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Esclusiva

Marzo 31 2023
Stormy Trump: il rinvio a giudizio di un ex presidente

Il dipartimento di giustizia di Manhattan ha incriminato The Donald. Martedì potrebbe costituirsi

L’Edgewood Tahoe Resort è un residence extralusso che si trova in riva all’omonimo lago, nella cittadina di Stateline, al confine con la California. Oltre al parco acquatico, al suo interno è presente un campo da golf a 54 buche, sul quale ogni anno dal 1990 si disputa l’American Century Championship, un torneo di beneficenza al quale hanno partecipato celebrità come Michael Jordan, Ivan Lendl e Donald Trump.

L’ex Presidente degli Stati Uniti era lontano dalla prima corsa verso la Casa Bianca, ma mai avrebbe pensato che quel torneo e la conoscenza di Stephanie Clifford, in arte Stormy Daniels, avrebbero potuto costargli l’incriminazione del 30 marzo 2023 e, forse, la candidatura repubblicana in vista del 2024. Daniels è un’attrice e regista di film hard e nel 2006, dopo aver conosciuto Trump durante il torneo, ha dichiarato di aver avuto una storia con l’allora inquilino della Trump Tower. Un problema di poco conto fino a quando non si sono avvicinati i dibattiti con Hillary Clinton, dopo aver vinto le primarie del GOP: l’uscita in prima pagina della storia avrebbe complicato l’elezione di The Donald.

Così Trump ha chiesto al suo avvocato, Michael Cohen, di mettere mano al libretto degli assegni e di destinare 130.000 dollari alla Daniels, in modo da silenziarla. È l’autunno del 2016 e alle elezioni di novembre manca davvero poco. Il futuro presidente non mostra più la sicurezza di quando affermava che avrebbe potuto «uccidere qualcuno nel mezzo della Quinta Strada a New York e le persone lo avrebbero comunque votato».

Donald Trump vs Alvin Bragg

Nel 2018 il Wall Street Journal torna sulla storia, che viene confermata dalla Daniels. Smentita, poi confermata e poi di nuovo smentita dallo stesso Trump. In quel periodo Alvin Bragg, colui che sta portando avanti le investigazioni sui pagamenti fatti a Daniels, non pensa ancora di candidarsi per guidare il dipartimento distrettuale di Manhattan. Lo farà solo nel 2021, vincendo quelle elezioni. Il predecessore di Bragg, Cyrus Vance, aveva condotto molte indagini sull’allora Presidente, ma aveva poi scelto di puntare sulla presunta evasione fiscale da parte di Trump. Lo scorso gennaio Bragg ha chiamato una nuova giuria a decidere se il pagamento a Stormy Daniels, utilizzando i fondi della campagna elettorale, fosse un’azione meritevole di sporcare la fedina penale di Trump.

L’incriminazione pendente non ha fatto vacillare la fiducia che The Donald ripone nel popolo americano e così ha provato ad evocare un revival del 6 gennaio 2021, il giorno dell’assalto a Capitol Hill. Dalla sua piattaforma su Truth Social, l’ex presidente ha scritto che era riuscito a vedere dei documenti e che martedì 21 marzo sarebbe stato arrestato in quella che sarebbe stata una prosecuzione politica, chiosando con: «Protestate, riprendetevi la vostra Nazione». Qualche giorno dopo, in un raduno a Waco, Texas, aveva sfidato apertamente Bragg: «Mi incrimina per non aver fatto nulla con quella donna con la faccia da cavallo (Stormy Daniels n.d.r)».

L’intento è quella di rafforzare la propria base, l’ala radicale del Partito Repubblicano che, ormai, comanda incontrastata. Lo Speaker della Camera Kevin McCarhty, Marjorie Taylor Greene, Matt Gaetz, Jim Jordan e Lauren Boebert sono solo alcuni di quelli che hanno cercato di alimentare la tensione in seguito alla notizia di un possibile arresto. All’interno del GOP, anche alcuni rivali di Trump come Ted Cruz e Mike Pence, già vicepresidente del tycoon, hanno invitato alla calma, ma hanno accusato il Partito Democratico di utilizzare la giustizia come mezzo politico. Come riportato dal Washington Post, i repubblicani moderati non vedono di buon occhio Trump e l’incriminazione potrebbe avere un effetto negativo per l’ex Presidente sia nelle primarie che, qualora uscisse vincitore, nella corsa alla Casa Bianca.

Polarizzazione

La professoressa Jennifer McCoy, del Carnagie Endowment Center for Peace, da anni studia la radicalizzazione del dibattito politico statunitense. I suoi studi sulla polarizzazione delle democrazie analizzano cause e conseguenze di un discorso pubblico che non conosce tonalità grigie intermedie: o bianco o nero. E gli Stati Uniti a che punto sono dopo l’incriminazione di Trump? «La politica statunitense è polarizzata da ben prima che arrivasse Donald Trump. Lui è un prodotto delle divisioni interne ai due partiti, specie quello repubblicano. Queste hanno favorito la sua ascesa e lo hanno portato alla Casa Bianca. Si è infilato in queste fratture allargandole. In questo momento – continua McCoy – giocare a fare la vittima e invitare i suoi sostenitori a protestare è un elemento polarizzante per la nostra, già polarizzata, democrazia, perché avviene in una fase storica in cui entrambi gli schieramenti sentono il pericolo. Per i repubblicani è quello dei brogli elettorali, per i democratici sono i fantasmi dell’assalto al Campidoglio».

Nemmeno la vittoria di Joe Biden e lo scandalo post-elettorale hanno evitato una terza candidatura per The Donald, dato in testa in gran parte dei sondaggi che riguardano le primarie repubblicane. «Dopo le elezioni del 2020 si pensava che senza Trump la democrazia ne avrebbe beneficiato: sono passati quattro anni e il dibattito è più polarizzato di prima, così come lo è il nuovo Congresso insediato lo scorso gennaio e come lo sono i cittadini americani». Un arresto, che il tycoon vorrebbe fosse spettacolare, non avrebbe precedenti nella storia dell’Unione e farebbe di The Donald il primo ex Presidente con un mandato di cattura sulle spalle. «Venisse arrestato, per qualunque dei processi che ha in corso, tornerebbe a chiedere ai suoi sostenitori di scendere in strada. In maniera non violenta magari, ma screditerebbe ancora di più le istituzioni democratiche».

Davanti alla corte distrettuale di Manhattan, vicino alla Trump Tower e nel centro della città, addobbata come Gotham City in attesa dell’attacco del Joker, la folla chiamata a raccolta dall’ex Presidente non si è mai presentata. La vera festa è davanti all’abitazione in Florida di Trump, quella di Mar-a-Lago, dove centinaia di persone da qualche giorno fanno il tifo perché l’ex Presidente venga lasciato in libertà. A centinaia di kilometri di distanza, ma sempre in Florida, a Tallahassee, Ron DeSantis dissimula fischiettando. Aspetta con ansia il prossimo sondaggio per calibrare il momento migliore per fare la propria mossa.