Esclusiva

13 Gennaio 2021
Donne e Chiesa: un futuro da scrivere

Con la recente approvazione di Bergoglio, sarà possibile per le donne poter essere ministranti ufficiali durante le messe. Ma con molte sfide davanti il futuro del ruolo femminile nella Chiesa è tutto in divenire. Ne abbiamo parlato con il teologo Massimo Faggioli e con una donna da anni impegnata nella pastorale della sua diocesi

Ha colto di sorpresa dentro e fuori le mura vaticane il motu proprio “Spiritus Domini” di Papa Francesco (paragonabile dal punto di vista legale ad un decreto diretto di un Capo di Stato) circa l’istituzionalizzazione dell’accesso alle donne all’accolitato e al lettorato. Di fatto questa pratica è presente nella Chiesa di tutto il mondo da almeno 30 anni, cioè da quando è stato permesso anche alle donne nella prassi ma non nelle regole stabilite in Vaticano di poter leggere le letture delle celebrazioni liturgiche durante le messe e di servire come ministranti accanto ai sacerdoti sull’altare.

Con una lettera inviata al cardinale Luis Francisco Ladarìa, Prefetto per la Congregazione della Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio), Bergoglio ha chiesto ufficialmente che da oggi anche alle donne laiche e non consacrate venga concesso il corso di iniziazione per questi ministeri, già previsto per gli uomini nella legge vaticana. Sia per mancanza di “personale” che per desiderio profondo di molti fedeli cattolici sparsi per il mondo, il Papa ha normalizzato per le donne una prassi che già esiste: a meno che un parroco non sia fortemente contrario oggi è infatti possibile ricevere la comunione dalle mani di una donna, o vedere una donna leggere dall’altare le letture del giorno durante una messa (escluso il Vangelo, prerogativa del sacerdote o del diacono, ultimo gradino dopo l’accolitato e il lettorato).

Ne è la prova Brunella Pia Pavone, fedele laica di una grande diocesi del Sud Italia, che da 6 anni in quanto ministro straordinario dell’Eucarestia è autorizzata a dare la comunione ai fedeli, così come può leggere le letture del giorno per l’assemblea. «Con queste concessioni del Papa la donna sta ottenendo quello che da tempo doveva ottenere. L’impegno di noi donne nella Chiesa si è visto molto negli ultimi anni in diverse forme, e spero di poter cominciare quanto prima il percorso di accolitato appena lanciato da Francesco», dice a Zeta Brunella Pia. «Domenica scorsa per esempio ho sostenuto un sacerdote servendo la messa come ministrante. Ho portato le ampolle contenenti l’acqua e il vino per la consacrazione, al servizio della messa al suo fianco. Io vado dai malati moribondi in ospedale e nelle case per pregare e dare loro una benedizione. Spesso i parenti hanno paura di chiamare un sacerdote per dare ai malati l’unzione degli infermi perché percepiscono che si avvicina l’ora della fine, e una figura laica come la mia può dimostrare un sostegno importante e diverso».

Donne e Chiesa: un futuro da scrivere
Brunella Pia

Ciò che invece divide ancora nella Chiesa è l’accesso delle donne laiche al diaconato, primo gradino verso il sacerdozio. Con un documento di 20 anni fa poi confermato da Benedetto XVI, Giovanni Paolo II infatti confermava l’impossibilità per le donne di accedere agli ordini consacrati del diaconato e del sacerdozio, lasciando però scoperti l’accolitato e il lettorato sotto il profilo del diritto canonico. «Questa apertura è un’ottima notizia perché è un movimento nella giusta direzione: un riconoscimento di una realtà che le donne già fanno in moltissime parti della chiesa in tutto il mondo. Una realtà consolidata da moltissimi anni. È un segnale di movimento verso un certo senso della realtà da parte del Papa e dei suoi consiglieri. D’altra parte bisogna vedere che tipo di aspettative avranno molte altre donne verso un ipotetico diaconato femminile o addirittura il sacerdozio, su cui questo documento non porta alcuna modifica», spiega a Zeta Massimo Faggioli, professore di Teologia presso la Villanova University di Philadelphia, in Pennsylvania, autore del volume di prossima uscita “Joe Biden e il cattolicesimo negli Stati Uniti”, edito da Morcelliana. «Non vedo il diaconato femminile come una delle priorità attuali di Bergoglio, che non è intenzionato a spingere perché sa che è una questione che dividerebbe la Chiesa in alcune zone del mondo in modo molto grave, se non addirittura portandola ad una spaccatura vera e propria».

E infatti col 2021 è partito il sinodo dei vescovi della Chiesa cattolica tedesca, che durerà due anni e che avrà al centro della sua agenda la discussione di eventuali aperture verso il diaconato e il sacerdozio femminile, la benedizione delle coppie omosessuali e il matrimonio anche per i sacerdoti. Temi che fanno tremare i polsi della Curia Romana, sempre più spaventata dalle spinte interne che da anni emergono in seno alla Chiesa tedesca, pronta a rivendicare autonomia pastorale circa i temi più sensibili legati a donne e sessualità.

Donne e Chiesa: un futuro da scrivere
Massimo Faggioli

Un futuro, quello della Chiesa di Bergoglio, pieno di incognite secondo Faggioli: «Non è ancora chiaro cosa verrà deciso in Germania e in altre Chiese locali: il ruolo della donna è la questione principale visto il numero di abbandoni femminili nella Chiesa. In una cultura dell’eguaglianza sociale e di uguale accesso ai ruoli dirigenziali la Chiesa ha un grosso problema di credibilità: dovrà spiegare chiaramente perché le donne sono emarginate dal sacerdozio e da altri ruoli. Anche in Australia e negli USA è così, ma ci sono chiese in cui tutto questo porterebbe ad uno scisma formale e reale tra chi è favorevole e chi respinge». Del resto ogni cambiamento nella Chiesa ha atteso decenni prima di prendere vita, e anche in questo caso temi così delicati potrebbero attraversare più di un pontificato: «Se la chiesa tedesca dovesse votare per un cambiamento in questo senso, io credo non troverebbe un benvenuto a Roma neanche da parte di Francesco».