Attenzione! Questo articolo è stato scritto più di un anno fa!
!
Esclusiva

Marzo 16 2021
Toti vuole l’obbligo di vaccino nella sanità in Liguria

Il costituzionalista Alfonso Celotto boccia la proposta: “È una provocazione politica”

 “I vaccini possono essere ritenuti obbligatori, come accade in generale con i trattamenti sanitari obbligatori, ma la nostra costituzione è molto chiara sul tema: a prevalere è la legge del parlamento. È il parlamento che decide se rendere obbligatorio un vaccino sull’intero territorio nazionale. Dal punto di vista giuridico è una richiesta priva di fondamento. Dal punto di vista politico, una provocazione di cui tenere conto”.

Il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, sta valutando la proposta di una legge che renda obbligatoria la vaccinazione per il personale sanitario nella regione. Ma dal punto di vista giuridico è possibile avanzare una richiesta del genere? Zeta ne ha parlato con Alfonso Celotto, costituzionalista e laureato Luiss.

“In particolare – spiega – il tema viene affrontato nell’articolo 32, secondo comma, della Costituzione italiana, che afferma: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

“L’unico precedente di vaccino eccezionalmente obbligatorio per legge fu quello del colera a Napoli del 1973. Il vaccino venne reso obbligatorio solo per alcune aree della regione Campania, ma con legge nazionale”.

La vicenda

La decisione di Toti è arrivata dopo il caso del focolaio di variante inglese scoppiato all’ospedale San Martino di Genova, dove è stata trovata positiva anche un’infermiera che non aveva accettato di sottoporsi alla vaccinazione. “Ho dato mandato ai miei uffici di valutare la possibilità di intervenire con una legge regionale per obbligare questa categoria a vaccinarsi”, ha dichiarato Toti. “Chi fa questo lavoro e rifiuta di proteggere se stesso con il vaccino non protegge i pazienti di cui dovrebbe prendersi cura. E questo è inaccettabile”, ha aggiunto.

“Intorno al 15% del personale sanitario in Liguria ha rifiutato il vaccino. Non sono pochi, se si pensa che lavorano a contatto con pazienti fragili”. Così il presidente, a Radio Capital, ha motivato la possibile introduzione della legge. “O uno se fa certi ruoli è obbligato a vaccinarsi per proteggere gli altri che vengono in contatto con lui, oppure ci sia la possibilità di non utilizzarli in determinati ruoli senza che questo faccia scattare una discriminazione sul posto di lavoro”, ha aggiunto.

Sul tema è intervenuto sulla sua pagina Instagram anche il primario di malattie infettive del San Martino Matteo Bassetti: “La nostra prima missione è quella di non cagionare sofferenza, il famoso “primum non nocere”. Chi tra noi sanitari non si vaccina, potendo provocare una infezione, disattende ad un nostro dovere. Fuori dagli ospedali i sanitari che non si vaccinano. La politica batta un colpo su quest’argomento”.

“Io credo che quella del presidente Toti sia stata una provocazione politica, volta a sottolineare un’esigenza di obbligo vaccinale – afferma Celotto – ovviamente l’Italia può imporre il vaccino nel momento in cui ci siano dosi disponibili”. Ed è proprio qui che sorgono i dubbi. Il 15 marzo l’Italia ha deciso di sospendere “in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema”, l’utilizzo del vaccino AstraZeneca su tutto il territorio nazionale. E ora, in attesa del pronunciamento definitivo, giovedì 18 marzo, dell’Agenzia europea del farmaco sul vaccino anglo-svedese, si fanno stime sul possibile impatto della sospensione decisa dall’Agenzia italiana (Aifa). Come riporta Ansa, le conseguenze sono state immediate, con decine di migliaia di prenotazioni saltate – 7 mila al giorno nel solo Lazio, oltre un terzo del totale giornaliero.

Quali sono i vaccini obbligatori in Italia

“In Italia noi abbiamo vaccini obbligatori solo per i bambini, peraltro, con sanzioni per le famiglie che non vaccinano i figli, e anche i vaccini speciali per le forze dell’ordine”. Secondo il governo, il progressivo calo delle vaccinazioni (sia obbligatorie che raccomandate) in atto dal 2013 ha determinato una copertura vaccinale media nel nostro paese al di sotto del 95%. Questa è la soglia raccomandata dall’Organizzazione mondiale della sanità per garantire la cosiddetta “immunità di gregge”. Per proteggere, cioè indirettamente anche coloro che, per motivi di salute, non possono essere vaccinati. Per questo nel 2017 è stato approvato il Decreto vaccini, che ha portato il numero di vaccinazioni obbligatorie nell’infanzia e nell’adolescenza in Italia da quattro a dieci, tra cui l’anti-varicella, l’anti-morbillo e l’anti-epatite B.

Leggi anche: Non vaccinarsi è un diritto dei lavoratori, è lo Stato a doverli obbligare