Autonomia e sicurezza: l’Europa alla prova

Un incontro per discutere il ruolo dell'Ue e la necessità di agire in maniera rapida

“Velocità” è stata una delle parole più ricorrenti al panel Quale Europa di fronte alle sfide globali? di lunedì 5 ottobre presso l’Università Luiss. L’incontro, attraverso gli interventi dei relatori, ha approfondito il ruolo dell’Unione europea e le sue attuali fragilità ponendo l’accento su la guerra in Ucraina e le relazioni con gli Stati Uniti. 

Le sfide interne: i nazionalismi

Le sfide che stanno trasformando lo scenario globale impongono all’Unione europea, oggi più che mai, di evolversi per mantenere un ruolo di primo piano sulla scena internazionale: solo preservando il proprio peso politico potrà continuare a garantire i diritti sui quali è fondata, senza rischiare di ritrovarsi in balia degli eventi esterni.

La rilevanza europea è oggi messa in discussione non solo da forze esterne, ma anche, come sottolinea Walter Veltroni, presidente della Fondazione Giorgio Napolitano, dai «singoli nazionalismi esercitati dai Paesi dell’UE».

Una dinamica che evidenzia la necessità di superare una prospettiva esclusivamente nazionale di fronte a sfide che, per loro natura, hanno ormai una dimensione internazionale. «In tempi di vulnerabilità e pericolo, rifugiarsi nell’ideologia nazionalista può essere rassicurante in un primo momento, a discapito di una visione europeista di lungo periodo», prosegue Veltroni.

Per l’europarlamentare Stefano Bonaccini le vittorie della destra in più stati dell’Unione sono sintomo della mancata fiducia che gli europei hanno nell’Europa e nella sua capacità di saper fronteggiare le sfide che si prospettano.

Il tema della doppia sovranità, nazionale e internazionale, è stato centrale nel corso dell’incontro, rimarcando la necessità di bilanciare il rapporto tra le due per poter porre fine a questa situazione intermedia che impedisce all’UE di evolversi. Tra gli esempi citati: l’uso di una moneta unica ma politiche economiche separate. «In questo momento i paesi vogliono i vantaggi di essere uniti e i vantaggi della sovranità nazionale, non hanno una visione collettiva» dice Sylvie Goulard, già ministra e parlamentare europea, evidenziando come questo atteggiamento porti ad un indebolimento della struttura collettiva, facendo cadere l’Europa nell’irrilevanza, incapace di competere con nazioni quali USA e Cina. 

Leggi anche: «Putin vuole dividerci, l’Europa è un gigante»

Le sfide esterne: La guerra e l’America

«Non siamo in guerra, ma non siamo neanche in pace». Con queste parole il già presidente del Consiglio dei Ministri Paolo Gentiloni descrive la condizione dell’Europa di fronte alla guerra in Ucraina e richiama la necessità di costruire una vera politica di sicurezza comune. Il conflitto, osserva l’ex presidente del Consiglio, rappresenta anche un’occasione per ricordare che l’Europa è un attore globale e deve essere in grado di agire come tale.

Tra i relatori emerge l’idea di un’Europa che non punti semplicemente al riarmo nazionale, ma che sia almeno capace di cooperare e di assumere responsabilità comuni. Per Sylvie Goulard, però, la risposta europea non può limitarsi ai toni moderati con cui spesso affronta le crisi internazionali. «Quando davanti a noi le superpotenze gridano e uccidono» osserva citando l’intellettuale tedesco Thomas Mann, la prudenza europea rischia di non essere sufficiente.

A questo si aggiunge il rischio di disinformazione e manipolazione da parte di diverse potenze, che rende ancora più urgente rafforzare la coesione interna dell’Unione. Una risposta che, secondo i relatori, non può essere rimandata: la velocità delle decisioni diventa parte integrante della capacità europea di difendersi e di agire.

La guerra ha inoltre messo in discussione un altro pilastro dell’equilibrio europeo: il rapporto con gli Stati Uniti. La ridefinizione del ruolo americano nella sicurezza del continente pone agli europei una domanda sempre più difficile da eludere: quanto possono ancora dipendere dalla protezione statunitense e quanto devono invece sviluppare una propria capacità di azione?

Per Stefano Bonaccini, questa trasformazione può diventare anche un’opportunità per rendere gli europei più autonomi. Ma il passaggio non è automatico: richiede decisioni comuni, investimenti e soprattutto la capacità di trasformare l’urgenza delle crisi in una direzione politica condivisa.

Guerra, sicurezza e rapporto con gli Stati Uniti convergono così in una stessa questione: la capacità dell’Europa di essere più autonoma senza isolarsi e di cooperare senza rinunciare alla propria capacità di decidere. In un contesto internazionale sempre più instabile, il tempo delle esitazioni rischia di diventare il principale limite alla sua capacità di agire.

Velocità e pragmatismo: una direzione comune

Di fronte a un mondo sempre più instabile e competitivo, la sfida per l’Europa non è soltanto difendere ciò che ha costruito, ma riuscire ad agire con maggiore rapidità e concretezza.

Per Stefano Bonaccini, la questione riguarda il futuro stesso dell’Unione: «Cosa possiamo fare affinché, indipendentemente dall’esito delle elezioni, l’Europa che lasceremo alle generazioni future sia quella che abbiamo ereditato noi?». La risposta, secondo Bonaccini, passa dalla capacità di agire rapidamente per sostenere lavoro, opportunità e competitività.

Goulard richiama invece il valore pragmatico del progetto europeo: ricordare agli europei ciò che hanno costruito e utilizzare gli strumenti democratici, a partire dal voto. L’Europa, sottolinea, non è un’ideologia, ma un progetto nato dalla necessità di affrontare insieme problemi comuni.

La questione centrale resta dunque una: capire se il futuro dell’Europa sarà davvero un futuro condiviso. Perché, in un mondo che accelera, la capacità di decidere e agire insieme diventa la condizione per resistere.

Podcast ZetaPOD

Podcast

TG ZetaTG

TG

GR ZetaGR

GR

Iscriviti a
Zeta Data Lab

Iscriviti alla nostra newsletter