“50 e 50”: i cinquant’anni di Radio Popolare in mostra a Strasburgo

La storica emittente milanese raccontata al Parlamento Europeo attraverso le immagini della storia della sua redazione

All’interno dei palazzi di vetro in cui viene deciso il futuro dell’Europa, l’onda della radio non smette di scorrere anche attraverso le immagini. “50 e 50. La mostra. Radio Popolare 1975-2025” è l’allestimento fotografico che racconta i cinque decenni in cui l’emittente è stata il riferimento della “sinistra” a Milano.

La mostra ha riscosso successo quando è stata presentata per la prima volta nella sala delle cisterne nella Fabbrica del Vapore a Milano, per questo l’eurodeputato Pierfrancesco Maran ha voluto ospitarla nei giorni della plenaria, 27-30 aprile, al palazzo Winston Churchill del Parlamento Europeo a Strasburgo. L’obiettivo di Maran è quello di far conoscere a tutti la storia di una radio che ha contribuito a rendere più libera l’espressione del Paese e che ha raccontato il presente da vicino ad oltre 20 mila ascoltatori.

La narrazione per immagini parte da quando nella sede di corso Buenos Aires 15 a Milano si forma la Cooperativa di Radio Popolare: a quei tempi ne faceva parte quasi tutta la sinistra extraparlamentare, da Lotta Continua al Movimento Lavoratori per il socialismo. Essendo cooperativa, si reggevano sull’abbonamento annuale degli ascoltatori che all’inizio potevano diventare soci sottoscrivendo una quota di 5.000 lire, così dopo più di un anno passarono da 60 a oltre 2.500.

La radio nasce in contrapposizione all’informazione istituzionale, e dichiara di essere di massa, non subordinata alla linea di una particolare forza politica o sindacale. Nel 1977 il palinsesto prevedeva dieci notiziari al giorno, la trasmissione “Microfono aperto” che consentiva a tutti di intervenire senza censure, la “Rubrica giovani” nel pomeriggio, il notiziario sindacale e le notturne. Oltre ai giornalisti locali, collaboravano collettivi di donne, medici e giornalisti esteri.

Mentre si discute del movimento Punk che diventa sempre più popolare nelle strade londinesi e di omosessualità in una trasmissione condotta da non vedenti, a Milano Radio Popolare decide di stampare la voce su carta: nasce “Il Giornale di Radio Popolare”. «Dagli articoli che troverete capirete perché siamo convinti che il giornale sia utile e sia un passo in più per la radio», si legge nel primo editoriale.

Dalle foto in bianco e nero emerge il dissenso e la voglia di riscatto per chi combatte per la rivoluzione, sono i periodi delle contestazioni studentesche e gli anni di piombo. Solo due giorni dopo il rapimento di Aldo Moro, due giovani del Centro sociale Leoncavallo, Fausto Tinelli e Iaio Iannucci, vengono assassinati e Radio popolare è presente e ha continuato a cercare la verità per anni con diverse inchieste.

Il 1980 è un anno drammatico e di profonda trasformazione, segnato dalle stragi di Ustica e Bologna e dalle tensioni internazionali che portano sessantacinque nazioni a boicottare le Olimpiadi di Mosca. Mentre il panorama radiofonico si apre a nuove istanze sociali con il debutto di “Radio Shaabi”, primo spazio per la comunità araba, e de “L’Altro Martedì”, che ospita voci del mondo omosessuale e lesbico, l’autunno industriale vive lo scontro decisivo alla FIAT, dove il blocco dei cancelli viene superato dalla storica “marcia dei 40.000”. Tra l’impegno femminista della neonata trasmissione “Ciao bella” e l’iconico concerto di Bob Marley allo stadio Meazza, Radio Popolare si fa testimone di ferite collettive, lotte sindacali e nuovi fermenti culturali.

Con lo sguardo si scorre il cambio di colore delle fotografie e si percepisce nei volti la crescita di una Redazione aperta all’innovazione. Per parlare di calcio nasce “Bar Sport”, che raccoglie i commenti dei tifosi, ma che è anche il luogo in cui vengono scoperti talenti, tanto che il conduttore Sergio Ferrentino recluterà tre ascoltatori che oggi conosciamo come Gialappa’s Band.

La mostra è divisa per autore seguendo una linea cronologica che fa rivivere momenti e che emozioni chi li ha vissuti. Radio Popolare oggi esce dai suoi confini nazionali per varcare l’Europa, in cui si dibatte per la difesa dei diritti gli stessi che ha combattuto in tutti i suoi cinquant’anni e più.

Le fotografie esposte sono di Gabriele Basilico, Marco Becker, Paola Bensi, Gianni Berengo Gardin, Matteo Bergamini, Carlo Cattadori, Lucio Cavicchioni, Carlo Cerchioli, Mario Dondero, Pietro Fanti, Dino Fracchia, Salvatore Laforgia, Uliano Lucas, Erica Mela Magagnato, Marzia Malli, Fabio Minotti, Angelo Navarria, Roby Schirer, Markus Sotto Corona, Michele Tabozzi.

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