Esclusiva

Aprile 17 2022
Buona Pasqua da Zeta

La redazione di Zeta augura a tutte e tutti una buona Pasqua. Ogni redattore e ogni redattrice ha deciso di condividere i ricordi e le tradizioni della propria terra

Il Ballo dei diavoli di Prizzi

Se non ne potete più delle solite processioni, a Pasqua scendete in strada a Prizzi, in provincia di Palermo. Di giallo vestita troverete “la morte”, accompagnata dai diavoli, mascherati e vestiti di rosso. Questi dalla mattina importunano i passanti, fino a cercare di impedire l’incontro tra le statue del Cristo Risorto e della Madonna. I protagonisti della festa, però, non sono loro, ma gli angeli che, alla fine, li uccidono con le loro spade. Suonano le campane, è finito il “Ballo dei diavoli”, ha vinto il bene sul male, inizia la festa. – Antonio Cefalù

La ciaramicola

Per me la Pasqua è il profumo delle torte al formaggio che esce dal forno di mia nonna, dopo una preparazione lunga un’intera giornata. Sono i colori della ciaramicola, un morbido ciambellone rosato sormontato da cinque soffici, bianchissime, montagnette di meringa tipico della tradizione umbra. Non è solo un dolce, è il racconto edibile della Pasqua a Perugia: le cinque collinette di meringa, infatti, ricordano i rioni costruiti in epoca medievale: Porta Sole, Porta Sant’Angelo, Porta Susanna, Porta Eburnea e Porta San Pietro. Anche i colori, il bianco e il rosato, dato dall’alchermes, non sono casuali: oltre a ricordare lo stemma della città, simboleggiano il sangue della Passione e il candore della Resurrezione. Da questo simbolismo culinario non si esime neanche il nome: ciaramicola deriva dal termine dialettale ciarapica usato per indicare la cinciallegra, un uccellino che allieta col suo canto le giornate primaverili – Giulia Moretti 

L’Affrontata di Polistena

Un rito antico, affascinante anche al di là del sentimento religioso, è l’Affrontata di Polistena (Reggio Calabria), l’incontro fronte a fronte tra il Cristo Risorto e la Madonna. Un percorso da capi opposti della città che culmina in una corsa in cui le statue sembrano prendere vita. In quel moto improvviso, la fujiuta, che scatta nel momento in cui le due figure si trovano una di fronte all’altra Maria sembra sempre volare sulla folla, il velo del lutto cade e si realizza la promessa della Pasqua, la gioia della rinascita. – Valeria Verbaro 

La Pasquetta con gli amici

Venendo da una famiglia non religiosa e soprattutto poco legata alle tradizioni, Pasqua per me ha sempre significato un semplice pranzo domenicale. La vera festa è il lunedì di Pasquetta, quando con gli amici ci riuniamo per la solita brace nel giardino di casa di qualcuno dei genitori assenti. Tra i fumi della carne arrostita e il rossore sulle guance per il vino, passiamo il pomeriggio a chiacchierare e fare finta che nulla sia cambiato da quando avevamo 16 anni. – Luisa Barone 

Una passeggiata nella natura

La Pasqua è una bella passeggiata nel Parco Nazionale d’Abruzzo, immersi nella natura che si riapre ai colori della primavera dopo il rigido inverno. Sugli alberi, dopo le lunghe nevicate, ritorna il verde sgargiante delle foglie, l’aria si riscalda un po’ e la luce del sole dura qualche ora in più. Gli amici e la natura sono gli ingredienti ideali per fuggire qualche giorno dalla frenetica, caotica vita della città che spesso costringe a lunghe ore nel traffico. In montagna, nei giorni di Pasqua, si respirano i profumi e si guardano le vivaci tonalità dei fiori in un clima di serenità e spensieratezza. – Elena La Stella

