Esclusiva

15 Gennaio 2021
Il social antiproiettile dei reietti del web

Telegram ha superato i 500 milioni di utenti attivi. A trainare la crescita, la migrazione degli utenti da altri servizi di messagistica. E la promessa di impunità per chi diffonde contenuti illeciti

«La strategia di Telegram è semplice: diversificare il mercato». Anche efficace, visto che l’app del servizio di messaggistica istantanea fondata dai fratelli Durov ha da poco annunciato di aver raggiunto i 500 milioni di utenti attivi, con un picco di 25 milioni totalizzato in meno di 72 ore. Matteo Flora, presidente di Permessonegato, associazione europea che offre supporto legale a vittime di pornografia non consensuale sui social, ha le idee chiare: «La piattaforma vuole raggiungere soggetti interessati a contenuti che non trovano più spazio in altre applicazioni, sfruttando lo pseudo-anonimato offerto e il basso rischio di denuncia in caso di illeciti». 

Telegram vs Whatsapp

Statistic: Most popular global mobile messenger apps as of October 2020, based on number of monthly active users (in millions) | Statista
Find more statistics at Statista

«Il motivo è chiaro, WhatsApp ha cambiato le regole sulla privacy», commenta Ettore Livini, giornalista economico di Repubblica. Da quando è parte dell’impero digitale di Mark Zuckerberg – che l’ha comprata nel 2014 per una cifra superiore al pil di Malta, 19 miliardi di dollari – WhatsApp interagisce sempre di più con Facebook e Instagram, tanto che l’ultimo aggiornamento ha richiesto agli utenti una modifica contrattuale unilaterale dei termini e delle condizioni di servizio. Dall’otto febbraio, la piattaforma condividerà i dati che raccoglie con tutte le aziende del gruppo. Un cambio di policy che però non riguarderà l’area europea in cui vige il GDPR, il regolamento dell’Unione sul trattamento dei dati personali. Il Garante italiano per le comunicazioni ha definito la modifica «poco chiara e intelligibile e deve essere valutata attentamente alla luce della disciplina in materia di privacy».

Non toccate i miei dati 

Le nuove regole di WhatsApp non riguardano l’Europa, ma è proprio qui che Telegram registra il 27 per cento di nuovi utenti. L’incremento maggiore arriva dall’Asia, dove il social ha guadagnato il 38 per cento di presenze. «Gli utenti sono spaventati dalla condivisione dei propri dati, per questo cercano alternative che della privacy ne fanno una bandiera. Così, Telegram e Signal stanno guadagnando traffico, anche in quei territori in cui la privacy degli utenti è già molto tutelata da regolamenti come il Gdpr europeo. È un problema di disinformazione». A trainare la popolarità dei concorrenti di Whatsapp, contribuisce la minore attenzione al controllo dei contenuti, come evidenzia il proliferare di materiale pirata, pedopornografia, revenge porn. Contenuti per i quali Telegram è diventato il maggiore porto franco. 

La pratica del Bulletproof

Facebook ha implementato un programma pilota per contrastare la diffusione di immagini senza consenso. Youtube e Twitter hanno alzato un argine alle fake news e ai messaggi discriminatori. Telegram no. Matteo Flora chiarisce: «quando inviamo a Facebook una segnalazione di violazione del copyright o della privacy, la controversia si risolve in meno di dodici ore. Al contrario, Telegram non ha mai risposto alle nostre segnalazioni, nonostante fossero inoltrate anche ai principali store online di applicazioni e alle forze dell’ordine. Ciò che Telegram offre agli utenti non è la garanzia del pieno anonimato, ma la ritrosia della piattaforma a interfacciarsi con le autorità di controllo».

Una pratica che in gergo viene chiamata bulletproof hosting, cioè una condotta di considerevole clemenza verso il tipo di materiale che viene diffuso all’interno di un servizio web.  Secondo il monitoraggio fatto da Permessonegato, i canali tematici di pornografia non consensuale sono passati dai 17 di febbraio agli 89 di novembre 2020, con oltre 6 milioni di utenti non unici attivi. 

Sovranisti su Telegram

Anche la galassia sovranista è approdata su Telegram dopo l’espulsione da Twitter e Youtube. Sebbene sia un fenomeno di dimensioni contenute rispetto alle inchieste che hanno fatto emergere i principali gruppi dedicati alla pedopornografia, i seguaci italiani di Qanon hanno creato almeno tre gruppi dedicati dedicati alle fantomatiche teorie nate oltreoceano. «Telegram – conclude Flora – è diventato elemento di attrazione anche per sovranisti e teorici del complotto sfrattati dalle altre piattaforme, che il social ha deciso di assorbire seguendo una logica di mercato». Che intanto si faccia disinformazione o violenza, poco importa.

Leggi anche: Telegram, non sapevo di essere nuda