Esclusiva

25 Ottobre 2020
Roma, l’ora del coprifuoco

A Roma scatta il coprifuoco: il primo alle 21 per le piazze della movida, il resto della città si spegne alle 24.
Il racconto della prima notte di chiusura nella capitale

20:59
Passeggiare a Campo de’ Fiori, nel cuore di Roma, significa evitare un buttadentro dietro l’altro e la sua voce che ti rincorre gridando: «Hai fame?»; «Vuoi accomodarti?»; «Facciamo un ottimo aperitivo! Dai è venerdì». Sì, è venerdì. Il ragazzo con il grembiule fuori il locale ha ragione, ma questa volta è diverso. Disegni di croci impilate nel terreno sono attaccate su porte e lampadari di tutti i bar e ristoranti, un cartellone con le foto dei dipendenti ringrazia per la cassa integrazione, «se, e quanno arriva» specifica in romano.
Sulle lavagne che fuori il ristorante informano i passanti sul piatto del giorno c’è scritto: Il covid-19 va a dormire alle 05:00 e si sveglia alle 24. Ma per Campo de’ Fiori, piazza Trilussa, piazza Madonna dei Monti e via del Pigneto il coprifuoco arriva molto prima.

Il racconto della prima notte di chiusura nella capitale

Alle 20:30 nessuno è in piedi davanti al locale alla ricerca di clienti, sono tutti seduti a guardare i vigili urbani in gilet giallo mentre iniziano a circondare con le transenne la statua di Giordano Bruno al centro della piazza. Saranno sollevati gli universitari di non dover stare attenti a evitare il suo sguardo mentre bevono una birra con gli amici, o forse lo cercheranno di proposito adesso. Io, per la prima volta accetto la sfida e lo guardo dritto negli occhi: anche lui ha la testa china e lo sguardo triste mentre lo stanno circondando. «Ma stanno a transennà solo a statua, e mica scappa!» commenta un ragazzo, uno tra i tanti che si sono avvicinati per fotografare e riprendere i vigili al lavoro.
Alle 20:59 la piazza è completamente vuota, solo alcuni giornalisti qualche passante che cammina veloce per arrivare dall’altra parte.
Alle 21:00 nessuna via d’entrata o uscita è più accessibile, le transenne di ferro chiudono Campo de’ Fiori.

“Imagine all the people sharing all the world…” canta un artista di strada per le poche persone che passeggiano su ponte Sisto e una volta attraversato tutto scopriamo una piazza deserta. Le scale di piazza Trilussa sono circondate da un nastro giallo, intorno alla piazza ci sono solo i carabinieri e i monopattini elettrici parcheggiati. Tutto quello che resta è qualche nota della canzone di John Lennon cantata dal ragazzo con il cilindro nero in testa.
Nel rione Trastevere la chiusura alle 21:00 è limitata a piazza Trilussa, nelle strade interne qualcuno cena o beve un drink in attesa della mezzanotte. «Venerdì scorso eravamo ad un bar nella piazza di San Cosimato, eravamo in sette però ci hanno divisi in tavolini da due», in vista del coprifuoco due ragazze di 18 anni si sono accontentate di una semplice passeggiata vicino casa. «Trastevere è il nostro luogo di ritrovo. Solitamente ci incontriamo tutti qui, ma vista la situazione molti dei nostri amici escono sempre meno», ci raccontano sedute sulle scale della piazza di Santa Maria in Trastevere con la mascherina. «Io non penso che le misure siano esagerate, ma forse sarebbe meglio un nuovo lockdown a questo punto. I ragazzi non usciranno a mezzanotte ma due ore prima», dice una mentre l’altra continua la sua frase. «Noi, per esempio, invece di uscire alle 22 ci siamo viste alle 18 per poter chiacchierare un po’ di più. Cosa cambia?». I carabinieri, di pattuglia tra le strade, si avvicinano alle ragazze e controllano i loro documenti. Lì vicino, davanti il bar San Calisto, lo stesso accade ad una comitiva di circa otto ragazzi appoggiati tra due auto a cui chiedono di distanziarsi.

