Esclusiva

21 Maggio 2020
Io, libero professionista, mi rialzo da solo

La ripartenza di Giuseppe, odontotecnico, che in questi mesi al contrario di molti non ha potuto puntare sul tanto discusso smart working: «Ma per me il bicchiere è sempre mezzo pieno»

«La passione per il mio lavoro, che amo come il primo giorno, mi spinge ad andare avanti. Credo che lavorerò finché posso, finché il fisico me lo permette. Noi italiani abbiamo un know-how superiore agli altri. Nasciamo, cresciamo e viviamo nel bello e sappiamo come riprodurlo. Nel mio lavoro, che è soprattutto manuale e di artigianato, lo tengo sempre presente. Abbiamo le capacità e la forza necessarie a uscire, prima o poi, da questa crisi». Sono le parole di speranza dette a Zeta da Giuseppe, 59 anni, lavoratore autonomo da sempre, che oggi deve gestire la ripartenza della sua attività con le sue sole forze.

«Ho aperto il laboratorio odontotecnico quando ero poco più che adolescente, a 20 anni. Da quel giorno ho iniziato a stringere contatti con i medici, i dentisti, gli ospedali e i professionisti con cui tutt’oggi collaboro. Ho capito quanto sia importante, per chi lavora in autonomia, curare i rapporti con chi ti dà lavoro e soprattutto renderli saldi. A fine mese non hai lo stipendio fisso. Dipende sempre e solo da te».

ripartenza
Giuseppe al lavoro nel suo laboratorio odontotecnico a Roma

Il “lavoro agile” non ha raggiunto tutti

In questi mesi di lockdown, per molte categorie di lavoratori – tra cui gli odontotecnici – non è stato possibile fare tesoro della tecnologia sfruttando il tanto discusso smart working, il lavoro da remoto, proprio per la natura della professione, che necessita di vicinanza e contatto fisico con il cliente. Inoltre, l’assenza di regole chiare e omogenee da parte del governo su come gestire questo tipo di ripartenze non ha agevolato i lavoratori autonomi, che oggi stanno cercando di riorganizzarsi come possono, attuando le misure anti-contagio senza aver avuto direttive precise. «Sto cercando di mettere il più possibile in sicurezza il mio studio. Oltre alle protezioni di base come mascherine e guanti, che noi assieme ai medici usiamo normalmente, indosso la cuffia, il casco, il doppio camice e il copriscarpe. Per professioni come la mia il rischio biologico di contrarre il virus è intrinseca».

«In questi mesi ho continuato a lavorare, ma di meno. Ci sono state emergenze, dalla classica protesi dentale rotta alle riparazioni, o lavori da modificare per semplici necessità. Sicuramente c’è stato e c’è il timore delle persone di andare a farsi visitare, ma a volte se i denti fanno male non c’è scelta. Bisogna andare per forza. E dunque il lavoro del tecnico va di pari passo con quello del medico. È chiaro che quando mi chiamano io devo essere sempre presente sul posto di lavoro. A volte sono dovuto andare negli ospedali o negli studi privati per visitare qualche paziente, ma ho cercato di viverla con normalità, consapevole di dover sempre tutelare non solo la mia salute, ma anche quella dei miei collaboratori e dei clienti».

La prevenzione negli studi privati

A proposito di tutela della salute Giuseppe ci spiega che le misure di sicurezza seguite negli studi professionali, da quando ha cominciato a diffondersi il virus, sono diventate più rigide. Gli appuntamenti, per esempio, sono sempre distanziati (mantenendo un tempo tra una seduta e l’altra) per ridurre l’accesso, si utilizza la sala d’attesa come luogo di passaggio e si dotano tutti gli ambienti di specifici dispenser di gel detergente e materiale monouso. Le sanificazioni degli ambienti di lavoro sono state incentivate. Inoltre si cerca sempre di predisporre la stanza selezionando solo gli strumenti utili e necessari per svolgere la seduta con ciascun cliente, lasciando la strumentazione non utilizzata chiusa nell’armadio.

L’aiuto della tecnologia

Alla domanda su quanto stia trovando difficile rialzarsi da solo, non avendo un’azienda alle spalle, Giuseppe risponde: «La ripartenza è graduale, ma la tecnologia mi sta aiutando molto: spesso sono in laboratorio, programmo i lavori ed esco a prenderne altri mentre le macchine lavorano per me. Ho fatto la scelta di affidarmi alla tecnologia anni fa, nel 2006. Ero considerato un pazzo. Molti mi dicevano: “Ma come, sei da solo e spendi tutti quei soldi per le macchine?”. Io sì, ci ho creduto e li ho spesi, e oggi forse sono un po’ più avanti a molti. La scelta di investire sulla tecnologia si è rivelata giusta. Riesco a fare tutto da solo con l’aiuto dell’elettronica: dopo aver progettato, fatto la scansione e realizzato il modello in 3D, la macchina me lo realizza. Spesso i macchinari lavorano di notte. Le cotture vanno fatte a 1500 gradi per undici ore. Quindi imposto il lavoro dei forni nelle ore notturne e poi la mattina io prendo il lavoro, lo lucido, lo rifinisco e ho fatto. La tecnologia mi sta aiutando a rialzarmi più velocemente».

Fanno ben sperare le parole e lo sguardo positivo di Giuseppe. «Per me il bicchiere sarà sempre mezzo pieno» ci dice, consapevole che la ripresa sarà per tutti molto cauta, forse lenta, ma che il ritorno alla normalità si sta pian piano avvicinando, se in questa fase di convivenza con il virus continueremo a osservare un meticoloso rispetto delle prescrizioni.