«Diamo il via ai matrimoni egualitari»

Giuseppe Conte alla Pride Croisette sui temi dell’identità di genere e diritti

Sul Viale delle Terme di Caracalla, a Roma, c’è una enorme scritta a caratteri cubitali alta diversi metri: PRIDE. È nata per non passare inosservata. Al centro si spalanca un enorme arco, un ingresso libero. Come per l’armadio delle Cronache di Narnia, si viene catapultati in una dimensione alternativa. L’antico complesso termale è stato trasformato in piazza pubblica. 

È qui che, per la decima edizione, la Pride Croisette ha montato il suo villaggio con stand, palchi e file di sedie  in attesa della manifestazione che il 20 giugno porterà in piazza la comunità LGBTQ+.

Per chi è entrato in quello spazio la sera del 17 giugno, la voce di Giuseppe Conte è stata la prima ad attirare l’attenzione: «I diritti civili vanno riconosciuti, punto». 

Ad intervistare il leader pentastellato Federico Lobuono, Direttore Responsabile della rivista di politica e cultura Rinascita, in un confronto a due: una poltroncina di fronte all’altra su un palco essenziale. Nel corso dell’intervista Conte ha insistito sulla necessità di non separare l’ambito dei diritti civili da quello dei diritti sociali, definendo questa distinzione «una bestialità e una strumentalità». 

Interpellato da Zeta il leader del M5S ha ribadito: «Non ci devono essere discriminazioni, bisogna riconoscere la dignità di ogni essere umano, non si può non riconoscere la libertà individuale. Bisogna far sentire tutti protagonisti del consorzio umano».

Sul programma del cosiddetto “campo largo”, in materia di diritti civili, ha confermato l’impegno storico del Movimento per il matrimonio egualitario per ogni tipo di coppia, proposta presentata in ogni campagna elettorale: «Tutti devono avere diritto a costituire una famiglia riconosciuta per legge. Con le unioni civili abbiamo fatto un passo avanti, ma non basta».

A questo proposito non è mancato un riferimento personale: «Ci vuole l’attuazione di un articolo che a me sta a cuore della Costituzione. Il mio prediletto è il secondo comma dell’articolo 3. Non contiene solo la libertà e la parità dei diritti, va oltre. Ciascuno deve essere messo in condizione di potersi sentire protagonista».

È stato toccato anche il tema dei figli: «Dobbiamo legittimare l’adozione anche per le coppie omogenitoriali». Il punto centrale del suo ragionamento ha riguardato la condizione dei minori senza famiglia: «Pensiamo a un bambino che in questo momento è abbandonato in un istituto, ma perché non dare la possibilità a quel bambino di poter avere una prospettiva, una vita migliore e anche una relazione affettiva che lo possa far crescere?».

Quando il discorso si è spostato sul decreto Valditara, Conte ha duramente criticato il punto in cui è richiesto il consenso scritto delle famiglie per alcune attività educative: «Quelle più avvedute sono più consapevoli e informate, quindi autorizzeranno. Invece quando i figli si ritrovano in contesti familiari disfunzionali non ci sarà questa sensibilità e non si arriverà al consenso».

Il rischio, ha spiegato, è che si arrivi ad un paradosso: «È proprio dove c’è più necessità di recupero di una dimensione educativa, come in contesti di fragilità emotiva, che viene invece preclusa al bambino la possibilità di crescere».

Sul piano delle politiche penali, ha rilanciato la necessità di intervenire sul fronte delle discriminazioni: «Il decreto Zan va riproposto: non basta la repressione, ma serve anche un segnale forte contro aggressioni e offese motivate dall’odio e dalla discriminazione».

La conversazione ha lasciato sullo sfondo i temi del Pride spostandosi sulle discriminazioni di genere, sul fronte energetico e l’ immigrazione.

Nessuno spazio per la diplomazia quando si è parlato delle recenti dichiarazioni di Vannacci sul femminicidio: «Ha detto una bestialità. Quando si ragiona su questi reati, c’è una logica proprietaria, retaggi culturali di uomini che non si rassegnano alla libertà delle donne. È questo il movente che va contrastato». 

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