Roma, l'ora del coprifuoco

Secondo camerieri e gestori dei locali, nelle vie di Trastevere la prima sera di coprifuoco non è tanto diversa da quelle precedenti. La paura aumenta tra le persone e negli ultimi mesi strade e piazze sono sempre più vuote. «Non ha senso lasciarci aperti in questo modo, è meglio chiudere». È una frase che ritorna spesso mentre giriamo tra i locali del rione. «Non c’è più tanta gente in giro, la gente ha paura. Anche io ne ho molta, ma con questo lavoro mangio quindi devo andare avanti», racconta il cameriere di un bar. Il locale dove lavora chiuderà poco più tardi delle 23:00 per permettere ai suoi dipendenti di sistemare e tornare a casa in tempo per il coprifuoco.

23:59
É quasi mezzanotte, è tempo di tornare a casa, Cenerentola!
Non si tratta di un cartone animato, non si tratta di fantascienza ma della realtà. Il coprifuoco della mezzanotte sta per scattare, i camerieri iniziano a pulire il locale, fuori è rimasto solo qualche tavolo e poche comitive di amici, tutto intorno il vuoto e il silenzio. Questa è la San Lorenzo del 23 ottobre 2020, un quartiere svuotato dalle nuove restrizioni e dalle camionette della polizia.

«Cerchiamo il più possibile di far rispettare le regole ai ragazzi, soprattutto il distanziamento, ma non è semplice. In piazza ogni settimana c’è sempre meno gente. Hanno paura, lo vedo dalle facce». Racconta così il proprietario di un pub, nella piazza di San Lorenzo, la prima notte di coprifuoco tra un’espressione di sconforto  ed un briciolo di speranza. All’interno il locale è vuoto e prima di accedervi ad ogni cliente viene misurata la temperatura con un termo-scanner.

I gestori di bar, pub e ristoranti si attengono alle nuove regole ministeriali, ma sono tante le paure e i timori per le ipotetiche restrizioni che ci saranno nei prossimi giorni. «Non ritengo il coprifuoco esagerato, ma deve funzionare e non sono sicuro che sarà così. Siamo arrivati di nuovo al punto in cui occorre un’autodichiarazione per poter rientrare a casa da lavoro, ma bisogna rispettare le regole. Questo è ciò che conta adesso». 

Roma, l'ora del coprifuoco

Nello stesso pub, vicino ad un tavolo di legno, Vanessa e Carlos chiacchierano con la mascherina, con gli occhi dei vigili puntati addosso e con la consapevolezza che tra non molto dovranno tornare obbligatoriamente a casa. La voglia di abbracciarsi è tanta, ma altrettanto lo sono le  incertezze. Vanessa viene da un piccolo paese della Toscana e vive a Roma da meno di tre settimane. Qui paga un affitto e sta già riscontrando delle difficoltà economiche che sa bene potrebbero peggiorare con un possibile lockdown. La sua famiglia è lontana e la sua quotidianità cambia di giorno in giorno, ma la ragazza è determinata e ci racconta con forza il suo punto di vista. «È difficile per noi giovani abituarci alle nuove regole, il weekend uscivo da casa spesso dopo la mezzanotte. Il coprifuoco è giusto e sono certa che porterà dei cambiamenti,  ma non è limitando la movida che si elimina il problema. Io ritengo che debba esserci una misura per tutto e che ai ragazzi, con ogni precauzione possibile, non debba essere mai negato lo svago e la possibilità di divertirsi e trascorrere del tempo con gli amici».

Dall’altra parte della strada c’è Leo, ragazzo francese arrivato a Roma per l’Erasmus da soli 5 mesi, un’esperienza insolita che non avrebbe mai pensato di vivere così. Studia economia ma purtroppo può seguire in presenza solo una lezione, tutto il resto è online. Questo e le nuove regole non gli consentono di conoscere persone nuove e godere a pieno del tempo a disposizione in Italia. «Non posso dire di non essere triste e preoccupato; questo non è il mio primo Erasmus ma è quello che per certo ricorderò tutta la vita».

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