Esclusiva

16 Aprile 2021
Don Milani: un manuale di stile per comunicare la Chiesa

La Comunicazione raccontata attraverso la voce di un professionista, già portavoce di cardinali come Martini e Scola, a lezione alla redazione di Zeta Luiss, nelle sue parole «la funzione stessa della Chiesa»

Si collega dal suo ufficio a Lecco, Monsignor Davide Milani, un titolo che è già un’eccezione vista l’età. Classe 1968, originario di Lecco, ha iniziato a lavorare a 14 anni nonostante i genitori immaginassero per lui un futuro diverso. All’inizio i lavori più disparati, dall’operaio al dirigente, fino alla ripresa degli studi, con le serali, sempre da ragazzo una breve esperienza giornalistica nella cronaca locale. Poi la vocazione, l’abbandono del lavoro, lasciare l’azienda di carpenteria per entrare in Seminario. I primi anni da prete in una parrocchia alla periferia di Milano. Poi la rapida carriera, che non tarda ad arrivare, diventerà direttore della comunicazione della Diocesi di Milano, quindi portavoce di vari cardinali di peso, tra cui Tettamanzi, Martini e Scola. Gli ultimi due definiti più volte “papabili” da molti esperti.

Per la Chiesa si occupa in primis di comunicazione. C’è lui dietro all’Organizzazione della giornata mondiale delle famiglie, una struttura di comunicazione durata ben due anni, coinvolgendo quasi 60 collaboratori, o alla visita del Papa a Milano nel 2017, ma soprattutto alla comunicazione della Santa Sede durante il celebre Expo milanese. Oggi è poi Direttore della Rivista del Cinematografo e coordinatore di varie attività culturali della comunità ecclesiastica.

Don Milani: un manuale di stile per comunicare la Chiesa
Rivista del Cinematografo, il giornale diretto da Monsignor Milani

«Come coprire la Chiesa da comunicatori? È da questo interrogativo che Milani inizia la prima del suo ciclo di lezioni al Master della Scuola di Giornalismo “Massimo Baldini” della Luiss Guido Carli, dal titolo evocativo: “Da domani segui tu le cose di Chiesa – Un essenziale manuale di sopravvivenza”. «Di cosa parliamo quando paliamo di Chiesa? Parlare di “Chiesa” e basta è come parlare di “America”, vuol dire tutto e niente, c’è chi pensa al Perù e chi al Ketchup e patatine». «Abbiamo bisogno di conoscere questa “cifra sintetica” che va sotto il nome di Chiesa». La Chiesa intesa come mistero, come istituzione, come opere.

«In Italia fai 200 metri e ti imbatti in una chiesa, un giornalista dovrebbe contemperare queste tre istanze. In questo Paese se parli di Chiesa non è come parlare di blockchain, la percentuale di persone che sa di cosa si parla aumenta notevolmente rispetto ad altri posti nel mondo. Eppure rimangono nel giornalismo e nella comunicazione delle grosse imprecisioni, quando si parla di religione».

Non comprendere la differenza tra parroco e prete è segno di imprecisione, così come parlare di Cristiani e Cattolici utilizzando i termini come fossero sinonimi. La Chiesa cattolica è diffusa in tutto il mondo ma a sua volta comporta delle differenze, i vari riti. «Alla cattedrale di Toledo c’è una bellissima chiesa dove si recita un rito molto particolare, di nicchia, chiamato “Mozarabico”. Ce ne sono mille differenti sfumature, anche se fanno parte di una stessa grande famiglia».

«Dire “Santa Sede” vuol dire riferirsi al Papa e alla sua azione di governo della Chiesa nel mondo. Dire “Vaticano” vuol dire riferirsi solo allo Stato che la ospita». Nelle parole di don Milani, la stragrande maggioranza dei giornalisti quando parla di Chiesa fa un grande minestrone, usa vari termini come fossero gli stessi. «Le Diocesi hanno un capo che è il Vescovo. Non tutti i frati sono preti, per fare bene questo lavoro, se sarete chiamati a ciò, queste sono cose che dovrete sapere. Nella chiesa ci sono poi organizzazioni di tipo laicale, non necessariamente legati a specifici istituti religiosi, come l’Azione Cattolica».

«Come la Chiesa fa notizia? La Chiesa, fin dal principio, è “soggetto” della comunicazione, racconta di sé, il Papa fa una dichiarazione, oppure c’è l’attività ordinaria, tutto si traduce in notizie che la Chiesa stessa ha interesse a raccontare. Molto spesso organizza poi eventi imponenti, come i giubilei o le grandi celebrazioni, e così facendo spesso si impone all’attenzione internazionale».

Fare e comunicare la Chiesa è molto difficile, trattandosi di un brand che dura da 2000 anni che cura da sola ma che oggi è chiamata a confrontarsi con i tempi che cambiano. La Chiesa e la comunicazione vivono un rapporto di co-essenzialità. «Si potrebbe dire che la funzione stessa della Chiesa è la comunicazione». «Sta nella sua volontà di portare il messaggio, comunicare Dio all’uomo. La comunicazione della Chiesa è un fatto non certo nuovo, è sempre arrivata presto alle nuove tecnologie, il primo luglio 1861 nasceva L’Osservatore Romano, uno dei più antichi della penisola italiana, e pensate che nel 1896, solo un anno dopo l’invenzione dei fratelli Lumière, Leone XIII stava già benedicendo i fedeli recitando in un filmato».