Esclusiva

15 Marzo 2021
Il Me Too francese è un affare di famiglia

In Francia l’onda del movimento Me Too denuncia gli abusi sessuali subiti in famiglia e sui social spopola l’hashtag #MeTooInceste. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Muriel Salmona, psichiatra francese specializzata in traumi infantili

“Anch’io ho subito violenza sessuale in famiglia”. #MeTooInceste. È questo il grido di quasi 2 milioni di francesi, per l’80% donne. È una richiesta di aiuto condivisa e divenuta virale a partire dallo scorso gennaio, in seguito all’uscita del libro La Familia Grande, scritto dalla giurista 45 enne Camille Kouchner. Si tratta di un racconto autobiografico in cui Kouchner accusa il suo patrigno, il politologo ed ex europarlamentare Olivier Duhamel, di aver abusato del fratello gemello Victor, all’epoca tredicenne (fine anni ’80).

Un libro che, come dichiarato dalla Kouchner in un’intervista a Le Monde, in fin dei conti «non rivela nulla, perché tutti già sapevano». Sapeva la madre, Evelyne Pisier, a cui nel 2008 Victor si era confidato nella speranza di ricevere sostegno, venendo rimproverato e accusato di “perversione” per il fatto di voler rendere pubblici gli “affari di famiglia”. Sapeva sua sorella Marie-France, che aveva sempre esortato il fratello a sporgere denuncia. Sapevano anche alcuni colleghi di Duhamel, su tutti Frédéric Mion, il direttore dell’istituto di studi politici di Parigi “Sciences Po”, della cui Fondazione nazionale Duhamel era presidente onorario. Il verbo al passato è d’obbligo, dal momento che lo scandalo suscitato dalle rivelazioni del libro ha portato alle dimissioni dello stesso Duhamel, seguite a stretto giro da quelle di Mion, il quale ha però sempre negato l’esistenza di un sistema di “silenzio organizzato” da parte dell’Università.

Il Me Too francese è un affare di famiglia
Camille Kouchner

Quanto scritto dalla Kouchner ha fatto esplodere un caso di portata nazionale per un problema, quello delle violenze sessuali incestuose, che in Francia assume i connotati di una vera e propria piaga: secondo uno studio pubblicato lo scorso novembre dall’ Istituto di ricerca Ipsos per l’Associazione internazionale delle vittime dell’incesto (Aivi), il 3% della popolazione afferma di essere stata vittima di abusi incestuosi e più di 3 francesi su 10 conoscono almeno una persona che ha subito violenze sessuali in famiglia, con dati in costante crescita dal 2009.

Numeri che non sorprendono Muriel Salmona, psichiatra specializzata in traumi infantili e presidente dell’associazione “Mémoire traumatique et victimologie”, le cui pubblicazioni in materia di incesto hanno spinto Camille Kouchner a scrivere La Familia Grande. «Per dare un’idea della gravità del fenomeno, basti pensare che la Francia è il secondo paese europeo e il quarto paese al mondo per numero di siti pedopornografici e per il numero di utenti che frequentano questi siti. Solo nel 2019 i video e le foto a sfondo pedopornografico diffuse online sono raddoppiate rispetto al 2018».

Il Me Too francese è un affare di famiglia
Muriel Salmona, crediti immagine: Le Quotidièn du medecin

Il clamore mediatico successivo alla pubblicazione de La Familia Grande, che Salmona definisce «Un punto di svolta che ha rotto il silenzio sulla questione e ha dato alle vittime il coraggio di parlare» ha raggiunto anche l’Eliseo. Il presidente Emmanuel Macron ha prima risposto al #MeTooInceste via Twitter dichiarando che «nessuno potrà più ignorare queste testimonianze, queste parole, queste urla», e poi ha promesso una legge che definisca reato qualsiasi atto di penetrazione sessuale commesso su minori di 15 anni, con l’obiettivo di escludere l’esimente giuridica del consenso da parte della vittima. La dottoressa ricorda però come il presidente abbia già fatto promesse simili senza mantenerle. «Nel 2017 il Consiglio di Stato si oppose a una proposta di legge identica e il governo mollò, dimostrando di non avere il coraggio politico di andare fino in fondo».

«Eppure – prosegue Salmona – ci sarebbe bisogno di tutto il coraggio possibile. Le violenze incestuose conducono il bambino in un inferno dove i suoi punti di riferimento esplodono, dove egli stesso viene disumanizzato e distrutto da coloro che dovrebbero proteggerlo. Essere stato abusato sessualmente da bambino è il primo fattore di rischio di morte precoce, di suicidio, di depressione ripetuta e di altri gravi disturbi».

«A questo bisogna aggiungere che i bambini devono sopravvivere alla violenza da soli, preda di una memoria traumatica che fa loro rivivere l’orrore della violenza e li costringe a sviluppare strategie di sopravvivenza estenuanti e invalidanti per sottrarvisi. La nostra società rende le vittime invisibili, ci si aspetta sempre che siano loro a parlare e quando finalmente decidono di farlo, le loro testimonianze vengono screditate».

Le conseguenze di tutto questo sono devastanti: «Per tutti quei bambini violentati, distrutti, che hanno subito una cascata di ingiustizie, la loro sofferenza e disperazione è tale che la metà di loro cerca di porre fine alla propria vita. Me li vedo arrivare nel mio ufficio da adulti, quando spesso è troppo tardi per trovare un rimedio che permetta loro di ricominciare a vivere. In media, ci vogliono più di 13 anni per trovare assistenza, un terzo rinuncia e rimane emarginato».

Ci si chiede cosa spinga gli autori di crimini incestuosi ad abusare dei propri familiari: «Si tratta di un’eccitazione perversa di fronte al proibito e alla crudeltà. I pedocriminali sentono il bisogno di sentirsi onnipotenti; la predazione e il controllo intenzionale sono nascosti, ed è facile dire che il bambino era consenziente sostenendo che non ha detto no e non si è difeso».

«Se arriverà la legge che elimina l’esimente del consenso della vittima  sarà un enorme passo in avanti, ma la legge da sola non può bastare: bisogna formare medici specializzati a curare questo tipo di traumi, bisogna dispiegare centri di ascolto e soccorso per le vittime aperti 24 ore al giorno come richiesto anche dalla Convenzione di Istanbul».

«Il movimento #MeTooInceste – conclude Salmona – è il segno la condiscendenza verso questi crimini si sta sgretolando».


Leggi anche: Processo Weinstein: una vittoria a metà per il “Me Too”