Esclusiva

Agosto 30 2022.
 
Ultimo aggiornamento: Settembre 30 2022
No, il World Economic Forum non sostiene l’impianto di microchip nei bambini

Frasi di un articolo del Forum Economico Globale sono state estrapolate e decontestualizzate per sostenere l’esistenza di un piano globale che avrebbe lo scopo di inserire chip all’interno di minori

‘Il World Economic Forum: ci sono ragioni ‘solide e razionali’ per microchippare i bambini‘ è il titolo di un articolo pubblicato il 23 agosto 2022 su maurizioblondet.it, il blog personale di Maurizio Blondet, il quale si qualifica come «giornalista ora in pensione» ed ex collaboratore e inviato per testate come il Giornale, l’Avvenire e La Padania. È autore di diversi libri e articoli su teorie cospirazioniste. Nel suo blog afferma di «indagare sui poteri oligarchici, finanziari e sovrannazionali, che agendo dietro le quinte della democrazia guidano la storia – e la politica presente, sia sul piano internazionale che interno».

La pubblicazione apparsa su maurizioblondet.it prende spunto dall’articolo Augmented tech can change the way we live, but only with the right support and vision’, pubblicato il 16 agosto 2022 sul blog ufficiale del World Economic Forum (WEF), fondazione indipendente senza scopo di lucro con sede a Ginevra, Svizzera.

Secondo quanto sostenuto da Blondet, il WEF avrebbe affermato che «ci sono ragioni ‘solide e razionali’» per impiantare microchip nei bambini. Per l’autore, «l’élite di Davos» (il riferimento è alla località sciistica di Davos, Svizzera, dove ogni anno il WEF organizza un incontro tra esponenti della politica e dell’economia internazionale) avrebbe intenzione di promuovere, sfruttando influencer e una certa «cultura mainstream», l’utilizzo di chip impiantabili. Dietro tutto ciò si nasconderebbero «élite globali» intenzionate a stabilire «un monopolio di potere sulla tecnologia per regolarla ‘eticamente’».

Leggendo il testo integrale del WEF redatto da Kathleen Philips, direttrice generale della sede olandese di Imec, centro di ricerca su nanotecnologie e tecnologie digitali, si può notare come le frasi estrapolate da Blondet e riportate nell’articolo siano decontestualizzate e il loro senso venga distorto per sostenere la propria tesi.

Blondet scrive:

«‘Per quanto gli impianti di chip possano far paura – si legge –  fanno parte di un’evoluzione naturale del costume che i dispositivi indossabili una volta hanno subito. Gli apparecchi acustici o gli occhiali non portano più uno stigma‘, sostiene l’articolo, tralasciando che occhiali e apparecchi acustici non sono incorporati all’interno del corpo, né possono essere controllati da forze esterne.

‘Sono accessori e sono persino considerati un capo di moda. Allo stesso modo, gli impianti si evolveranno in una merce’, scrive la scienziata Kathleen Philips, facendo capire che la cultura mainstream e gli influencer saranno sfruttati per promuovere i chip impiantabili come status symbol alla moda».

La versione integrale, in realtà, è la seguente:

«Ci stiamo muovendo verso un ‘mondo nuovo e coraggioso’? Per quanto spaventosi possano sembrare gli impianti di chip, fanno parte di un’evoluzione naturale che i dispositivi indossabili hanno subito. Gli apparecchi acustici o gli occhiali non portano più uno stigma. Sono accessori e sono persino considerati un capo di moda. Allo stesso modo, gli impianti si evolveranno in una merce. Se sembra improbabile, si considerino le alternative che utilizziamo attualmente. I farmaci spesso mostrano effetti indesiderati perché influenzano più processi biologici contemporaneamente. Qualcuno che assume farmaci a lungo termine potrebbe voler provare un impianto che invia invece impulsi elettrici o ottici molto precisi. Ottenere un impianto è ovviamente più invasivo che prendere un paio di occhiali. Generalmente, gli impianti saranno collegati a condizioni mediche. La misura in cui un particolare dispositivo diventa comune dipenderà dalla funzionalità della tecnologia e da quanto è integrata nel tuo corpo e nella vita (stile di vita) quotidiana».

