Fan degli abiti vintage, persone che cercano elettronica usata a basso costo, collezionisti di carte Pokémon o appassionati di antiquariato in cerca della prossima occasione. Si incontrano tutti su Vinted: l’app di compravendita dell’usato che nel 2023 aveva già superato 100 milioni di utenti.
Il funzionamento è intuitivo: chi vende pubblica un annuncio con foto e dettagli, dall’altra parte chi è interessato può chiedere informazioni e trattare sul prezzo oppure comprare l’articolo. Una volta spedito il pacco, l’acquirente lo riceve, lo controlla e, se tutto è conforme, cliccail tasto “tutto ok”, sbloccando il pagamento per il venditore. Sembra semplice, e invece non lo è. Perché alla base di tutto c’è un elemento fragile, la fiducia.
Le truffe non sono una novità su Vinted, ma stanno cambiando forma. Sempre più spesso a essere colpiti non sono solo gli acquirenti ma anche i venditori, e una delle dinamiche più recenti riguarda l’uso della intelligenza artificiale per costruire prove false. Il meccanismo è difficile da contrastare: chi compra aspetta la consegna e poi segnala un problema sostenendo che l’articolo sia arrivato danneggiato. A quel punto allega fotografie che mostrano crepe, graffi o difetti, immagini apparentemente credibili ma che in realtà possono essere generate o modificate grazie all’IA. Ciò che viene spedito in perfette condizioni può così apparire rotto, mentre il sistema di verifica della piattaforma, che si basa anche su strumenti automatizzati, fatica a distinguere tra prove autentiche e manipolate.
Questo rende il fenomeno insidioso, soprattutto in un sistema che tende a tutelare maggiormente l’acquirente. Su Vinted chi compra può aprire una contestazione entro 48 ore se l’articolo non arriva, è danneggiato o non corrisponde alla descrizione. Le controversie vengono gestite con un mix di automazione e intervento umano, ma molti venditori segnalano come, di fronte a prove fotografiche convincenti, la piattaforma finisca spesso per dare ragione al compratore, lasciando poche possibilità di difesa.
Accanto a queste nuove forme di raggiro continuano a circolare le truffe più tradizionali. Tra le più diffuse ci sono le richieste di pagamento fuori piattaforma, che annullano la protezione acquisti, la vendita di articoli contraffatti spacciati per originali, i venditori che spariscono dopo aver ricevuto il denaro e i tentativi di phishing tramite link o QR code falsi. Anche chi vende può essere vittima di schemi consolidati, come il reso fraudolento con oggetti diversi o pacchi vuoti, oppure contestazioni costruite ad arte con immagini di prodotti diversi da quelli effettivamente ricevuti o accuse strumentali di non autenticità. Non a caso molti utenti raccontano le proprie esperienze sui social e su piattaforme come Reddit, dove esistono intere community dedicate a sfogarsi, segnalare truffe e condividere consigli su come difendersi.
Oltre alle truffe, Vinted si è trovato a difendersi da accuse ben più gravi di una politica di reso poco chiara che permette raggiri. Una ragazza nel 2025 ha denunciato sul web di aver trovato su siti pornografici foto che aveva pubblicato sull’app per mostrare indossati i vestiti che voleva vendere. Dopo la denuncia online la giovane è stata contattata da tante altre donne che avevano subito lo stesso trattamento. Un’inchiesta del notiziario tedesco Tagesschau ha rivelato l’esistenza di un gruppo Telegram dove le foto di ragazze prese da Vinted venivano commentate con toni sessualizzanti. In seguito all’inchiesta l’applicazione ha affermato di adottare una politica di zero tolleranza per questi avvenimenti e ha esorato gli utenti a proteggersi evitando di postare fotografie in cui si è riconoscibili o di condividere informazioni personali sensibili come indirizzi e coordinate bancarie.
Eppure, Vinted non è solo il terreno dei raggiri. Negli ultimi mesi è diventata anche uno spazio inatteso di comunicazione e mobilitazione. Alla vigilia del referendum sulla giustizia 2026, la piattaforma è stata invasa da inserzioni fuori dal comune: cartelli, fogli e disegni messi in vendita a prezzi simbolici o volutamente assurdi, accompagnati da messaggi che invitavano gli utenti ad andare a votare. Alcuni annunci erano ironici, altri esplicitamente schierati sia per il sì che per il no, e in molti casi gli oggetti venivano dichiarati gratuiti, trasformando l’inserzione in un mezzo di diffusione del messaggio. Le interazioni generate, tra like e offerte, hanno spinto questi contenuti tra i più visibili dell’app, sfruttando le logiche dell’algoritmo per amplificarne la portata.


Il caso di Vinted non è un fenomeno isolato, tanti altri siti e social stanno affrontando dinamiche simili. Dimostrando quanto l’approccio che abbiamo nei confronti delle piattaforme stia cambiando evolvendo dalla funzione per cui erano state progettate.








