I codici visivi nell’era dell’intelligenza artificiale

Presentato alla Camera dei Deputati "Vestire le parole" libro di Giulia Aloisio Rafaiani

Le rigide spalline di un tailleur erano simbolo di potere se ad indossarle era Margaret Thatcher. Un abito color pastello era il riconoscimento di nobiltà e di regalità, quando regnava Elisabetta II. Oggi un berretto da baseball rosso diventa un influente strumento di comunicazione dal valore politico inestimabile.

Nella sua semplicità, questo accessorio è in grado di condensare lo slogan identitario di un leader politico come Donald Trump e una precisa visione degli Stati Uniti. Il cappellino diventa quindi un dispositivo visivo immediato, riconoscibile e replicabile, capace di comunicare appartenenza, consenso e identità politica.

“Vestire le parole – Codici visivi e culturali tra comunicazione e moda” è il titolo del libro di Giulia Aloisio Rafaiani, presentato alla Camera dei deputati in occasione della Giornata Mondiale del Libro. Il volume utilizza la moda come metafora per analizzare i cambiamenti della società, mostrando come moda e media siano stati per secoli strumenti di identità, potere politico, resistenza e partecipazione civica.

Nel dibattito con l’autrice e la deputata di Azione Federica Onori, moderato da Laura Pace, giornalista de “Il Messaggero”, è stato analizzato il ruolo dell’algoritmo nelle scelte informative. 

La community diventa centrale, come sottolinea Pace: «Vedere un politico nella quotidianità genera vicinanza. Anche l’abbigliamento segue questa logica di normalizzazione». I social media offrono trasparenza e riducono la distanza tra cittadini e politica, ma comportano anche rischi: sovrapproduzione di contenuti e standardizzazione guidata dagli algoritmi.

«I codici visivi non sono dettagli estetici, ma strumenti di potere da saper leggere per comprendere la politica», aggiunge Onori. Oggi, comunicazione e moda sono due facce della stessa trasformazione socioculturale: il potere passa anche attraverso segni e immagini.

Il simbolo, etimologicamente, “mette insieme” elementi diversi come figura e significato. Pensiamo a Volodymyr Zelensky, che dopo l’invasione del 2022 ha adottato una divisa fatta di felpe e capi militari scuri, espressione di sobrietà e vicinanza al Paese in guerra. 

Nel 2025 lo stesso Zelensky ha poi scelto un completo nero senza cravatta, segnando una svolta comunicativa elogiata anche da Donald Trump. Questo dimostra come il linguaggio del corpo e dell’abbigliamento preceda spesso le parole, influenzando la percezione pubblica e politica.

«La tuta militare di Zelensky non è un dettaglio di stile, ma una scelta politica che comunica resistenza e rifiuto dei privilegi del potere», aggiunge Onori. Il caso mostra come il linguaggio visivo possa incidere sul messaggio più dei discorsi ufficiali.

Emerge con chiarezza anche una dimensione di genere: uomini e donne non vengono interpretati allo stesso modo nei contesti di potere. Come si legge nel libro di Giulia Aloisio Rafaiani, l’intreccio tra parola e immagine agisce su due dimensioni: la percezione di noi stessi e il modo in cui proiettiamo la nostra figura verso l’esterno. 

L’abbigliamento per secoli ha rappresentato un manifesto di rottura o di potere: basti pensare a come la gonna e la minigonna – quest’ultima inventata da Mary Quant – siano diventate simboli di emancipazione e affermazione sociale, come ricordato da Laura Pace.

Per lungo tempo esso ha rappresentato un vero e proprio linguaggio attraverso cui le donne potevano distinguersi oppure conformarsi ai modelli dominanti, iscrivendosi, anche in modo indiretto, nelle dinamiche di potere e nelle gerarchie sociali.

Una trasformazione radicale avviene soprattutto sotto la spinta dei nuovi media e dell’Intelligenza Artificiale, rendendo i segni dell’identità più riconoscibili e replicabili. «I social media prima, e l’AI oggi, contribuiscono a cambiare i paradigmi della comunicazione in maniera sempre più immediata: in questo contesto, la centralità che assume l’immagine è in costante crescita» conclude l’autrice del saggio.

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