Esclusiva

15 Dicembre 2020
La penisola del tesoro “escondido”

Una maledizione o un dono divino che dal mare ha aiutato qualche pescatore venezuelano a risollevarsi dalla povertà

“Non sono stati i pescatori a scoprirlo, ma le persone che vivono vicino alla spiaggia, dal lato del cimitero”. Victor Angelito Avila è un ventiquattrenne di Carùpano, città venezuelana nello stato di Sucre. Il 4 ottobre ha ricevuto una foto via Whatsapp: “girava quest’immagine di una moneta d’oro, bucata, simile a un teschio. Morivo dalla voglia di capire cosa fosse, così sono salito in auto”. 

La penisola del tesoro “escondido”
Pescatori di sardine a Guaca, Venezuela

Si è recato a Guaca, un villaggio a mezz’ora di macchina dalla sua città. Qui, le baracche in lamiera dei pescatori affacciano sulla baia in cui le onde hanno depositato un piccolo tesoro: orecchini, bracciali, “morocotas”, cioè monete e altri oggetti a prima vista preziosi. “Quando sono arrivato c’erano già tante persone a raccogliere i gioielli con pale, sacchi e contenitori”. Nessuno sa da dove provengano, i pescatori si sono affidati alle leggende.

Il termine colombiano ‘Guaca’, che dà nome anche alla “playa” stracolma di barchette ormeggiate in rada, indica un sepolcro degli antichi popoli indigeni del Sud America. In un luogo abituato a vivere di pesca e commercio di sardine e oggi messo in ginocchio dalla crisi economica e dalla pandemia, gli abitanti hanno interpretato il movimento delle maree come un “regalo de Dios”. Con le mani nella sabbia della battigia, in poche ore hanno raccolto tutto. 

La penisola del tesoro “escondido”

Cruzbelis Vargas Quijada, una ragazza del posto, racconta di come non tutti siano riusciti a ricavare qualcosa dai tesori: “Molti hanno scovato strani bottoni, chiavi, catene, figure sacre, indumenti, ma altri come me non hanno trovato nulla. Qualcuno è riuscito a rivenderli e ha comprato del cibo per le proprie famiglie, ma a qualcun altro, al momento del cambio, hanno detto che si trattava di bronzo. Addirittura, alcuni si sono rifiutati di convertirlo convinti che potesse essere maledetto”. 

“Io non ho raccolto nulla, sono sicuro che appartenga a un cargo di narcos naufragato”, racconta Victor. Un mistero che ha stimolato teorie di ogni tipo: gli oppositori del regime di Maduro ipotizzano che il tesoro “escondido”, cioè nascosto, come lo chiamano a Guaca, sia una strategia per placare le proteste dei pescatori contro la povertà. 

Ad arricchire di folklore la vicenda anche la coincidenza storica per la quale proprio sulla penisola di Paria, nel 1498, attraccarono le navi di Cristoforo Colombo. Che si tratti di un tesoro antico? Il New York Times, tra le prime testate a riportare la storia, ha commissionato un test chimico sull’oro: ha scoperto che, in realtà, il materiale è stato fabbricato in Europa negli ultimi decenni. Chris Corti, esperto gioielliere britannico fondatore di COReGOLD Technology, ritiene si tratti di oro a 18 carati, ma ha confermato l’analisi di provenienza effettuata quotidiano di New York.

Gli abitanti di Guaca, però, a due mesi di distanza dal primo ritrovamento, non si sono rassegnati. Al tramonto, terminato il viavai dei pescatori, “qualcuno ancora spera di trovare qualcosa”, rivela Cruzbelis. Nella speranza che, se è successo una volta, il miracolo possa ripetersi. 

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