La Madonna che scappa

La tradizione pasquale più famosa nella mia regione è La Madonna che scappa di Sulmona. Dopo la messa di Pasqua la statua del Cristo risorto viene portata in Piazza Garibaldi, da qui “partono” gli apostoli Pietro e Paolo che arrivano alle porte della Chiesa di San Filippo neri per annunciare alla Madonna la resurrezione del figlio. Dopo i tre rinnegamenti della notte di Pasqua, Pietro viene considerato na n’zegna fauzone (“bugiardo”) e non viene creduto. La Madonna esce invece dopo l’annuncio di San Giovanni. I membri della confraternita dei Lauretani portano quindi in processione Maria vestita a lutto, ma a mezzogiorno la Madonna “vede” il figlio e il drappo nero viene tirato via, rivelando uno splendente vestito verde ricamato e lasciando volare via dodici colombe. I confratelli corrono con la statua in spalla e arrivati davanti alla statua del Cristo si abbracciano tra le lacrime di commozione. – Silvano D’Angelo 

La Pupa e il Cavallo

«In Abruzzo, la Pasqua si festeggia con pupe e cavalli dolci, fatti con farina di mandorle, cioccolato fondente e mandorle tritate, che nonne, mamme e zie regalano rispettivamente a bambine e bambini. Zuccherini colorati, confetti al cioccolato e palline argentate, incastonati nella ghiaccia reale (una glassa bianca fatta di zucchero a velo, albume d’uovo e succo di limone) o in una golosa glassa al cioccolato fondente, ne decorano la superficie. Ma la tradizione è racchiusa nell’uovo di gallina che viene inserito sul grembo della pupa o del cavallo: simbolo di fertilità, è un augurio per un anno ricco di fortuna e amore». – Silvia Pollice

Le Pisalanche di Viareggio

Un fuoco acceso su un piazzale. Una fiamma che spiega il suo simbolismo quando viene usata per alimentare le candele dei fedeli che vanno ad illuminare il fresco buio della chiesa e l’incenso che impregna l’aria già densa di salsedine della notte tra il sabato e la domenica di Pasqua. Le immagini che associo alla Pasqua coincidono con l’ultimo momento di silenzio che si concedeva Viareggio prima di rianimarsi nella sua tradizionale festa delle Pisalanche. – Silvia Andreozzi 

La Pesach

Durante le mie Pasque io ho spesso pensato alla Pesach. È una festività che ho conosciuto grazie a Davide e Miriam, miei compagni di classe alle elementari, appartenenti una famiglia della storica comunità ebraica della mia piccola città. Vengo da una famiglia cattolica, che però non ha mai partecipato attivamente alle tradizionali processioni della settimana Santa, né mi ha mai spinto a farlo. I canti funebri, le confraternite, le sfilate di gente incappucciata con i teschi e le flagellazioni io non le ho mai capite, le ritengo eccessive e pacchiane. Mi ha sempre colpito invece la sobrietà e la mestizia dell’altro rito. Pesach in ebraico significa Passaggio, quello dalla schiavitù d’Egitto alla libertà, al cammino verso la terra promessa. È conosciuta come Pasqua ebraica ma questa definizione non è corretta. Dura otto giorni e quest’anno cade in concomitanza delle nostre celebrazioni pasquali. Anche Gesù ha festeggiato la Pesach prima della sua passione.  La festa si consuma in famiglia, nella riflessione e nella comunione. Sulla tavola devono esserci dei cibi simbolici. L’agnello, come quello sacrificato la notte dell’esodo per salvare i figli dall’ultima piaga. Le erbe amare, come la schiavitù.  Il pane azzimo, non lievitato come quello approntato nella fretta della partenza. Per tutta la durata della Pesach, i lieviti sono banditi. Non il peccato e la debolezza, a imporre responsabilità e rinunce sono il desiderio di autodeterminazione e la stessa libertà. – Enzo Panizio

