano, un “favore” frutto di una strategia geopolitica orchestrata dal Presidente Tayyip Erdogan che ultimamente «ha cercato di rilanciare il suo ruolo in tutto il continente africano», aumentando la sua presenza in Somalia «considerata strategica non solo dalla Turchia ma anche dalla Cina». Visite diplomatiche, basi militari, ambasciate, accordi per lo scambio di informazioni, così il Sultano ha messo le radici sui paesi che si affacciano sul Golfo di Aden, porta d’ingresso del Mar Rosso. 

Ma uno dei motivi della collaborazione della Turchia potrebbe trovarsi più a Nord: in Libia, teatro di scontri tra le due fazioni che si contendono il governo del paese a colpi di mortaio. Sia l’Italia che la Turchia appoggiano il governo di unità nazionale di al-Serraj, sebbene la prima con un approccio decisamente più timido rispetto ad Erdogan che, a differenza dei paesi europei, aveva già provveduto ad inviare un contingente militare a sostegno del governo libico. Un’ iniziativa stoppata dall’Europa, per questo dietro la collaborazione dei Servizi turchi da una parte potrebbe esserci il via libera alle operazioni militari in Libia e dall’altro un ritiro dell’Italia, da sempre interlocutore privilegiato del paese nordafricano. Solo «un’ipotesi per ora», secondo Guido Olimpio. «Vedremo nei prossimi mesi se l’aiuto della Turchia avrà delle ripercussioni sul piano diplomatico o su altri scacchieri. A volte si tende a intravedere un intero sistema dietro queste vicende che spesso, in realtà, avvengono per altri motivi».