Esclusiva

14 Giugno 2020.
 
Ultimo aggiornamento: 1 Luglio 2020
Sfida alla repressione, da Hong Kong la voce di Wilson Leung

L’avvocato e attivista racconta le proteste delle ultime settimane, mentre la stretta di Pechino si fa più forte con la nuova legge sulla sicurezza nazionale

«Terrorismo. Conosciamo il significato di questa parola e sappiamo il male che porta con sé, ma per la Cina è soltanto una scusa per reprimere qualsiasi voce democratica. Questa è la soppressione del governo cinese, e adesso tocca ad Hong Kong». Wilson Leung è uno dei membri fondatori del Progressive Lawyers Group, unione di avvocati che lotta per promuovere la democrazia, i diritti umani, la libertà e la giustizia ad Hong Kong. Chiede scusa per non potersi mostrare in video, ma la sua voce riesce ad annullare la distanza. È così che sono definite le centinaia di persone raccolte nelle piazze o nei centri commerciali, terroristi, mentre cantano insieme, ordinati: «Per Hong Kong, possa regnare la Libertà!». Una canzone diventata l’inno delle proteste iniziate un anno fa, contro la legge sull’estradizione, e che continuano ancora oggi, nonostante il divieto di assembramenti imposto dal governo. Un’altra scusa per impedire le manifestazioni e le marce pacifiche dei cittadini che chiedono la democrazia per il proprio Paese.

La polizia avanza tra la nube bianca dei lacrimogeni appena lanciati, il rumore degli stivali sul pavimento è preavviso di tutta la loro forza. Nessuna pietà, attaccano e atterrano chiunque sul loro cammino: «Bambini, anziani, studenti di tutte le età. Alla polizia non interessa, arrestano chiunque riescono a trovare. La repressione è diventata molto più aggressiva, per questo motivo nelle proteste delle ultime settimane la gente è molto meno, hanno paura di essere feriti o catturati». Mentre ad Hong Kong il sole comincia a tramontare, la voce di Wilson diventa più fiacca, provata dal dover raccontare tanta brutalità e violenza. «I miei sentimenti – ha bisogno di un forte respiro prima di poter continuare- sono molto complicati. C’è tristezza e depressione, oggi più che mai vista questa nuova legge. Molti dei nostri amici sono ancora in prigione, altri sono feriti, oppure si suicidano a causa dell’impatto psicologico che ha tutto questo su di loro. Invece, neanche un poliziotto è stato condannato o dimesso. Non c’è giustizia in tutto questo».

Hong Kong è considerata una minaccia per la sicurezza nazionale a causa delle violenze organizzate da forze esterne, «A Pechino giustificano così la necessità di una nuova legge per contrastare sovversione, separatismo, interferenza estera e terrorismo». In questo modo diventano reato le attività che compromettono o criticano l’autorità del governo cinese, come le proteste di Wilson e degli altri cittadini di Hong Kong. La legge sulla sicurezza nazionale è stata approvata all’unanimità il 28 maggio dall’Assemblea nazionale del Popolo, camera legislativa della Repubblica Popolare Cinese, e una volta terminato il testo la riforma entrerà in vigore senza il consenso del Parlamento dell’ex colonia britannica. «La stretta della Cina si fa sempre più forte, criminalizzando attività sovversive. Un’altra parola che assume un significato diverso: agire o parlare contro il governo comunista cinese». La legge era stata già proposta nel 2003 dal Consiglio Legislativo di Hong Kong, e poi ritirata a causa delle contestazioni. Questa volta, secondo l’avvocato, è diverso perché la Cina è più aggressiva forte dell’ombra che la pandemia le sta offrendo.

Nelle strade in cui ragazze e ragazzi marciano gridando «Fight for Freedom», mentre l’odore acre del gas rende difficile persino respirare, non c’è «controllo ed equilibrio», due valori fondamentali nella democrazia per Wilson. «La brutalità della polizia sta diventando un fenomeno frequente. Ma nei Paesi democratici si riesce ancora a mantenere il controllo. Per esempio, in America i colpevoli per l’omicidio di George Floyd sono stati arrestati, a Minneapolis il consiglio comunale ha riorganizzato il dipartimento della polizia. Ad Hong Kong vedete tutti cosa accade, eppure nessun poliziotto è stato mai accusato o dimesso per aver colpito uno dei manifestanti».  Aprire un’inchiesta sulla violenza della polizia è tra le cinque richieste dei cittadini, insieme all’eliminazione della legge sull’estradizione ottenuta, l’amnistia per i prigionieri, le dimissioni della governatrice Carrie Lam, e infine l’indipendenza elettorale. «No one less», continuano a gridare dopo un anno con la stessa forza seppur in minor numero. «Le vogliamo tutte!», dice Wilson, di sicuro con la mano in alto ben aperta ad indicare il numero cinque proprio come durante le proteste.

Sentimenti complicati. Tristezza e depressione, ma anche tanta ammirazione per il coraggio e la forza della sua gente. «È d’ispirazione vedere le persone, soprattutto ragazze e ragazzi, rischiare la propria vita e combattere per valori importanti, come la libertà di parola. Tutti pensano che questo sia solo un posto dove lasciare i propri soldi, anche noi lo pensavamo, ma questo ultimo anno ha dimostrato che Hong Kong si è svegliata e ha realizzato che ciò che conta davvero è la libertà». Far appello a questi valori, piuttosto che all’interesse economico è la richiesta degli attivisti al resto del mondo, forse davvero offuscato dalla pandemia per rendersi conto del sangue tra le strade. «Parlano tutti di valori, ma davanti agli affari economici si azzittiscono. La risposta da parte degli altri Pasi è ancora troppo debole, solo USA e Inghilterra si sono schierate con una posizione forte, ma serve l’aiuto di tutti». Il presidente americano Trump ha annunciato forti sanzioni contro la Cina, mentre il primo ministro Boris Johnson ha offerto la cittadinanza inglese per 3milioni di abitanti di Hong Kong.

È quasi sera ad Hong Kong, mentre a Roma il sole è ancora alto. Dopo i motti delle proteste ripetuti insieme, «Stand for Hong Kong»; «Revolution»; «Liberate Hong Kong», un saluto finale per sentirsi nelle piazze e nei centri commerciali con questi ragazzi, Wilson con un forte «Oh» si ferma dal chiudere la telefonata. «Io voglio dire una cosa agli italiani. Custodite la vostra democrazia perché una volta persa è davvero difficile riprenderla».