Esclusiva

Giugno 16 2022
«Sebastião Salgado mostra la quint’essenza della fotografia»

Al Maxxi di Roma il fotografo brasiliano trasporta in un viaggio in Amazônia

Cinguettii armoniosi e suoni gutturali alternati da colpi di tamburi sordi e ritmici. La luce illumina fiocamente le immagini, come raggi del sole che sbucano tra le fronde degli alberi. Il percorso è una serie di corridoi e slalom tra fotografie appese al soffitto come liane o rami d’albero tra cui districarsi.

Questa è la mostra Amazônia del fotografo brasiliano Sebastião Salgado, un’esperienza immersiva che non solo vuole portare agli occhi dello spettatore le bellezze del polmone verde dell’Amazzonia, ma permettere allo spettatore di essere avvolto dalla natura e conoscere le popolazioni che la abitano. «Salgado, in otto anni, è riuscito a compiere sedici viaggi lì e la mostra è concepita come un progetto unico». Non un dato qualunque quello che evidenzia la fotoreporter Alessandra Mauro. Popolazioni indigene come i Macuxi, i Marubo o gli Yanomami non permettono a tutti di avvicinarsi e visitare le loro terre, in particolar modo per preservare la loro salute. «Queste popolazioni hanno anticorpi diversi dai nostri e quindi un normale raffreddore potrebbe provocargli malattie molto più gravi. Che Salgado sia riuscito a compiere tutti questi viaggi, è un gran riconoscimento».

I paesaggi dell’Amazzonia e i suoi abitanti

Sebastião Salgado

La mostra si apre su una sezione dedicata alle vedute aeree e panoramiche della foresta amazzonica. Il buio delle sale e il grigio dei muri permette alle fotografie di risaltare all’occhio dello spettatore, cullato dalla musica tribale. L’occhio si muove da una montagna a una collina, da un fiume a un lago che Salgado ha raffigurato traducendo gli accesi colori dell’amazzonia nel suo tipico stile in bianco e nero.

Molti ritratti e testimonianze delle varie popolazioni che abitano la foresta sono riportate all’interno di costruzioni rosse al centro della mostra: «sono le ocas, capanne dipinte con dell’ocra rossa che riproducono le abitazioni dove di solito vivono le comunità indigene. All’interno si trovano i racconti dei capo tribù che narrano nella loro lingua le loro testimonianze» la maggior parte delle quali cercano di portare all’attenzione degli spettatori l’importanza della foresta non solo per loro, ma per tutto il mondo. La crisi climatica impatta fortemente su queste popolazioni. Alcuni capi testimoniano che le stagioni sembrano divenute tutte uguali. Il caldo forte resta costante in tutte le fasi dell’anno e non permette a varie piante di crescere e evolvere. «Prendersi cura della terra significa prendersi cura di sé stessi. Noi facciamo tutto con la terra» afferma un capo tribù Xingu.

Il nuovo fotogiornalismo

Ciò che Sebastião Salgado riesce a presentare in questa mostra non è solo una rappresentazione fotografica delle bellezze dell’Amazzonia. Cerca di portare all’attenzione del pubblico i problemi che questo territorio sta affrontando: «Salgado compie un passo decisivo per il foto giornalismo: non solo decide cosa fotografare, ma capisce che ciò che mostra con la fotografia serve per far comprendere alcuni temi al mondo. È uno statement forte ed ecologista: la quint’essenza del fotogiornalismo».

Infatti, negli anni il fotogiornalismo aveva sempre coperto un compito molto riduttivo: era al servizio della notizia. Oggi la fotografia non solo è considerata una forma d’arte, che vive ed esiste indipendentemente, ma ha una sua autonomia e identità anche in senso giornalistico. Non deve essere solo un corollario dell’informazione, ma esserlo essa stessa, per documentare il lavoro e la cultura dell’uomo.  

I fiumi aerei

Sebastião Salgado

Un fenomeno interessante e poco conosciuto che Salgado porta all’attenzione del pubblico è quello dei fiumi aerei, una delle caratteristiche più straordinarie della foresta pluviale. Formandosi sopra la giungla dell’amazzonia, questi “fiumi aerei” carichi di umidità si estendono su gran parte del continente. Gli scienziati stimano che se ogni giorno dal Rio delle Amazzoni vengono riversate nell’oceano 17 miliardi di tonnellate d’acqua, nello stesso lasso temporale dalla giungla se ne innalzano verso l’atmosfera 20 miliardi abbandonando così la regione amazzonica.

Un albero di grandi dimensioni riesce a succhiare acqua fino a una profondità di 60 metri e a produrne 1000 litri al giorno. Questo processo si ripete per ogni albero presente, cioè tra i 400 e i 600 miliardi di volte. L’Amazzonia, dunque, produce una quantità d’acqua molto importante che, nel tempo, torna a ricevere.

Ciò mostra come i fiumi aerei non solo sono essenziali per il benessere economico delle popolazioni brasiliane, ma influenzano i modelli climatici dell’intero pianeta. Anche in questo caso l’accelerato processo di deforestazione e dei cambiamenti climatici stanno impattando fortemente su questo raro e importante fenomeno. La mostra di Salgado colpisce come una pioggia torrenziale la consapevolezza dello spettatore, che tra gli sguardi attenti delle tribù indigene e le sconfinate foreste, apre gli occhi sulla precarietà della Terra e l’importanza di preservarla.

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