Esclusiva

13 Gennaio 2021.
 
Ultimo aggiornamento: 25 Gennaio 2021
Test, vaccini (e app). La lotta al Covid secondo Abbott e Microsoft

Un’edizione tutta in digitale per il CES di Las Vegas, la fiera internazionale dell’elettronica di consumo. Quando la tecnologia incontra la scienza: app e chatbot per battere il virus

Nell’ultimo anno scienza, medicina e tecnologia hanno affrontato sfide enormi. Ci sono stati successi e fallimenti, in un clima di incertezza che ha richiesto grande capacità di adattamento. Una soluzione miracolosa non si è trovata, ma gli sforzi di aziende e istituzioni sono stati notevoli. Proprio la lotta al Covid è stata al centro di uno dei 200 eventi che stanno animando il Consumer Electronics Show, la prestigiosa fiera dell’elettronica di consumo che si tiene ogni anno a Las Vegas. All’edizione 2021 – quattro giorni di incontri interamente in digitale, dall’11 al 14 gennaio – partecipano 53 startup italiane accompagnate dall’ICE, l’Istituto per il Commercio Estero. Zeta sta seguendo i lavori del CES grazie alla partnership con Joule, società attiva nei servizi energetici integrati.

Al panel dedicato al Covid-19, moderato dalla giornalista di Bloomberg Michelle Cortez, hanno preso parte i responsabili di due aziende in prima linea nella lotta al virus: Andrea Wainer, vicepresidente della diagnostica rapida di Abbott, e David Rhew, vicepresidente della divisione salute di Microsoft. «Abbiamo una squadra di cacciatori di virus sempre pronti a scovarne di nuovi – ha spiegato Wainer – Un anno fa, una volta trovato il virus in Cina, abbiamo sviluppato un test molecolare in soli 30 giorni: non perché lo credevamo possibile ma perché era necessario. I test hanno anticipato ciò che mesi dopo è avvenuto con il vaccino, un lavoro che richiede anni condensato in poche settimane».

Abbott, azienda farmaceutica attiva in oltre 130 paesi, ha poi sviluppato e messo sul mercato altri test per diagnosticare il virus. Prodotti di successo anche per la rapidità dei risultati, disponibili in pochi minuti. In ogni mese del 2020 è stata distribuita la quantità di test che in media veniva fatta in un anno per l’influenza stagionale. A partire da aprile si è poi lavorato allo sviluppo dei test rapidi, che possono essere acquistati a buon mercato. «La priorità era allargare l’accesso, volevamo farli arrivare al maggior numero di persone possibile. Dopo l’estate gli utenti hanno potuto fare il test a casa, da soli, interpretando il risultato con la nostra app gratuita – ha ricordato Wainer – Il punto problematico resta la capacità di produrre test e vaccini per tutti. Noi ne metteremo sul mercato altri 90 milioni: ormai è chiaro, più tamponi si fanno e meglio è».

Mascherine e distanziamento, tamponi e vaccini: sono queste le quattro armi in grado di battere il virus. «Ora tutti hanno accesso ai test, il prossimo passo è l’accesso al vaccino – ha evidenziato David Rhew, responsabile della divisione salute di Microsoft – Un altro punto problematico riguarda il trasporto, dato che il siero va conservato a 80 gradi sotto zero. Per questo in America abbiamo collaborato con FedEx per superare questo ostacolo». Le difficoltà di produzione e di trasporto vanno di pari passo con le difficoltà nella somministrazione, che va velocizzata negli Stati Uniti come in Europa. La distribuzione dei vaccini richiede uno sforzo organizzativo a cui forse non eravamo pronti.

Test, vaccini (e app). La lotta al Covid secondo Abbott e Microsoft
Michelle Cortez (Bloomberg) con David Rhew (Microsoft)

«Molte persone aspettano in coda per ore. Poi il vaccino finisce e se ne tornano a casa a mani vuote – ha avvertito Rhew – Serve un processo di registrazione che divida la giornata in fasce orarie e un servizio che ricordi agli utenti data e luogo di somministrazione; un po’ sulla scia del chatbot che abbiamo sviluppato noi, un software che offre informazioni personalizzate a chi le chiede». L’emergenza Covid ci ha costretto a ripensare il nostro approccio alle cose, adattando tecnologie già in uso a esigenze nuove. Un mondo diverso che eredita i ritardi del passato. «C’è ancora una parte della popolazione che non usa strumenti elettronici: è la più difficile da raggiungere e da vaccinare. Proprio per questo registrarsi è fondamentale, è l’unico modo che abbiamo per capire chi rifiuta il vaccino e per convincerlo in tempo».