Aveva dieci anni quando, nel 2015, ricevette il suo primo portatile e iniziò ad addentrarsi nel mondo della produzione musicale. Su YouTube cercava “How to make vaporwave beats”, tutorial su come creare brani di uno dei generi nati su Internet più emblematici. Comincia così la storia di fakemink – all’anagrafe Vincenzo Nischal Camille Bhatia – artista britannico che, dal 2023 a oggi, è passato da figura underground a nuovo profilo della musica internazionale, come testimonia il nuovo album Terrified, uscito il 22 maggio.
Col suo nome d’arte, che in inglese significa “pelliccia finta”, è uno dei volti di una scena che può essere definita Internet rap o, più in generale, Internet music. Artisti giovanissimi che, a partire dalle loro camerette, sperimentano con il rap e le sue strumentali. C’è chi privilegia brani iper distorti e bassi aggressivi, come l’americano Nettspend. Chi invece, come xaviersobased o lo stesso fakemink, lavora su decomposizioni, campionamenti e suoni strani, che sembrano emergere direttamente dagli abissi della rete.

Molti hanno meno di 25 anni: xaviersobased è nato nel 2003, fakemink nel 2005 e Nettspend nel 2007. Su di loro aleggia l’ombra di Playboi Carti, rapper statunitense considerato una figura chiave dell’urban moderno e pioniere del sottogenere rage: un personaggio enigmatico la cui influenza, ascoltando i dischi di questi artisti, è difficile da negare.
Evocano un immaginario fatto di psicofarmaci, autodistruzione, situazioni respingenti e intricate, non facili da capire. Le canzoni durano poco e descrivono una scena più legata alla rete che a un luogo geografico preciso. Ma soprattutto raccontano quanto sia logorante alimentare costantemente il loro personaggio davanti a una platea che consuma e dimentica con la stessa velocità con cui ascolta.
In questo scenario nasce Terrified. Un disco concepito tra l’Essex – dove è cresciuto – e lo Chateau Marmont di Hollywood, l’hotel in cui John Belushi morì di overdose nel 1982. A gennaio aveva già pubblicato The Boy who Cried Terrified, un mixtape che indicava la direzione e lasciava intravedere cosa aspettarsi da questo nuovo lavoro.
Tra sintetizzatori inquietanti ma futuristici, bassi distorti e ritmi serrati, l’album mette in scena una discesa dal narcisismo difensivo alla frammentazione emotiva. Una maschera che si incrina fino a rivelare un fakemink sempre più esposto e meno sicuro di sé.
All’inizio del disco domina una postura di sfida, in bilico tra fama, colpa proiettata sugli altri e superiorità ostentata. Ritorna l’idea di essere frainteso perché «troppo avanti», tema già emerso dopo le sue recenti esibizioni ai due festival americani, Coachella e Rolling Loud. Performance che hanno suscitato reazioni negative tra pubblico e media, alle quali ha risposto così in un post su X: «State confondendo il disagio con la cattiva arte […] Chiamate terribile qualcosa perché è più facile parlare di confusione che ammettere i vostri limiti […] Ma vi perdono. Non tutti sono fatti per capire le rivelazioni».
fakemink si presenta come intoccabile ma i brani lasciano filtrare la paura delle conseguenze, come nei riferimenti ai sette sigilli dell’Apocalisse in Playlist. Poi arriva la deriva affettiva tra paranoia, isolamento, gestione del successo. La narrazione si sposta verso la sua vita privata e l’album si chiude parlando di donne, relazioni passate, nostalgia di Londra e sensi di colpa.
Terrified è un disco che ben descrive una scena di giovani artisti che mettono al centro estetica cupa, suoni abrasivi e testi sregolati. Elementi che hanno caratterizzato album trap fondamentali come Rodeo di Travis Scott e DS2 di Future, entrambi pubblicati negli Stati Uniti nel 2015.
Come molti di questi artisti, fakemink ha un’immagine forte, che funziona e che ormai lo sta portando oltre la nicchia. In un momento in cui la trap, almeno nella forma in cui l’abbiamo conosciuta, fatica a trovare un nuovo slancio tra pop e rap, questa ondata sembra essere uno dei futuri possibili, una delle vie che il genere nato ad Atlanta può prendere per sopravvivere e rilanciarsi nei prossimi anni. Non solo fuori dall’Italia.








