Esclusiva

Maggio 4 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Maggio 5 2022
Ai David un cinema italiano giovane e nuovo

È un ritratto ricco, articolato e di qualità quello che emerge dall’annuale cerimonia di premiazione dell’Accademia nazionale

Swamy Rotolo ha gli occhi lucidi e la voce spezzata sul palco del Palastudio di Cinecittà con il suo pesante David di Donatello alla migliore attrice protagonista in mano. Lo sguardo è fisso in platea, incatenato a quello di Jonas Carpignano il regista «fratello che le ha fatto scoprire il cinema e glielo ha fatto amare» e che per dieci anni ha vissuto come parte integrante della piccola comunità di Gioia Tauro (provincia di Reggio Calabria) raccontandola con una significativa trilogia, di cui A Chiara è l’ultimo capitolo.

Nella serata di premiazione che procede a gran ritmo, tra la sobrietà di Carlo Conti e l’ironia di Drusilla Foer, Rotolo è una delle sorprese che arrivano soprattutto dalle categorie attoriali, «giovanissima e sconosciuta, al centro di un piccolo film indipendente e coraggioso» afferma Steve Della Casa, direttore del Torino Film Festival. Come lei anche Eduardo Scarpetta, premiato come miglior interprete non protagonista per Qui rido io di Mario Martone, rappresenta «l’immagine di un cinema italiano giovane e nuovo». Un cinema che quest’anno è stato anche rivoluzionato sul piano produttivo dall’ambizioso progetto di Gabriele Mainetti, Freaks Out, opera dall’impianto colossale per lo standard dell’industria italiana, che con i suoi tredici milioni di budget dimostra come sia possibile fare un cinema di supereroi, effetti speciali e innovazione anche in Italia.

Con lo stesso numero di candidature, sedici, di È stata la mano di Dio, Mainetti si presentava come il principale rivale di Sorrentino, vincitore annunciato di questa edizione, almeno dopo la candidatura agli Oscar. Le statuette sono però state assegnate secondo le aspettative, dividendosi tra i premi tecnici al primo e i premi maggiori e artistici al secondo. Significativo, in questo senso, è stato l’ex aequo proprio nella categoria in cui convivono entrambi gli aspetti, la fotografia, elemento che in entrambi i film costruisce la forte identità delle immagini: anticata e onirica in Freaks Out, delicata e intimista in È stata la mano di Dio.

Quest’ultimo, distribuito da Netflix con un breve passaggio in sala, con il David a miglior film segna anche il record della prima vittoria di una piattaforma streaming nel contesto italiano, in tendenza coerente con quanto avvenuto poche settimane fa agli Oscar con CODA. Vince inoltre il David giovani, scelto dagli studenti delle scuole superiori nazionali. «Un premio di cui vado fiero proprio perché ho fatto questo film pensando anche a loro», agli spettatori più piccoli – afferma Sorrentino sul palco – quelli che come Fabietto si trovano spaesati e in cerca di una strada, di un’illuminazione e un sogno da inseguire.

La stagione cinematografica si conclude quindi con un forte slancio verso il futuro e sulle nuove possibilità, sia in termini di potenzialità tecniche e produttive sia in termini di creatività e qualità. Vincono tutti. Vince la Rai, che è riuscita a trovare la formula giusta, concisa e serrata, per costruire una vera cerimonia-evento in TV. Vince il cinema indipendente di Carpignano, quello di nicchia di Di Costanzo e quello colto di Martone, ricostruendo un ritratto ricco e articolato del cinema italiano attuale. E vince un settore lavorativo intero che ritrova il suo pubblico e la sua normalità.

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