L’abbacchio con le patate di nonno Salvatore

Vivo in un piccolo centro abitato, talmente piccolo che non si può neanche chiamare paese. Di tradizioni condivise non ne abbiamo ancora pensate, quindi, ogni famiglia ha inventato la propria. La mia, a Pasqua, era solita riunirsi a casa dei nonni, al piano di sotto. Tutti portavano qualcosa da mangiare e aiutavano a cucinare. Pasqua era la grande attesa del piatto principale, che mio nonno stava preparando con cura già dalle cinque del mattino: l’abbacchio con le patate. Il povero agnello, alle prime luci dell’alba, era già stato oliato e riempito di spezie, messo accanto alle patate tagliate a mezza luna nella teglia di alluminio. Nonno Salvatore preparava il forno a legna che aveva costruito quando si trasferì nella campagna vicino Roma dalla piccola Gerace. Che caldo faceva davanti alla brace, ma lui non si sarebbe mosso finché tutto non fosse stato pronto. A fine giornata, cuoceva i peperoni e, sotto la cenere, le patate nel cartoccio. Puntuale alle otto di sera, tornava per offrirci le ultime pietanze della giornata borbottando «e allora? Non si cena?». – Federica De Lillis

La processione della Naca

A Cropani, un piccolo borgo in collina, tra il mare e la montagna, in provincia di Catanzaro, la notte del Venerdì Santo tutta la popolazione si ritrova per le strade del paese per celebrare una tradizione molto sentita: la processione della Naca. Una Via Crucis molto suggestiva che ha inizio con l’uscita, dall’antica Chiesa di San Giovanni, della sontuosa Naca, una “culla” portata a spalla, risalente al 1700 e adornata di damaschi, specchi, luci, cristalli e statue di angeli, nella quale l’Addolorata stringe tra le braccia il figlio morto. La Naca è sempre preceduta da un uomo vestito di rosso con una grande croce di legno sulle spalle, una corona di spine sul capo e i piedi scalzi: rappresenta Gesù durante la salita al Calvario. Ed è seguita dalla statua di San Giovanni, dalle note della banda musicale e dai canti intonati dai fedeli fino a notte fonda quando la Naca fa ritorno nella Chiesa di San Giovanni. Qui rimane esposta per tutto l’anno accanto a un dipinto straordinario “Il Battesimo di Gesù”, una tela del 1600 attribuita al pittore Andrea Vaccaro. – Maria Teresa Lacroce

Il pranzo di Pasqua

Sua maestà la corallina è la prima ad arrivare sulle tavole dei romani e l’ultima ad andar via. Un salume umbro d’origine e romano d’adozione riconoscibile dai grandi cubetti di lardo incastonati nella carne magra del maiale. Al centro tavola, su un tagliere, accanto a un coltello, perché chi vuole possa tagliarne una fetta, unirla al pane e al prosecco. Resta lì, diventa sempre più corta, sembra scandire il tempo che passa e quando ne mancano due pezzetti il pranzo è finito, ci si abbraccia e ci si dà l’ultimo saluto della giornata: Buona Pasqua! – Francesco Di Blasi

Gli incappucciati

Non c’è strada in provincia di Enna che non diventi “via crucis” la sera del venerdì santo. Cristo sfila in croce o addormentato nelle “vare”, con il corpo seminudo e puntellato dai chiodi, esposto all’adorazione dei fedeli che, al sopraggiungere del buio, prendono a intonare lamenti antichissimi come il “popolomeo”. Nel capoluogo, un esercito di 3000 incappucciati, che si fa erede dei riti sacri delle “confradias” spagnole, scorta in processione il Cristo morto e la Madre addolorata, imbracciando candele, croci e torce a vento. Le “matrici” – le chiese madri – attendono vuote, fino a tarda notte, il ritorno di chi ha preso parte alla passione. – Dario Artale

