Esclusiva

21 Dicembre 2020
«Ho fatto il vaccino anti Covid, ecco come è andata». Il racconto di un italiano a Oxford

Il Regno Unito è il primo Paese nel quale sono iniziate le somministrazioni del vaccino Pfeizer contro il coronavirus. Un infermiere italiano lo ha ricevuto e ci ha raccontato la sua esperienza

«Una luce in fondo al tunnel. Sono felice di essermi vaccinato». Francesco Carolla lo annuncia trionfante su Twitter. Ha 28 anni e lavora come infermiere specialista nel trattamento delle ferite chirurgiche al John Radcliffe Hospital di Oxford, in Inghilterra, dove vive dal 2016 quando, fresco di laurea, decise di lasciare l’Italia e trasferirsi oltre Manica. Lo scorso 18 dicembre si è sottoposto al vaccino anti Covid della Pfizer-BioNTech, dieci giorni dopo il via libera alla somministrazione in tutto il Regno Unito, unico Paese europeo a essersi avvalso dell’autorizzazione all’uso di emergenza (EUA) per distribuirlo prima della valutazione dell’Agenzia europea per i medicinali (EMA).

Dottor Carolla, chiariamo anzitutto chi può essere vaccinato in questa prima fase

«Dal 8 dicembre qui in Gran Bretagna il vaccino è disponibile per gli operatori sanitari di pronto soccorsi, ospedali e terapie intensive, oltre che per tutti gli over 80 e per il personale delle case di riposo. A partire da quella data i vari dipartimenti ospedalieri hanno comunicato persona per persona, tramite mail, la disponibilità del vaccino e la possibilità di prenotare un appuntamento tramite link. Unico prerequisito: essersi sottoposti a vaccinazione antiinfluenzale almeno sette giorni prima di ricevere la prima dose. Appena avuta l’occasione mi sono prenotato».

Come funziona la procedura?

Per prima cosa mi hanno fatto firmare un consenso informato circa i possibili effetti collaterali elencati nel bugiardino e mi hanno lasciato una serie di recapiti telefonici per avvertire in caso di effetti indesiderati ulteriori. Dopo la somministrazione ho dovuto attendere 15 minuti prima di andare via per valutare e scongiurare eventuali reazioni allergiche. Adesso non mi resta che aspettare tra i 21 e i 28 giorni per ricevere la seconda dose che mi garantirà la massima protezione possibile contro il virus».

E come sta?

«Per quanto riguarda gli effetti collaterali, tutto nella norma. Sono passati due giorni e posso dire che sto bene, normale. Ieri ho accusato un leggero di mal di testa e un lieve dolore al braccio, ma sono tutti effetti che fanno parte della procedura».

Una volta completato il processo di vaccinazione potrà ancora contagiarsi e trasmettere il virus agli altri?

È tutto scritto nell’opuscolo informativo: la possibilità di contrarre il virus c’è ancora anche se in forma lieve e al momento non ci sono evidenze scientifiche che dopo il vaccino la trasmissibilità si riduca

I suoi colleghi sono convinti dell’efficacia del vaccino? Quanti di loro lo hanno già ricevuto o si sono resi disponibili ad assumerlo?

Non ci sono ancora dati ufficiali su larga scala, è passato troppo poco tempo. Io però ho parlato con diversi di loro e devo dire che prevale un grande scetticismo. Molti non si vaccineranno e il motivo principale è legato ai tempi di sperimentazione troppo brevi. Mi auguro sia solo questo e che non serpeggino complottismi anche tra noi uomini di scienza

Ha mai pensato di non farlo?

Mai. Ho fiducia nella scienza, altrimenti non farei questo mestiere.

Leggi anche: Ecco il vaccino. Gran Bretagna prima al mondo, l’Italia aspetta l’Europa