Esclusiva

Febbraio 2 2026
Dall’Iliade al rap
Barone conquista Roma

Dai banchi di scuola alla scena capitolina, l’artista romano si racconta tra il successo di Penne Capitali e il nuovo album Espansione

Il silenzio di un’aula scolastica si mescola a quello di un’Iliade consumata sui banchi. Mentre il professore di lettere osserva incuriosito, Adriano Barone, allora undicenne, trasforma i versi di Omero in un duello a colpi di rime. Non recita: rappa. Proprio come quando ha rivisitato un’operetta morale di Leopardi con il “gioco del cappellino” – se lo metti sei la Moda, se lo togli sei la Morte. Da questi primi esperimenti nasce Barone.

Classe 2007, romano, ha iniziato ascoltando il cantautorato italiano e il rock americano, per poi scoprire la scena rap di Salmo e Lazza, noti rapper italiani. «Mi sono divertito molto. Ricordo che in quei mesi ero tanto attivo mi faceva stare bene andare in studio di registrazione. Ho sempre giocato a pallone, ma in quel periodo sentivo che la musica stava superando la passione per il calcio». La sua prima vera prova non è stata un talent, ma l’esame di terza media: una tesina sul tema della mostruosità – da Frankenstein alla Shoah – messa in musica e registrata in sei tracce.

Dall’Iliade al rap <br> Barone conquista Roma

Dopo i primi esperimenti davanti alla mamma e al fratello, la svolta avviene quando scopre l’Ateneo: un collettivo di ragazzi più grandi in grado di portare su un palcoscenico il rap di strada trasformandolo in battle (sfide) di freestyle. Qui nasce il sodalizio con il produttore Orlas. «Facevamo freestyle e scrivevamo canzoni per gioco. Orlas creava le basi e le registrava; tramite lui sono nate le prime tracce. Notavo che me la cavavo meglio degli altri, così ho iniziato a scrivere per conto mio. È nato tutto così» – racconta, guardandosi indietro, in vista dell’uscita il 2 febbraio di Espansione, il suo ultimo album.

Dall’Iliade al rap <br> Barone conquista Roma

Barone si muove come l’erede consapevole della ‘scuola romana’, una realtà che si distacca nettamente dalla scena trap milanese: «A Roma puntiamo all’eternità del marmo», spiega l’artista. «La differenza risiede proprio in questo: se la trap insegue il piacere istantaneo, la nostra tradizione si fonda su un rap più classico. È per questo che l’élite capitolina, da Gemitaiz a Noyz Narcos fino a Mezzosangue, continua a produrre qualità». Un’identità coesa, diversa dall’eterogeneità milanese o dal «campionato a parte» di Napoli, dove il carattere viene rivendicato con forza.

Nel 2024 esce il brano Penne Capitali, chiaro omaggio all’album Penna Capitale dei Club Dogo (2006). «Quel disco mi ha formato. Ho pensato che quel titolo a Roma potesse funzionare ancora di più. È una traccia realizzata con i miei amici rapper Mata e sko, diventata subito virale sui social. Adesso ha superato i 100 mila ascolti su Spotify».

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Il successo, però, è «un’arma a doppio taglio»: bruciare le tappe non è sempre un bene, ma Barone ne ha tratto un vantaggio. «Mi ha aiutato a formare un collettivo». Insieme a Mata e sko, ha dato vita a un nucleo di artisti, produttori e grafici della nuova generazione romana: «Uniamo il pubblico di tre artisti diversi. Si è generato un bel movimento attorno a noi».

Nei brani domina la sua città: «C’è un 80% di presenza della parola Roma nei miei testi. Dopo la maturità, frequenterò l’università sempre qui: non ho intenzione di trasferirmi, voglio continuare a essere il portavoce della mia comunità». Al centro della sua visione c’è «la rivincita dei buoni»: «Cerco di mettere la mia anima, la mia umanità. Nel rap, essere buono diventa una forza: io esalto il mio mondo, questo è un atto di supremazia». Guardando al futuro, Barone aspira a diventare un punto di riferimento, un giovane poeta contemporaneo: «Sono nato per scrivere». Nessuna ambizione da superstar milionaria: «Non sarò ricchissimo. La mia è una propensione al racconto».