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Wopke Hoekstra: «Più rinnovabili per l’Europa indipendente»

Intervista al commissario UE per il clima e le emissioni zero: geopolitica, AI e crisi energetica. Le sfide dell’Europa oggi
Wopke Hoekstra: «Più rinnovabili e nucleare per un’Europa indipendente»

Dopo ventisei anni Wopke Hoekstra torna alla Luiss non più come studente, ma come commissario europeo per il clima. Durante la lectio magistralis organizzata dalla Scuola di Giornalismo ricorda l’Erasmus del 2000 a Roma. Il primo telefonino, le lezioni di geopolitica del professor Staffan De Mistura, la percezione che tutto fosse possibile: era l’ottimismo di inizio millennio. «Ma oggi viviamo in un mondo diverso», dice.

Il conflitto in Iran, l’aumento del costo dell’energia e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale sono sfide che l’Europa deve saper affrontare. «È evidente che questa situazione di instabilità viene percepita ogni giorno dai cittadini in tutto il continente: stiamo andando verso una recessione più ampia», osserva Hoekstra.

Per superarla, l’Unione europea intende lavorare sul breve e lungo periodo: da una parte, l’idea è dare «agli Stati membri la possibilità di abbassare le tasse e ridurre i costi di rete per contenere l’aumento dei prezzi». Dall’altra, «dobbiamo assicurarci di diventare più indipendenti dal punto di vista energetico».  Il nostro continente non produce petrolio o gas e per non dipendere da paesi terzi, serve «aumentare le rinnovabili: più sole e vento, più capacità di accumulo con batterie, più elettrificazione e più nucleare». Su quest’ultimo punto in particolare, Hoekstra riconosce che l’Unione non può imporre una linea unica ai Ventisette, ma se l’utilizzo dell’energia atomica è controllato e sicuro per i cittadini, è un’ottima alternativa ai combustibili fossili.

Serve un dialogo tra i paesi membri per l’adozione e l’accumulo di energie rinnovabili, un nuovo piano Marshall, come l’aveva definito già lo scorso anno al Forum Europa di Bruxelles: «Tutto questo avrà un costo. Una parte sarà coperta da risorse nazionali, un’altra dovrà arrivare da fondi europei. E una terza parte, a mio avviso, dovrà provenire anche dal settore privato, che dobbiamo coinvolgere nel sistema, per assicurarci di procedere con rapidità».

Centrale, dunque, la questione della diplomazia climatica, soprattutto dopo il ritiro degli Stati Uniti sull’Accordo di Parigi nel gennaio 2026. «L’unica cosa che come Europa possiamo fare è assicurarci di essere efficaci nei nostri rapporti con gli altri». Con la Cina le relazioni sono più difficili. «A Pechino hanno fatto un lavoro notevole a livello interno in termini di elettrificazione. Ma stanno anche pianificando la costruzione di decine di nuove centrali a carbone, senza rispettare pienamente condizioni di concorrenza eque».

Wopke Hoekstra: «Più rinnovabili e nucleare per un’Europa indipendente»

Per Hoekstra invece, «l’inquinamento e i rischi ambientali non sono il principale timore riguardo all’AI», un’innovazione «che porta con sé opportunità straordinarie, ma anche rischi significativi in termini di sicurezza e protezione». «Ci sarà una forte trasformazione delle nostre società e del mercato del lavoro», aggiunge, «forse non nei prossimi anni, ma in un orizzonte un po’ più lungo. Se si combina l’intelligenza artificiale con la robotica, è difficile immaginare quanti lavori continueranno a essere svolti meglio dagli esseri umani che dalle macchine. Il verdetto è ancora incerto, non lo sappiamo».

Quello che è chiaro, invece, per il commissario è la necessità di un’Europa davvero unita. «Si può parlare di unione solo se tutti rispettano le stesse regole. La realtà, purtroppo, è che sotto molti aspetti l’UE è stata concepita come una comunità pensata per tempi favorevoli».

«Non siamo ben attrezzati contro chi vuole destabilizzare il sistema», afferma, commentando le ultime rivelazioni fornite da Washington Post e The Insider riguardo ai leak di informazioni verso la Russia da parte di uno Stato membro come l’Ungheria. «Non siamo nemmeno preparati quanto vorrei nella gestione delle crisi. Stiamo migliorando, ma allo stesso tempo il numero di eventi a livello globale con cui dobbiamo confrontarci continua ad aumentare. Abbiamo bisogno di maggiore rapidità e di una maggiore capacità decisionale».

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