Philips chiarisce cosa si deve intendere per ‘tecnologie di aumento‘: «L’aumento può essere definito come l’estensione della riabilitazione dove ausili tecnologici come occhiali, impianti cocleari o protesi sono progettati per ripristinare una funzione persa o compromessa. Aggiungete questo a individui completamente sani e tale tecnologia può potenziare».

Nell’articolo si parla di «occhiali notturni, esoscheletri e interfacce cervello-computer» ma la maggior parte dei riferimenti sono ad applicazioni in ambito medico. Si immaginano tecnologie in grado di rilevare a distanza una persona positiva al Covid-19 o impianti pensati per aiutare persone con gravi allergie. Come accaduto con innovazioni tecnologiche come potevano essere considerati occhiali e apparecchi acustici, inizialmente guardati con sospetto, ma poi diventati oggetti di uso comune, il WEF sostiene che la diffusione delle nuove ‘tecnologie di aumento’ dipenderà dal loro grado di applicazione, giustificato da ragioni di carattere medico-scientifico ed etico, e dalle funzionalità che potranno offrire. Inoltre, nell’articolo non si trova alcun riferimento a influencer o campagne per promuovere l’utilizzo di chip, gadget o dispositivi di alcun genere.

In un ulteriore passaggio Blondet suggerisce:

«L’articolo spinge l’idea che gli esseri umani potenziati siano inevitabili e che le élite globali debbano stabilire un monopolio di potere sulla tecnologia per regolarla ‘eticamente’. La tecnologia ha bisogno del ‘giusto supporto, visione e audacia‘, che ovviamente saranno forniti dai sovrani tecnocratici, le stesse persone che stanno facendo ogni progetto di censurare Internet in modo da non poter essere criticate. ‘La tecnologia aumentata aiuterà in tutte le fasi della vita: bambini in un ambiente di apprendimento, professionisti al lavoro e anziani ambiziosi. Ci sono molte possibilità‘, scrive Philips. Perché non impiantare un chip di localizzazione in tuo figlio?‘ chiede lo scienziato, aggiungendo: ‘Ci sono ragioni solide e razionali per questo, come la sicurezza‘».

I virgolettati di Philips sono estrapolati da un più ampio discorso in cui l’autrice si interroga sulle possibili applicazioni future delle tecnologie di aumento, soprattutto di impianti che, per essere efficaci, dovrebbero essere inseriti nel cervello.

«Si dice che la stimolazione elettrica del nervo vago, la superstrada che ha origine nel cervello, sia una terapia miracolosa per la depressione resistente al trattamento, un problema in continua crescita. Nonostante tutte queste opzioni, alcune terapie saranno efficaci solo nel cervello, ma andreste in giro con un chip in testa? Proprio come con i dispositivi indossabili, nessuno storce più il naso per necessità mediche come apparecchi acustici o cardiofrequenzimetri. Anche in un ambiente educativo e professionale, occhiali intelligenti, telefoni, braccialetti e simili sono all’ordine del giorno. L’ambito del gaming è il prossimo obiettivo. La domanda è se gli impianti seguiranno un’evoluzione simile. Salute? Plausibile. Istruzione e professione? Potenzialmente».

Nella riflessione sulla diffusione delle nuove tecnologie e dei chip, Philips illustra potenziali applicazioni della tecnologia per migliorare la qualità della vita di alcune categorie di soggetti e trasformare la quotidianità di molti, usando spesso domande retoriche e spunti di riflessione dal carattere provocatorio.

Riferimenti generici a bambini e ragazzi sono presenti in diversi punti dell’articolo.

