Esclusiva

Aprile 13 2022
A est di Damasco, a sud della Russia

In Siria, dove l’esercito russo ha testato le sue tattiche e non ferma i bombardamenti, la situazione è influenzata dalla guerra in Ucraina

«Quando vidi per la prima volta i russi, fui prelevato da Ghouta e portato a Idlib, abbandonando i miei sogni e con la sola speranza che un giorno sarei potuto tornare a casa mia» esordisce Muhammad Najem. Un padre ucciso da una bomba mentre pregava in casa nel 2016. L’inizio dell’adolescenza, a 14 anni, trascorsa in Siria stretto nella morsa del presidente Assad e dell’esercito russo, che nel 2017 costrinsero la zona o alla fame o alla sconfitta.

«Ghouta è un’area rurale meravigliosa, un luogo naturale in cui ho costruito i miei primi sogni, quelli della gioventù, i miei amici, la mia scuola. Chiunque ami è lì». Nel 2013, durante la contesa della capitale, l’area era sotto il controllo dei ribelli. L’aria fu addensata dal gas sarin e le vittime furono più di 1400.

Dal 2019 al sicuro in Turchia, Muhammad ricorda i bombardamenti russi, i sette anni di resistenza e terrore. «D’estate andavamo ai frutteti a mangiare, a raccogliere rose e poi a nuotare nella terra in cui i miei antenati sono seppelliti e che ha bevuto il nostro sangue per troppi anni. L’abbiamo dovuta abbandonare lasciandoci il sole alle spalle».

È proprio nel distretto di Ghouta che l’esercito russo ha testato le tecniche militari che ora sono messe in campo sul territorio ucraino. Bombardamenti sugli ospedali, sui mercati, sulle folle dei cittadini in attesa per del cibo. Per Lorenzo Trombetta, studioso di Siria contemporanea e corrispondente dell’agenzia Ansa da Beirut, «c’è una somiglianza, ma bisogna stare attenti». Infatti se secondo Mona Yaucobian, dell’Istituto statunitense della pace e consigliera del vice presidente, bisogna sperare che l’Ucraina non venga frammentata come la Siria, per Trombetta il collegamento non è così immediato. Le similitudini «possono fermarsi solo all’uso della retorica politica e delle tattiche sul terreno. Meno facile una vicinanza sul piano strategico e sul medio-lungo termine. La situazione dell’intervento russo in Siria è avvenuto in un contento regionale e politico molto diverso».

Dall’invasione russa in Ucraina, «in Siria la situazione è cambiata, soprattutto perché la Russia è impegnata nella sua guerra. Non c’è stabilità, ma solo una calma che durerà per qualche tempo», dice Muhammad. Le città sono diventate case per fantasmi, inadatte alla vita. Ogni luogo abitato che ha rifiutato le ingiustizie del governo e ha gridato alla libertà è stato distrutto, incenerito come «i polmoni di un fumatore».

Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, a causa dello scontro sul terreno ucraino, nell’ultimo mese i bombardamenti russi nei confini della Siria sono diminuiti del 75%, da 1200 a 298. Per Lorenzo Trombetta «ci sono state ripercussioni improvvise. A causa della speculazione e della loro importazione dalla zona del Mar Nero, il prezzo dei cereali e dell’olio di semi ha avuto un aumento percepito del 30%. Questo ha avuto un forte impatto sulla perdita del potere salariale dei siriani, già incrinato dalla crisi finanziaria libanese».

La presenza russa al fianco del presidente Assad sembra non determinare gravi conseguenze. Damasco può contare su un maggiore legame con i paesi asiatici, la Turchia e un costante avvicinamento con gli Emirati Arabi. Secondo Trombetta, «tra costi e benefici, dato l’isolamento a cui la Siria è già posta a causa delle sanzioni, la situazione non avrà un grande effetto sul medio e lungo termine».

In un paese dominato da «criminali interessati solo ai soldi e agli spargimenti di sangue», Muhammad sfrutta il momento di calma per recuperare le speranze. Una terra lontana tre anni e ricordata a immagini. Il suono del padre durante la preghiera, il sapore dei frutti, l’odore del gas. «Ci abbiamo provato con tutte le nostre forze perché il futuro della Siria è perso tra immigrazione, torture, prigionieri e martiri».