Esclusiva

14 Febbraio 2021
L’insostenibile impatto ambientale della webcam

Il traffico internet produce un inquinamento invisibile con consumi energetici pari o superiori a quelli di una nazione. L’inquinamento 2.0 spiegato da Roberto Cavallo, AD di E.r.i.c.a e Serena Di Lucia, di AICA.

Lo smart working inquina, parola del Purdue Climate Change Research Center. I ricercatori dell’università americana di West Lafayette, nello stato dell’Indiana, hanno stimato che un’ora di videochiamata su Zoom generi emissioni di anidride carbonica da 150 a 1.000 grammi e richieda fra i 2 e i 12 litri di acqua. Partecipare a una riunione con la fotocamera spenta può ridurne le cifre del 96%, secondo la ricerca. 

«È colpa del “traffico” digitale sia in download che in upload, cioè sin uscita che in entrata nel modem di chi mi sta guardando. Come quello stradale, anche il traffico digitale produce energia e quindi emissioni», spiega il dottor Roberto Cavallo, l’amministratore delegato di ERICA, la cooperativa leader della comunicazione ambientale in Italia. Come ogni forma di inquinamento, anche l’invisibile impatto ambientale di internet può essere contenuto attraverso comportamenti responsabili da parte di ognuno. 

«Non possiamo trascurare che ogni azione digitale richieda consumo di acqua e ed emissioni. L’ostacolo è nella percezione del singolo. Se si dimentica una luce al led accesa, il consumatore fa i conti con la bolletta a fine mese. Fa esperienza dello spreco direttamente nelle proprie tasche. Che la videochiamata sia fatta con o senza telecamera, che lo sfondo del social network o delle pagine web sia bianco o nero, al portafogli del consumatore, invece, non cambia nulla. Se si tassassero le emissioni cambierebbero immediatamente sensibilità e comportamenti».

Serena Di Lucia, di AICA, l’Associazione Internazionale per la Comunicazione Ambientale, è consapevole che il problema non si limiti alla webcam. «La principale forma di inquinamento digitale è chiamato “inquinamento dormiente”. Una e-mail da 1 megabyte da quando viene spedita a quando viene ricevuta, fino a quando viene archiviata o cestinata, emette 20g di CO2, l’equivalente di una lampada accesa per 25 minuti. In un’ora, vengono inviati oltre dodici miliardi di e-mail, che hanno lo stesso impatto ambientale di 4.000 tonnellate di petrolio. Questo imponente traffico è sostenuto da server sparsi in giro per il mondo, che ininterrottamente lavorano. E consumano». 

Una webcam accesa, lo scambio di mail, la chat su un’app di messaggistica sviluppano uno scambio di dati continuo, gestito da questi immensi centri fisici di smistamento dati, i data center, appunto. Enormi fattorie – Farm – composte da capannoni diramati in corridoi di cavi, monitor e computer. Sono i server: utilizzano circa 200 terawattora (TWh) all’anno. Quanto una nazione, se pensiamo che, secondo un report Eni, l’Italia nel 2018 ha avuto un fabbisogno di energia elettrica pari a 321,4 TWh ora. 

L’insostenibile impatto ambientale della webcam
Il corridoio di un Data Center

«Un data center è una struttura altamente specializzata, un gigantesco centro di elaborazione dati, pieno di interminabili file di armadi al cui interno sono posizionati decine e decine di server, grandi computer che, oltre a necessitare di importanti quantità di corrente, hanno bisogno di ambienti climatizzati, per temperatura e umidità», continua Cavallo. 

Molte grandi società già da qualche anno prediligono paesi freddi come l’Islanda per costruire i propri data-center, in quanto una minore necessità di raffreddamento della server farm, significa un enorme risparmio in termini energetici per tutto l’ambiente di elaborazione. «L’archiviazione dei dati consuma l’equivalente di cinque centrali nucleari. E questo è solo l’inizio. Il volume dei dati memorizzati raddoppia ogni due anni». 

L’insostenibile impatto ambientale della webcam
Il Citadel Campus di Switch, nel Nevada

Ci sono esempi virtuosi di Data Center “green”, che prestano particolare attenzione alle rinnovabili. Switch, ad esempio, leader mondiale e gestore di 3 dei dieci maggiori data center del mondo. Il suo Citadel Campus, una distesa di capannoni concentrati in 2000 acri nel Tahoe Reno Industrial Center, Nevada centrale, elabora soluzioni tecnologiche cloud ibride e sostenibili: è alimentato al 100 % da energia rinnovabile. Di recente, sono stati annunciati altri quattro progetti a energia solare. 

La quota maggiore del consumo delle farm riguarda ancora un altro aspetto della nostra attività digitale: il traffico video. «Il 60%, in particolare, da attività di streaming online. Ogni giorno, le persone guardano più di un miliardo di ore di video su YouTube», spiega la dottoressa Di Lucia. «Dieci ore di film ad alta definizione consumano più bit e byte di tutti gli articoli in lingua inglese di Wikipedia messi insieme. Nel 2018, il traffico video online è stato responsabile di oltre 300 milioni di tonnellate di CO2, equivalente a quello che un paese delle dimensioni della Spagna rilascia in un anno».

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