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Esclusiva

Giugno 13 2020.
 
Ultimo aggiornamento: Giugno 17 2020
“La mia vocazione al sacerdozio negata perché gay”

La nuova legge contro l’omotransfobia, le discriminazioni e la reazione Cei.

La reazione dei vescovi alla proposta di legge contro la omotransfobia amareggia tanti. Paolo Spina, medico di 34 anni che vive con il fidanzato Domenico a Luino, in provincia di Varese ne è, per esempio, rimasto deluso. Il ragazzo è membro dell’associazione cristiani Lgbt e da fedele si è sempre sentito, anche se con difficoltà, accolto dalla Chiesa come madre. Ma un episodio ha segnato la sua vita: “Quattro anni fa volevo diventare prete. Lo sentivo con tutto il mio cuore che quella chiamata di Dio fosse autentica, ma purtroppo non sono stato accettato in seminario per il mio orientamento sessuale. Io ero pronto a mettere in discussione la mia carriera e me stesso, ma me lo hanno impedito. Nonostante ciò, non ho mai perso la fede. Finché la Chiesa cattolica non rivedrà, a monte, la sua intera posizione sull’omosessualità, non possiamo aspettarci un cambiamento. Rivedere la propria posizione non significa cambiare il Vangelo, ma annunciarlo in un modo più vicino alla società e alla vita di oggi. Ci sono persone che rischiano il lavoro solo perché gay. Tanti continuano a sostenere che siamo già abbastanza tutelati, la verità è che ignorano”

Paolo parla della Chiesa come fosse casa propria ma non riscontra apertura nel comunicato CEI: “Auspicano il dialogo alla libertà, ma alla fine ne esce il solito monologo. Una legge contro la omotransfobia è necessaria, affinché i reati contro le minoranze vadano sempre visti e considerati per ciò che sono realmente. Bisogna iniziare a nominare le varie categorie vittime di discriminazione, smetterla di ignorare ciò che succede per le strade. Nel nostro paese una coppia gay ci pensa prima di darsi la mano, o scambiarsi un bacio, in pubblico e non dovrebbe essere così. La Chiesa mette sotto il tappeto la vita concreta di molte persone, non permette agli omosessuali di raccontare le proprie storie. Noi non siamo etichette, siamo persone. Se si iniziasse anche a livello legislativo a nominare queste minoranze, a conoscerle e rivalutarle, il nostro sarebbe un paese migliore”.

“La mia vocazione al sacerdozio negata perché gay”

Il giovane medico non si è mai dato pace e non capisce perché la Chiesa non abbia sentito il desiderio di provare a capire se l’orientamento etero fosse davvero l’unico previsto dal piano di Dio: “Per assistere ad un rafforzamento delle leggi abbiamo bisogno di piangere il suicidio di altri omosessuali? Di altri ragazzi che credono di essere malati? Sentirsi difesi dall’ordinamento giuridico del proprio paese potrebbe essere un modo per prevenire queste tragicità e per invitare le persone a riflettere. Quando andavo alle scuole superiori, per non incontrare il gruppo di ragazzi più grandi che mi chiamavano “frocio”, allungavo la strada. Se a scuola si parlasse di più di questi argomenti potrebbe cambiare qualcosa, ecco perché bisogna approvare questa normativa. Nel comunicato della CEI si sostiene di voler “promuovere l’impegno educativo”, ecco, io ritengo che parlare dei reati contro l’omotransfobia potrebbe aiutare i ragazzi che non accettano di essere gay a non sentirsi soli, ad essere più forti. Nel nostro paese c’è mancanza di conoscenza, si vive ancora di troppi cliché. Non so se oggi o in un prossimo futuro, ma riusciremo a vincere questa battaglia e quella sarà l’ennesima volta in cui capiremo di aver perso troppi treni”.

È da due anni che questa proposta aspetta di essere discussa, il ddl è stato presentato nel luglio del 2018 dal deputato Alessandro Zan del Pd, che nel riprenderla oggi spiega come nel nostro ordinamento esista una “irrazionale differenza” e un vuoto normativo che va colmato.

Il testo unificato, nato da cinque disegni di legge (Boldrini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi), sarà depositato in Commissione Giustizia martedì prossimo e votato dai deputati il giorno successivo.

Estendere i reati d’odio (previsti dagli articoli 604-bis e 604 ter del codice penale) anche all’orientamento sessuale e all’identità di genere è quello che si vuole ottenere. Gli articoli citati puniscono già la propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. L’estensione della nuova legge riguarderà solo l’istigazione a delinquere e agli atti di violenza e non “la propaganda di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico” così come prescritto dall’articolo 604-bis. È una modifica piccola, ma sostanziale, che punirebbe con una multa di 6000 euro, o una reclusione da 6 mesi a 4 anni, chi commetta reati motivati da “stigma sessuale”, in particolar modo contro minoranze gay e transgender.

“La stiamo aspettando da 24 anni ormai. In Italia non esiste una legge contro la violenza omotransfobica. Il Parlamento sta discutendo in questi giorni: penalizzare o no in maniera più severa l’incitamento all’odio e alla violenza nei confronti dei gay e transessuali? Molti non sono d’accordo, ma io ritengo questa legge fondamentale per proteggerci”. Così scrive, su un post Instagram, Cathy La Torre, avvocato specializzata in diritto antidiscriminazione e attivista della comunità LGBTQ.

A questa svolta legislativa la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) risponde con un comunicato dal titolo “I Vescovi contro ogni discriminazione” diffuso sul sito Ceinews: “Esistono adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento e persecutorio. Un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui più che sanzionare la discriminazione si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione. Ciò limiterebbe le scelte educative, il modo di pensare e di essere, l’esercizio di critica e di dissenso”.

Spiega Costanza Miriano, giornalista di Rai Vaticano: “Se l’obiettivo fosse quello dichiarato di contrastare le offese contro le minoranze sarei favorevole, perché nessuno può essere offeso o definito in base alle proprie preferenze sessuali, ma non c’è bisogno alcuno di ulteriori tutele da aggiungere al codice penale. Un’altra legge non solo sarebbe inutile ma anche dannosa. È importante che ognuno possa esprimere la propria opinione. Uno psicologo di Milano è stato processato e poi assolto solo per aver detto che due uomini non potevano adottare. Un uomo in Francia è stato denunciato per essersi avvicinato al Gay Pride con una maglietta con su raffigurato un uomo, una donna e dei bambini. Con il ddl Zan potrebbe essere denunciato quello che la Chiesa da sempre sostiene, ovvero che solo la relazione con il sesso opposto completi l’essere umano. Il punto della battaglia dovrebbe essere la libertà, anche di poter esprimere un parere in modo educato e rispettoso”.

Proprio in questi giorni, Twitter è stato travolto dalla polemica contro J.K. Rowling, autrice della saga di Harry Potter, accusata per alcuni tweet recenti considerati transfobici. Le parole della scrittrice hanno fatto intendere che solo chi ha un ciclo mestruale può definirsi donna. Persino gli attori della saga si sono schierati contro di lei, che dopo le polemiche ha confessato “Sono stata vittima di una violenza sessuale quando avevo 20 anni”.

“La mia vocazione al sacerdozio negata perché gay”
“La mia vocazione al sacerdozio negata perché gay”
“La mia vocazione al sacerdozio negata perché gay”