I colori di casa Balocco

Un momento da vivere in famiglia con tanta cura dei dettagli. Forse più che la Pasqua, per la mia famiglia la festa è un momento in cui si accoglie la primavera. A mia mamma piace apparecchiare la tavola di colori accesi: rosa, verde, azzurro e giallo. E decorare la casa con piccole uova da appendere ai rametti di un albero. Originaria di vicino Ravenna, ricorda che la domenica di Pasqua non mancavano mai uova, piadina (rigorosamente fatta in casa) e culatello. Così il nostro pranzo è un mix di tradizioni: piadine, lasagne o passatelli, accompagnati da carciofi e abbacchio alla romana. Infine, ci piace comprare un grande uovo da rompere tutti insieme, tra le risate dei piccoli della famiglia e gli amici accolti. – Alissa Balocco

Pasqua a Ortigia

Erano giorni diversi ma uguali. Tra strade rallentate e ambulanze allarmate, un tavolino viola ospitava cure per la solitudine: lasagne fatte a mano secondo la ricetta della nonna, arancini orgogliosi, una torta sbagliata, un bicchiere di vino. Tutto intorno, si amplificavano voci, risate, tintinnii di posate di altre famiglie. Ricordi veri, ricordi falsi, chi può dirlo? Oggi li spazzano via le onde fedeli che riveriscono il regno dorato di Ortigia. – Elena Pomè

Le “varette”

Venerdì santo a Lipari, la più grande delle Isole Eolie, viene celebrata una delle processioni più suggestive delle festività.
Le confraternite sfilano lungo la strada principale del centro con addosso abiti tipici religiosi, simboli del lutto.
Sulle spalle, portano le “varette” ovvero le statue antiche. Esse rappresentano la passione di Cristo. Tra queste troviamo il Cristo crocifisso poi morto dentro la bara di cristallo e la Madonna Addolorata tutta vestita di nero e piena d’oro.
La domenica di Pasqua, a Marina Corta, la Madonna Addolorata incontra suo figlio Gesù che non sapeva essere risorto.
La statua della Madonna perde il manto nero e sotto di esso, nascoste, escono le colombe, segno di pace.
Da lì, la Madonna non più addolorata prosegue la processione assieme a Cristo risorto. – Claudia Bisio

I dolci

Per me la Pasqua è un trionfo di bontà che mi attende: uova di cioccolato, la “pecorella”, fatta con la pasta di mandorle e la “scarcella”, un grande biscotto di pasta frolla, dolce tipico della tradizione pugliese. – Silvia Morrone

S’Incontru di Sardegna

Si tratta dell’incontro tra Gesù e Maria. È un rituale che la mattina di Pasqua viene osservato fuori dalle chiese in Sardegna. Consiste nel fare convergere due processioni verso un unico punto, la prima con il simulacro della Madonna dolente, e l’altra con quello del Cristo risorto. È il momento che segna l’inizio vero e proprio dei festeggiamenti pasquali sull’isola. – Leonardo Aresi

Colazione da Yamila

Negli anni che passano, la tradizione pasquale della mia famiglia è al risveglio, al momento della colazione. Il fumo della cioccolata calda che fuoriesce dalle tazze, uova di cioccolata da scartare e la corallina tagliata a fette. Sparsi sulla tavola pennelli e acrilici, per dipingere i gusci delle uova sode. – Yamila Ammirata

Tra carnivori e vegetariani

Il giorno di Pasqua la tavola è il simbolo della battaglia che ha animato i giorni precedenti per trovare il giusto compromesso tra carnivori e vegetariani. Mentre il cane tenta di raccogliere ogni singola briciola, vige una sola tradizione. Mangiare il più veloce possibile per arrivare al dolce. – Lorenzo Sangermano

Lo scoppio del carro a Firenze

La mattina di Pasqua, se siete a Firenze, andate in Piazza Duomo. Aldilà del nugolo di turisti che accerchia il Battistero, un carro pieno di fuochi d’artificio attende oltre il sagrato del Duomo. Una piccola colomba parte da dentro la chiesa di Santa Maria del Fiore, spedita verso il carro. Lo scoppio del carro con il suo gioco di suoni e colori é straordinario e, se siete amanti del genere, subito dopo inizia il sorteggio del calcio storico fiorentino, la rievocazione storica risalente al 1530. 4 uova colorate di bianco, rosso, verde e azzurro, che rappresentano i quattro quartieri storici della città. 2 semifinali a metà giugno, la finale il 24, per S.Giovanni, patrono di Firenze. – Leonardo Pini

