Le luci si abbassano all’interno del Johnson Space Center di Houston, mentre sul grande schermo scorrono immagini della Luna, di navicelle spaziali in costruzione e poi lanciate, di astronauti coraggiosi. L’atmosfera è quella delle grandi occasioni, mentre sul palco si alternano dirigenti della NASA, rappresentanti delle agenzie partner e veterani dello spazio.
L’amministratore della NASA Jared Isaacman martedì 9 giugno ha annunciato i quattro astronauti che prenderanno parte nel 2027 ad «Artemis III», terzo step del programma Artemis e penultimo prima del ritorno effettivo dell’uomo sulla Luna. I membri dell’equipaggio saranno il comandante Randy Bresnik, con oltre 7.000 ore di volo all’attivo e gli specialisti di missione Andre Douglas, riserva in Artemis II e Frank Rubio, medico di volo certificato. A stupire, però, è stato l’annuncio del quarto elemento: l’italiano Luca Parmitano. La sua presenza racconta l’impatto che l’Europa sta avendo sul programma spaziale più ambizioso del ventunesimo secolo.
A lui sarà affidato il secondo ruolo più importante dopo il comandante, quello di pilota e sarà responsabile delle operazioni più delicate, quando l’intervento umano dovrà integrare o sostituire i sistemi automatici. Non è un dettaglio secondario, considerando che Artemis III sarà una delle missioni tecnicamente più complesse che la NASA abbia mai tentato. La spedizione si fonda su una stretta collaborazione tra l’agenzia spaziale americana e i suoi partner commerciali: Blue Origin di Jeff Bezos e SpaceX di Elon Musk e il suo obiettivo sarà verificare che tutta l’architettura funzioni come previsto. Verranno testate le procedure di attracco tra la capsula Orion e i veicoli sviluppati da Blue Origin e SpaceX, indispensabili per le future spedizioni lunari.
La nomina di Parmitano trova una sua spiegazione proprio in questa complessità. Ufficiale dell’Aeronautica Militare, pilota sperimentale e membro dell’ESA (European Space Agency) dal 2009, ha trascorso oltre 300 giorni nello spazio ed è stato il primo italiano a comandare la Stazione Spaziale Internazionale. Nel corso della sua carriera si è trovato a gestire diverse emergenze e imprevisti, tanto che lo stesso astronauta ha attribuito la sua selezione all’esperienza maturata come test pilot: «Io vengo dall’Aeronautica Militare, che mi ha addestrato prima sui caccia e poi come collaudatore. Non ho alcun dubbio che sia stato questo bagaglio professionale a indirizzare la NASA nella sua decisione».

Crediti foto: @NASA/John Kraus
L’Europa e l’Italia nello spazio
La scelta di Luca Parmitano non parla però solo di una missione complessa e della necessità di qualcuno d’esperienza che la sappia gestire, ma ci racconta molto anche sul ruolo che l’ESA si è conquistata nel tempo. Fondata nel 1975, ad oggi conta 25 Paesi di cui 23 membri e rappresenta uno dei principali esempi di cooperazione scientifica e tecnologica del mondo.
Negli ultimi decenni, è passata dall’essere un socio utile a diventare un elemento indispensabile, tanto da fornire per la terza volta consecutiva l’European Service Module, ovvero il modulo che garantisce alla capsula Orion propulsione, energia elettrica, acqua, ossigeno e controllo termico.
Anche in tempi complessi e divisivi dal punto di vista geopolitico, la presenza di Parmitano dimostra quindi che la NASA riconosce di aver bisogno dei suoi alleati internazionali, come l’ESA: «Mi piace pensare che questa scelta della NASA sia un modo di riconciliarsi con i Paesi con cui collabora. La mia assegnazione come pilota è un segnale molto forte che racconta come l’America non consideri l’Europa solo come un partner strategico, ma come un compagno di viaggio utile, indispensabile, desiderato e ben voluto», ha commentato.
In una partita con più giocatori come questa, anche l’Italia occupa una posizione di rilievo. Membro fondatore dell’ESA, attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana partecipa da anni ai principali programmi internazionali di esplorazione. La filiera dello spazio in Italia rappresenta una fetta di mercato importante che nel 2024 ha registrato 21,4 miliardi di euro di fatturato complessivo e occupato 54.300 addetti. È per questo motivo che proprio all’Italia è stato affidato il compito di costruire qualcosa che vada oltre l’allunaggio e che rappresenti un punto di partenza per una nuova fase dell’esplorazione spaziale del ventunesimo secolo: i moduli abitativi che consentiranno una presenza sicura e prolungata degli astronauti sulla Luna.








