Esclusiva

Dicembre 15 2023
L’odio social al Women’s World Cup 2023, un problema culturale

Dal report della FIFA e della FIFpro sul Mondiale femminile del 2023 emerge che 152 giocatrici hanno subito attacchi sui social

«È una realtà che va strutturandosi sempre di più, anche dal punto di vista del professionismo: in Italia molte squadre di Serie A maschile hanno la squadra femminile e il campionato comincia ad essere anche di una certa qualità». A parlare è Aldo Serena, commentatore sportivo per Sky Sport, ex attaccante della Nazionale, che ha giocato, tra le altre squadre, per Juventus, Inter e Milan. «Io sono per la tutela della libertà che qualsiasi ragazza possa intraprendere lo sport che vuole anche se ci sono detrattori di questo tipo. In Italia, a differenza di realtà più strutturate come quelle nordeuropea e statunitense, c’è una crescente partecipazione di ragazze giovani». Centocinquantadue sono state le giocatrici prese di mira dall’odio sui social. Così si apre il nuovo report della FIFA, in collaborazione con il sindacato mondiale dei calciatori professionisti, FIFpro. Si legge che un quinto delle calciatrici, 152 appunto, che ha partecipato al Women’s World Cup 2023 è stato vittima di attacchi di «Contenuto discriminatorio, abusivo o minaccioso».

Durante il Mondiale femminile 2023, disputato tra il 20 luglio e il 20 agosto 2023 in Australia e Nuova Zelanda, vinto dalla Spagna, è stato messo in atto un piano per proteggere le squadre, compresi allenatori e funzionari dagli insulti che circolano sui social media durante i tornei internazionali.

Il Social Media Protection Service, SMPS, è un software, che, utilizzando l’IA, nasconde al destinatario istantaneamente il messaggio o il post di odio. Sono state monitorate 697 persone, tra calciatrici e allenatori, che utilizzano attivamente 2.111 account su Facebook, Instagram, Tik Tok, X e YouTube. 5.1 milioni sono stati i post vagliati alla ricerca di contenuti abusivi in 35 lingue diverse: 400.000 quelli segnalati e nascosti, quasi la metà conteneva abusi omofobici, sessuali e sessisti, l’87% dei quali da X. Le vittime principali sono state le calciatrici argentine e statunitensi.

L’attacco alle calciatrici del Mondiale nasconde un problema di fondo e una mancanza di cultura sportiva derivante da un più generale problema educativo: i social network sono il teatro di questo processo. Le giocatrici della Coppa del Mondo femminile FIFA 2023 hanno avuto il 29% di probabilità in più di essere prese di mira con abusi online rispetto ai loro colleghi che hanno partecipato alla Coppa del Mondo FIFA in Qatar nel 2022. L’SMPS, in quel caso, ha analizzato oltre 20 milioni di post e commenti provenienti dalle piattaforme social: i contenuti offensivi segnalati dall’IA sono stati quasi 20.000. Il quarto di finale tra Inghilterra e Francia è stata la partita con il più alto numero di insulti online del torneo: il 38% delle offese proviene da account con sede europea, il 36% da profili sudamericani.

I messaggi di odio online fanno da megafono agli insulti che i giocatori e le giocatrici subiscono dal vivo: durante la partita e nella loro vita privata. Ciò che va tenuto a mente è che «Non bisogna buttare benzina sul fuoco, ma limitare le intemperanze: se si risponde alle offese si innesta un processo di replica pubblica e altri tifosi possono farsi prendere da situazioni violente. È difficile da gestire». Serena racconta di come sia diverso il calcio oggi: il calciatore deve misurarsi con strumenti, i social, che possono essere pericolosi e se «un calciatore sbaglia un rigore in un derby al novantesimo gli conviene non aprire i social per qualche giorno». Il calcio non è un gioco facile, ci sono variabili notevoli: si corre, si gioca con i piedi, il maltempo. Il giocatore ha bisogno di equilibrio personale, ma, insiste Serena «queste vicende minano la tranquillità di una persona giovane in formazione». Prima dell’avvento dei social, gli insulti si limitavano al campo, invece ora le offese arrivano anche nel salotto di casa: «I social sono così: se uno ci partecipa e scrive una certa opinione deve aspettarsi, purtroppo, di ricevere questo tipo di messaggi».

Giovanni Infantino, Presidente della FIFA, in merito alla vicenda del Women’s World Cup 2023, ha dichiarato che non c’è posto sui social per chi minaccia. È necessario fare un intervento più profondo: «C’è bisogno della famiglia, dei gruppi di aggregazione scolastici e sportivi che educhino al rispetto dell’altro. Lo sport di squadra permette di entrare in contatto con molte persone: è un meccanismo di crescita notevole». Il calcio nel mondo porta con sé un fattore di coinvolgimento emotivo senza uguali: ha la capacità di «aggregare le persone e di far passare un momento di felicità» afferma Serena. Sotto i nostri occhi scorrono ancora le immagini dei festeggiamenti argentini per la vittoria della loro Nazionale al Mondiale di calcio 2022 in Qatar.

La minoranza silenziosa dei tifosi violenti rischia di far passare in secondo piano la gioia del tifo e l’amore per il calcio. Lo sport si nutre di passione, di sana competizione e di rispetto, non di odio. Serena ribadisce che «Quando c’è una passione profonda bisogna perseguirla soprattutto in età giovanile: salva la vita ed è un modo per crescere».