“U benedìtte”

I miei ricordi legati alla Pasqua hanno un nome: “u benedìtte”. È il piatto della tradizione barese che apre il pranzo della domenica. L’uovo sodo, le fette di salame, di ricotta e di arancia rossa formano dei cerchi concentrici che vengono benedetti con l’acqua santa. Da qui il nome del piatto. Il benedetto per me è famiglia e amore. È ciò che mi fa sentire vicini i miei nonni anche a centinaia di chilometri di distanza. – Silvia Stellacci

La colomba

Milano, patria del panettone ma anche della colomba. L’idea è attribuita a Dino Villani, direttore della pubblicità della casa dolciaria Motta. Per la prima volta si riutilizza l’impasto del panettone cambiando solo la forma. Nacque così la colomba pasquale. – Giorgio Brugnoli

Le ciambelle strozzose

Pasqua per me è la mia famiglia riunita ad un tavolo. 2 nonni, 4 figli, 7 nipoti, mogli, mariti e fidanzati vari. Pasqua sono le campane che suonano e la tovaglia bianca che profuma di pulito. Le “ciambelle strozzose” con la glassa di zucchero sopra, dolce tipico delle mie Marche, la colomba preparata da mio zio pasticcere e le margherite del prato della nostra casa in campagna. Pasqua è l’unico giorno, insieme a quello di Natale, in cui mia nonna riesce a trascinarmi in chiesa e io non le dico nulla, perché tanto lei è contenta così. – Beatrice Offidani

La musica di Minori

Non ho mai amato celebrare il venerdì santo a Maiori. Nonostante sia cresciuta qui non riesco mai ad abituarmi al buio della città, ai battenti incappucciati che si percuotono il petto trasportando grandi croci. Molto più suggestiva è la celebrazione di Minori: il paese si spegne illuminato solo di piccole luci rosse. Fiaccole splendono mosse dal vento sulla spiaggia e la processione culla il paese con una banda di strumenti a fiato e tamburi. – Giorgia Verna

Facce d’uovo

Un uovo sodo con la mia faccia, quella di mia madre, di mio padre e di tutta la famiglia. Disegnare i nostri volti su un uovo sodo per poi mangiarlo è l’unica tradizione pasquale nella mia famiglia a Torino. Pasqua è un assaggio delle vacanze estive, una pausa dalla scuola e dal lavoro, lontana da qualsiasi rito religioso. – Niccolò Ferrero

Una Pasqua da sogno

Pasqua è ritrovare se stessi in Provenza come Vincent Van Gogh. Pasqua è navigare su una topetta nella Laguna Veneziana. In un attimo è tutto finito. La realtà è all’altezza della fantasia. – Caterina Di Terlizzi

Scuzzatt, sfida all’ultimo uovo

A Bologna la mattina di Pasqua insieme all’uovo di cioccolato e a quello sodo, è usanza mangiare il salame. A casa mia, da quando ero piccola, giochiamo a “scuzzatt”, una gara di precisione e coraggio: l’obiettivo è colpire con il proprio uovo sodo l’uovo di un altro. Vince l’uovo che rimane integro. – Martina Ucci

Non è Pasqua senza casatiello

La mia Pasqua napoletana sa di uova, salame e provola, alcuni degli ingredienti per preparare un tipico tortano o un casatiello. Non ci si limita a mangiarli il pranzo della domenica santa, ma sono a tavola tutta la quaresima. Così come è costante il dubbio su quale dei due abbia le uova sopra. Ogni volta credi di averlo capito, ma l’anno dopo sei di nuovo confusa. Ricordi però bene che sa di famiglia, festa e felicità. – Ludovica Esposito