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Esclusiva

Febbraio 5 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Febbraio 6 2022
Algoritmi del futuro

Intelligenza artificiale di Paola Severino trasporta il lettore all’interno di una macchina, la comunicazione non è più la stessa

Che cosa accade se l’evoluzione tecnologica permette il controllo sull’uomo? Quando si sfogliano le pagine del libro Intelligenza artificiale si ha subito la sensazione di essere teletrasportati nel futuro. La curatrice Paola Severino — presidente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, professore emerito di Diritto penale e vicepresidente della Luiss Guido Carli, ex ministra della Giustizia nel governo Monti e vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Militare — accompagna il lettore in un viaggio nei meandri dell’intelligenza artificiale, conosciuta come IA: lo studio della simulazione della mente dell’uomo con l’utilizzo del computer.

Algoritmi del futuro

La macchina prova a copiare l’uomo e lo conduce in un nuovo inizio: la Digital Age, l’era che disegna un’opportunità e una sfida per il futuro della comunicazione. L’origine della trasformazione comincia nel 1948 con il matematico Claude Shannon, il padre dell’intelligenza artificiale che descrive il processo di umanizzazione della macchina con la teoria dell’informazione. È la prova matematica che il messaggio non ha bisogno di un destinatario, ma può essere espresso digitalmente. L’esperimento del topo che, mediante l’impulso elettrico, riesce a trovare la via di fuga è il primo esempio di intelligenza artificiale.

È così che la macchina comincia ad anticipare i bisogni del cittadino, lo guida nelle scelte, ottimizza i risultati. Sono tanti i vantaggi: migliora l’assistenza sanitaria con rapidi interventi chirurgici eseguiti anche da remoto, la prevenzione del crimine come le frodi online e l’uso di automobili più sicure.

La cibernetica, lo studio del rapporto tra il cervello e il computer, con lo statistico Norbert Wiener insinua nella mente del lettore la complessità del rapporto con la macchina. L’individuo rischia di essere «qualcosa di pianificato, controllabile». È affidabile l’algoritmo che segue le tracce del cittadino, ma non si ispira a scelte etiche e a valori di libertà, di sicurezza, di giustizia e di privacy. L’intelligenza rimane sempre appannaggio dell’essere umano.

L’utilizzo dell’IA è un problema nella professione del giornalista? La verità della notizia è salvaguardata?  Si assiste ad un giornalismo come «scienza dell’informazione». La molteplicità dei dati e il calcolo eseguito permettono in pochi secondi di leggere, produrre testi e scegliere foto. La nuova figura professionale scrive algoritmi che mettono in evidenza la notizia. Sono tanti i laboratori di ricerca che supportano le redazioni. L’aiuto della tecnologia rende competitiva la professione, ma quali sono i rischi se il computer sostituisce il giornalista?

Sono le «probabilità di errori» di cui parla Wiener nella raccolta ed elaborazioni dei dati: le informazioni in rete possono essere manipolate.  La comunicazione, nell’era tecnologica, è istantanea: le notizie arrivano da persona a persona senza intermediari.  I dati, a disposizione di tutti, non subiscono sempre controlli sufficienti. Gli algoritmi generati dall’intelligenza artificiale possono danneggiare la reputazione delle persone, modificare l’opinione pubblica e invadere la privacy.

Migliorare il benessere sociale è complesso e la tecnologia ha bisogno dell’uomo. È l’equilibrio nella teoria dei giochi dell’economista statunitense John Nash che il lettore può ricavare dai capitoli di questo libro. Il giocatore non ha interesse a cambiare la sua strategia se anche gli altri non lo fanno: è la forza della cooperazione. Ugualmente per il raggiungimento della verità il giornalista può richiedere una collaborazione alla tecnologia per minimizzare il rischio di errori nella comunicazione della notizia.

L’anima di questo libro — con uno stile ricercato nella scelta accurata delle parole e con una punteggiatura attenta — consente al lettore di scoprire come la macchina sia valida se orientata al bene comune. Il controllo sul computer è possibile se «l’uomo è posto al centro della riflessione come fine che qualifica il progresso».

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