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Esclusiva

Febbraio 18 2022
«È solo un primo passo per riformare la giustizia»

Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale, commenta il verdetto dell’ammissibilità del referendum sulla giustizia da parte della Corte Costituzionale

«Il giudizio positivo sul referendum è un successo, ma è solo un primo passo per riformare la giustizia». La Corte Costituzionale ha ritenuto ammissibili 5 quesiti su 6 dell’iniziativa popolare avanzata dal Partito Radicale insieme alla Lega. Equa valutazione dei magistrati, abolizione della legge Severino, riforma del Csm, limitazione della custodia cautelare, separazione delle carriere dei magistrati.

«È sicuramente un traguardo che consentirà agli italiani dopo decenni di poter cambiare loro la giustizia e avere convinzioni sia sui sì che sui no» dice Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale. L’inammissibilità, secondo la Corte Costituzionale, dell’articolo che proponeva la responsabilità diretta dei magistrati ha impedito al referendum di raggiungere un pieno successo.

All’alba del suo insediamento, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha posto l’accento sulla necessità di una riforma della giustizia, «troppo spesso lontana dagli interessi della collettività». Però, per Irene Testa, c’è poca speranza che l’organo legislativo agisca davvero. «Neanche il parlamento, in tanti anni, è riuscito a creare un dibattito serio sul tema. Sempre e solo piccole riforme e interventi che non sono stati strutturali, come invece chiedono i cittadini italiani».

L’ombra del Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, potrebbe intralciare il percorso del referendum. Le riforme richieste all’Italia da parte dell’Unione Europea per ricevere i fondi del Recovery Fund comprendono il campo giudiziario. «Qualora il parlamento riesca a legiferare nella direzione che indichiamo ben venga. Noi dubitiamo possa davvero accadere. Secondo me le nostre proposte non si accavallano».

In Parlamento le forze politiche non riescono a trovare un accordo. La giustizia spezza gli equilibri delle alleanze e il Partito Radicale ha trovato nella Lega il sostegno alla loro proposta. «Non c’è una posizione univoca. Con la Lega c’è stato un lavoro di tipo fiduciario. Abbiamo condiviso fin da subito i temi e li abbiamo scelti insieme. Il nostro invito a collaborare è stato rivolto a tutti prima di accogliere il partito di Salvini». Il rischio che i due partiti vengano intravisti come alleati politici è concreto, eppure «nell’ottica radicale le diversità arricchiscono. Se con un avversario riesci a fare delle riforme per il bene del paese, ben venga. Non abbiamo paura di nessuna possibile associazione politica tra di noi».

Per Irene Testa il referendum sulla giustizia costituirebbe il punto di partenza. «Andrebbe affrontato anche l’uso dei trojan, il ricorso alle intercettazioni e il loro metodo di esecuzione». La proposta popolare del Partito Radicale punta a costruire un precedente il cui «successo dipenderà molto dall’informazione ci si sarà in grado di dare. Solo se i cittadini saranno informati in maniera corretta ed equilibrata potranno andare a votare e non temerò il quorum».