Esclusiva

Dicembre 17 2023.
 
Ultimo aggiornamento: Dicembre 18 2023
Renzi: «Credo ancora nella giustizia». Intervista a Zeta

Intervista al leader di Italia Viva, ospite all’evento di Fratelli d’Italia

Roma. Tra Elon Musk, Rishi Sunak e gli altri ospiti ad Atreju, il Senatore e Presidente di Italia Viva Matteo Renzi non passa inosservato. Atteso per il dibattito “Una giustizia giusta: dialogo sulle riforme”, Renzi è preceduto dalla curiosità dei seguaci di Giorgia Meloni, in tanti a riempire la sala per il dialogo sulle riforme della Magistratura.
 
«Sono venuto al posto di Elly Schlein» esordisce Matteo Renzi sul palco, fra i fedelissimi del centrodestra: Andrea Delmastro, Sottosegretario alla Giustizia; Ciro Maschio, Presidente Commissione Giustizia; Giulia Bongiorno, Presidente Commissione Giustizia e Carlo Nordio, Ministro della Giustizia. «Sono qui per fare un dibattito nel mio ruolo di opposizione: questa è la democrazia» aggiunge Renzi, alludendo al forfait di Schlein. L’ex premier non cerca applausi, si dichiara scettico sul Governo che, accusa di non aver fatto abbastanza sulla giustizia: «Critico la mancanza di coraggio nel fare una riforma vera. Dopo un anno e due mesi, il governo guidato da Fratelli d’Italia è in ritardo». Renzi dialoga con il Ministro Nordio, sostenendone le posizioni e, ripercorre le vicende che lo hanno coinvolto.

Ai margini dell’incontro Matteo Renzi risponde a un’intervista di Zeta Luiss sui tema della giustizia e sulla Magistratura.
 
Senatore, il nodo giustizia condiziona da anni la politica, il Ministro Nordio sta presentando proposte tra cui la separazione delle carriere: pensa che questa sia la soluzione? Se venisse presentata una proposta di legge la votererebbe?

«Se ci arriveremo voterò la separazione delle carriere, ma il punto è ci arriveremo?  Io credo di no. Il governo difficilmente porterà in aula la riforma: è un governo che non va, tentenna. Doveva essere un Frecciarossa ma alla fine alla guida abbiamo scoperto che c’è Lollobrigida: fa uno stop ad ogni fermata».

Lei si è trovato spesso in polemica con i magistrati, ha ancora fiducia nella Magistratura?

«Se non avessi fiducia nella maggior parte dei magistrati non avrei scelto di difendermi con le armi del diritto, colpo su colpo. Nonostante tutto, credo ancora nella giustizia e dimostro le mie ragioni nelle aule dei tribunali, firmando ricorsi. Di recente la Corte Costituzionale ha sancito che sono stati i pm fiorentini ad aver violato la legge, non io. E lo stesso aveva fatto la Cassazione».

Pochi giorni fa ha sostenuto che la battaglia contro alcuni magistrati è una battaglia contro il giustizionalismo. Ha fatto il nome dell’ex magistrato Pier Camillo Davigo, perché?

«Il garantismo è nella nostra Costituzione. Chi crede nella democrazia liberale non può che rifiutare il giustizialismo. Le affermazioni di Davigo, secondo cui i suicidi degli imputati nelle carceri sono una perdita di fonti di informazioni, dimostrano come l’impegno per una giustizia giusta debba essere prima di tutto una battaglia culturale, che ho deciso di combattere in prima persona».

Lei ha dichiarato di non essere stato invitato alla festa dell’Unità, evento storico del Pd. Essere ad Atreju non mette in crisi i suoi rapporti con gli altri partiti di opposizione?

«Atreju è stata un’occasione di confronto: io non scappo dal confronto, il confronto è un elemento fondamentale della democrazia. Sarei andato anche alla festa dell’Unità ma come lei ricorda, non sono stato invitato. Alla festa di Fratelli d’Italia ho detto in faccia cosa penso a quelli che sono miei avversari, non nemici. È questa la differenza fra un riformista e un massimalista».