Silent book, scrivere senza parole

Il racconto di una casa editrice italiana sulla potenza universale delle immagini

Nel corridoio dell’area Bookstock del Salone del Libro di Torino ci sono storie appese. Albi illustrati tenuti su da un filo, contro pareti colorate. Li sfogliano una mamma con un bambino che ancora non sa leggere, un turista inglese, una coppia di giovani fidanzati. Li capiscono tutti allo stesso modo. La forza dei silent book, i libri senza parole, spiega a Zeta Francesco Zamboni, coordinatore di collana per la casa editrice Carthusia, «è che da una mancanza può nascere una risorsa con cui costruire insieme un mondo».

Tavole doppie di disegni, dove le uniche lettere sono nel titolo e in una dedica iniziale, se ce n’è una. Il concetto dei libri silenziosi si afferma in Italia quindici anni fa, grazie all’idea dell’illustratore Gianni De Conno, che suggerisce all’editrice Patrizia Zerbi di lanciare il primo contest al mondo per silent book. «Voleva che facessimo il famoso “concorso che non c’era”», confessa Zerbi a Zeta, «ma all’inizio sembravamo più che altro l’armata Brancaleone: pensare questo progetto in Italia era da visionari. Il mondo editoriale non era interessato, il pubblico nemmeno, i genitori, anzi, erano quasi preoccupati dall’assenza di parole».

Oggi, alla quattordicesima edizione del Silent Book Contest, partecipano autori da cinquanta paesi. Raccontano le avventure di pescatori dentro vasi di porcellana, amori tra creature misteriose o la vita degli operai che costruiscono le stelle. «Quest’anno le proposte sono state quasi trecento, votate da una giuria di adulti a cui se ne affianca una composta da oltre mille bambini sparsi per il mondo», commenta Zamboni. I due verdetti non coincidono mai. Solo l’anno scorso Il pettirosso, dell’autrice iraniana Mania Eghrarian, ha messo d’accordo tutti, con una lezione sul sapersi prendere cura degli altri.

Molti dei progetti di Carthusia nascono «dalla volontà di ascoltare i vissuti relativi a una tematica che ci sembra importante affrontare», aggiunge. «Realizziamo dei focus group, dove ascoltiamo bambini, ragazzi, adulti che ci raccontano i loro problemi, con la supervisione di pedagogisti, psicologi e altre figure che ci aiutano a mettere ordine in queste esperienze». Da questi laboratori sociali nascono lavori come Riflettiamoci di Gek Tessaro, un libro che elabora il trauma dei giovani allontanati dalle loro famiglie d’origine e accolti nelle comunità, attraverso i disegni di un rinoceronte e una giraffa che imparano a non sentirsi più soli.

Per Zamboni, che nel 2024 ha scritto Giacomo & Giacomo, graphic novel dedicato al politico socialista Giacomo Matteotti, «in un silent book la storia è fondamentale, deve evocare, dare suggestioni, un buon impianto illustrativo da solo non basta». Serve anche «che l’uso delle immagini sia funzionale. Per alcuni libri i disegni ricchi e curati sono efficaci, ma in altri casi un segno essenziale, rarefatto, è la scelta migliore».

In una pausa dal firmacopie del suo Ali di carta, invece, il “raccontastorie” – come si definisce sul suo profilo Instagram – Marco Sergio Erculiani spiega a Zeta che per scrivere storie senza parole «il modo migliore è pensarle come un film, come se tu fossi il regista». Il suo silent book, la storia di una libraia che fa volare i suoi piccoli clienti, illustrato da Giorgia Zanin, è il frutto di «tanto dialogo e pazienza. Un po’ alla volta le parole vengono assorbite dai disegni, a volte è come se tante lettere si comprimessero in un solo simbolo».

Nessuna parola sulla carta, dentro il Bookstock. O allo stand di Carthusia, nell’angolo del Padiglione 2, dove un drappo che riproduce una tavola di Cantando con gli occhi, il silent book scritto dal cantautore romano Francesco De Gregori, svetta alle spalle di Patrizia Zerbi. «L’unica cosa che conta è avere sempre delle idee», ci dice, mentre sfoglia commossa le pagine de Il buon viaggio, l’ultimo libro illustrato dal suo amico De Conno prima di morire. E «quando hai un’idea un po’ folle, se davvero ci credi ce la puoi fare: basta resistere, resistere, resistere».

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