Esclusiva

30 Marzo 2021
Posti letto gonfiati e lentezza sui lotti, anche così è tornata l’emergenza

I Nas sugli “strani dati” delle terapie intensive trasmessi al governo. L’assessore alla Sanità siciliana ha presentato le proprie dimissioni dopo l’inzio dei controlli. Ovunque mancanza di personale e oltre 1000 respiratori abbandonati nei magazzini

Il tasso di occupazione delle terapie intensive è uno dei principali fattori per classificare le Regioni in giallo, arancione e rosso. Il caso dei numeri gonfiati sui posti letto era scoppiato già a novembre 2020, quando il Veneto fu accusato dal presidente degli anestesisti italiani, Alessandro Vergallo, di aver inserito nel computo anche le terapie post-operatorie, meno strutturate rispetto ai reparti specifici. La replica del governatore della Regione Luca Zaia arrivò subito dopo in conferenza stampa: «Noi i 1.000 respiratori ce li abbiamo, altre Regioni no. Non c’è nessun mistero».

Se Zaia un anno fa si difendeva replicando con questi numeri, oggi sono aperte le indagini sugli “strani dati” rilevati dalle terapie intensive che le diverse amministrazioni regionali hanno dichiarato al Governo. Oggi tre arresti in Sicilia, dove carabinieri del comando provinciale e del Nas (Nucleo Anti Sofisticazioni) hanno notificato tre provvedimenti di arresti domiciliari. Uno a Maria Letizia Di Liberti, dirigente generale del Dipartimento per le attività sanitarie e dell’Osservatorio epidemiologico, braccio destro dell’assessore alla Salute, Ruggero Razza, che ha rassegnato le dimissioni. Poi a Salvatore Cusimano, funzionario regionale, e infine ad Emilio Madonia, dipendente della ditta che gestisce i flussi informatici dell’assessorato. Razza, spiegano gli inquirenti, viene indagato perché ne “è emerso il parziale coinvolgimento nelle attività delittuose del Dipartimento”.

Posti letto gonfiati e lentezza sui lotti, anche così è tornata l’emergenza
Da sinistra: Ruggero Razza, assessore alla Salute regione Sicilia. Salvatore Martello, sindaco di Lampedusa

In Sicilia i carabinieri ce li aveva inviati il ministro della Salute Roberto Speranza. Motivo: le intercettazioni fra il responsabile del Dipartimento Salute, Mario La Rocca, e i direttori generali delle Asp (aziende sanitarie provinciali) e degli ospedali siciliani. «I deceduti glieli devo lasciare o glieli spalmo?», chiede Di Liberti, non sapendo di essere ascoltata, e Razza replica: «Ma sono veri?». Attribuiscono così al verbo “spalmare” un significato nuovo, inedito, quello di alterare i dati: dei tamponi effettuati, dei positivi e, perché no, dei morti.

I Nas sono al lavoro anche in Molise, dove le indagini sono focalizzate su 39 posti di terapia intensiva, in parte mai attivati. E in Puglia, dove nel giro di una notte, fra il 5 e il 6 febbraio, la disponibilità dei posti letto era salita da 460 a 569, letti non tutti destinati a pazienti gravi. «Abbiamo il personale», spiegano dagli uffici della Regione. «È una situazione da verificare, per cui servirà almeno qualche altro giorno. Il punto è che sono stati aperti ospedali ex novo dedicati ai malati Covid, come quello in Fiera, a Bari. Ciò potrebbe essere alla base dell’incongruenza sui numeri», spiega il Maggiore Giovanni Battista Aspromonte, Comandante dei Carabinieri NAS di Bari.

Posti letto gonfiati e lentezza sui lotti, anche così è tornata l’emergenza

Durante il primo lockdown, sotto il mandato di Arcuri, la struttura commissariale ha acquistato diverse migliaia di ventilatori polmonari, consegnandoli alle Regioni. Così, si è portata la capacità delle rianimazioni agli attuali 9059 posti letto, a fronte dei 5090 iniziali. Ma le attrezzature giacciono abbandonate in magazzino. Si tratta in particolare di 1400 ventilatori, di cui 1135 adatti alla terapia intensiva, 125 per la sub-intensiva e 140 donati, di cui va verificata adeguatezza.

Le Regioni non li prendono perché non hanno personale a sufficienza per farli funzionare. In Piemonte ne sono stati richiesti 300, ma anche dopo la consegna, le attrezzature sono finite lo stesso in deposito. Secondo l’Unità di crisi torinese almeno 50 apparecchiature sarebbero difettose. «È accaduto anche in altre Regioni. Forse un errore di calcolo, forse altro, ma fin quando non finiremo di esaminare ogni singolo numero “fuori posto”, non potremo avere una risposta certa. Forse, in alcuni casi come successo in Puglia, sono stati richiesti fondi per aumentare il numero di letti disponibili in terapia intensiva, ma senza avere la dimensione del personale sanitario che sarebbe servito. Anche questo è da considerare», continua Aspromonte.

Posti letto gonfiati e lentezza sui lotti, anche così è tornata l’emergenza

Un’alternativa c’era. Si chiamava “Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera nazionale”. Era un modo per rafforzare tutte le situazioni di ricovero in sofferenza. Il piano, varato in “somma urgenza” la scorsa estate da Arcuri, ha visto partire i bandi di gara lo scorso ottobre. A dicembre tutti e 21 i lotti geografici risultavano assegnati, per un totale di 713 milioni di euro. Peccato che saranno realizzati entro il 2025 perché l’accordo è quadriennale. A oggi non è partito quasi nessun cantiere. E in Emilia, Sicilia e Lazio non sono stati presentati neppure i progetti esecutivi.