Si pensa alle possibili applicazioni delle nuove tecnologie in contesti di apprendimento: «molti bambini con deficit di attenzione lottano a scuola. Nel migliore dei casi, ottengono servizi di istruzione speciali o posti riservati in classe. Tuttavia, con una guida visiva e uditiva aggiuntiva che blocca gli stimoli in eccesso, un bambino con disabilità può affrontare un ambiente scolastico standard. E quando la lezione finisce e arriva il momento di giocare, possono semplicemente togliere i supporti».

Riflettendo sulla possibilità di fornire a bambini affetti da dislessia apparecchi in grado di supportarli nella lettura: «la dislessia è un tratto personale. Vogliamo cambiarlo? Come società, dobbiamo fare una scelta: vogliamo accettare i limiti umani associati all’apprendimento o all’invecchiamento? Le realtà dell’applicazione finale, i giochi e persino l’aumento dell’intelligenza, possono sembrare inverosimili, ma solo il futuro può dirlo».

Infine, si riporta il dato secondo cui al 65% di bambini e ragazzi affetti da Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività vengono prescritti farmaci stimolanti che presentano effetti collaterali a lungo termine, mentre alcuni impianti noti come ‘elettroceutici’ potrebbero produrre gli stessi risultati senza comportare danni.

Sono una serie di esempi seguiti da interrogativi a cui il WEF non fornisce risposte, rimettendo le questioni sui limiti di utilizzo delle nuove tecnologie a esperti di etica.

«I limiti degli impianti saranno stabiliti da argomenti etici piuttosto che da capacità scientifiche. Per esempio, impiantereste un chip di tracciamento nel tuo bambino? Ci sono ragioni solide e razionali per questo, come la sicurezza. Lo fareste davvero? È un ponte troppo lontano? Un altro elemento importante è la sicurezza. Ricordate quando il pacemaker dell’ex vicepresidente americano Dick Cheney è stato modificato per prevenire l’hacking? Anche per le tecnologie salvavita, un’adeguata consulenza etica e un’inquadratura legale sono un must».

Le questioni etiche non vengono delegate, come sostiene Blondet, a «élite globali» intenzionate a «stabilire un monopolio di potere sulla tecnologia per regolarla ‘eticamente’», l’articolo del WEF le rimette a «istituzioni globali o indipendenti» in grado di orientare le scelte di responsabili politici e ricercatori, aiutando a «costruire il quadro etico sugli aspetti sociali della tecnologia della realtà aumentata». Infatti, «con il giusto supporto, visione e audacia, queste tecnologie trasformative, che vanno oltre l’aumento, diventano possibili. Quando entriamo nella zona grigia? L’etica ci consiglierà».

Nella seconda parte dell’articolo Blondet richiama sommariamente due pubblicazioni apparse sul sito summit.news. Nella prima si parla del fondatore del World Economic Forum, Klauss Schwab, e di una sua presunta dichiarazione su un futuro in cui saranno disponibili «microchip impiantabili in grado – anche – di leggere i vostri pensieri». Nella seconda si sostiene che una scuola elementare australiana avrebbe affermato di voler impiantare microchip nel cervello degli studenti entro 10 anni. Entrambi gli articoli menzionati sono stati redatti da Paul Joseph Watson, un noto disinformatore di origine britannica, al centro di una vasta campagna di disinformazione ai danni di Hillary Clinton nel 2016, quando fu candidata democratica alla presidenza americana, e legato al sito di disinformazione InfoWars, fondato dal cospirazionista Alex Jones, bannato da diversi social network per discorsi di promozione di violenza e odio. Watson è stato anche indicato come esponente della “nuova destra” in ascesa sui canali YouTube dal New York Times.

Infine, Blondet rilancia un video di Twitter in cui il CEO di Pfizer, Albert Bourla, parla di una pillola in cui sarebbe presente un «microchip che invierebbe un segnale wireless alle autorità competenti quando il farmaco è stato consumato». Il contenuto è stato analizzato dal Fact Check team di Reuters che ha ritenuto il video decontestualizzato.

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